“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Domenica, 25 Febbraio 2018 00:00

Caino (del Reato)

Scritto da 

(Liberamente ispirato allo spettacolo Caino del Teatro ValdocaArena del Sole, Bologna, marzo 2012)

 

 

  

Nello spazio l’eco lontana

Di un’offerta rifiutata.

Resta una fronda spezzata

Una vita innocente violata

Nel vento da mano intenta

A smuovere membra

Agitare battaglie

Bagnare il tempo

Del suo stesso sangue.


Il record del primo:

Un fratello, l’assassinio.

Il superstite si alza solo

E semina tracce di rivolta

Contro il Cielo creatore:

Padre iroso, obliquo, lontano.

Con convinto ardore

Vuol spezzarne il dominio

Disarmare il livore

Dell’iniqua riconoscenza fraterna

Che diede vita alla morte.



Ora trascina i suoi passi,

Vagabondo dal volto bianco

Rallentato col passo stanco

Condannato dal Padre spietato

Ad errare in eterno dal passato.

Avanti allora altrove,

Ma la memoria non muore.

Cammina attaccata

Alla pelle

Come una figlia

Al seno a succhiare.

Imbelle.

Nel posto nuovo

Nessuno si tocca

Se non per una lotta

Ch’è rasente il suolo.

Si bagna di rosso la Terra,

Madre per sempre contaminata

Da mistero colorato

Che la irride e la intride,

La sporca e insieme la nutre.



Girotondi di potere

Rigogliosi corpi nudi

Scolpiti come i ricordi

Musica primordiale

Ad esaltare

La solitudine del male.

Meraviglie del mondo feroce

Inscatolate dalla tetra voce

Del povero vagabondo

Che respinge con reiterati urli

La sofferenza

Ma le soccombe

E stende ovunque

Immota disperazione

Per l’impossibilità verticale

Di redenzione.

L’orizzonte è ortogonale.

Ma non può vederlo,

Il primo uomo del male.

Guarda solo Su e Giù

Scruta solo Padre e Madre

Non incrocia di fronte,

Dritto a sé,

L’altro umano.



Tuona l’aria impassibile

Dopo apoteosi di tamburi fragorosi.

Mulinello è vortice discensionale

Che assolda vento

E ingloba la fronda

In danza macabra finale.

Si chiude piano l’occhio

Sull’anima imprigionata

In nero, colpevole



Corpo.

       Del Reato.

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