"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Domenica, 04 Febbraio 2018 00:00

Vecchi amici

Scritto da 

a F. G.

  
Avevamo gli occhi neri
Pance in fuori e visi tondi
 
Nelle strade corte di paese
E inciampavamo nei sogni
 
Dove non c’era connessione
Ma un singhiozzo di visione

 
E s’avanzava senza padri
O nelle galere delle madri

Io tacevo e vi seguivo già
In ostaggio delle mie paure

Tu sembravi sapere come
Dove e con chi stare

Teso a conoscere e divertirti
Mentre mi costruivo deserti

Ma tra l’Acqua e la Terra
Vortica inevitabile il Tempo

Stritolandoci nella Vita ridona
La grazia della forma nuova

E il broncio si apre in sorriso
E l’ironia diventa più dolce

Ognuno in cerca della Strada
Pochi incontri agli incroci

Napoli Atene via Istanbul
Just a bigger crossroad

Le chiacchiere speziate
Il fumo e niente sonno

Le domande dell’alba
Su fisica e letteratura

E I mondi che si toccano solo
Quando si mette a frutto il dolore

L’Egeo battezza il ritorno
Dell’elettricità ritrovata

Nella rete sempre più fitta
Del domino delle epifanie

Che brucia in una notte
E non lascia che cenere

Mossa da squilli impazziti
A rincorrere le ragioni

Mista alle lacrime di chi
Resta e alle convulsioni

Lo Spazio si riapre nel Vuoto
E la nuova Via ci pare Sogno

Nell’imbuto del già vissuto
T’auguro di non smarrirti

E non posso non continuare
A vederti e ripetere piano

Om mani padme hum

E non posso non continuare
A sentirti e ripetere ancora

Om mani padme hum

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