”Restava da chiedersi se davvero le pietre avrebbero resistito, con tutta quell'acqua che scendeva e scendeva in quel quarto giorno esattamente com'era scesa nei tre giorni precedenti e insomma non sembrava proprio che la città avesse intenzione di reagire, soltanto e semplicemente si limitava ad assorbire l'acqua fin quando avesse potuto ma il problema in effetti è proprio questo: fino a che punto si può assorbire l'acqua? Qual è in realtà il nostro limite? In ogni caso accadeva, come se questo problema fosse ancora indistinto e confuso e certamente lontano, perché la rassegnazione si era trasformata in indifferenza“

Nicola Pugliese

Domenica, 05 Febbraio 2017 00:00

Le storie dell'orto – La cipolla

Scritto da 

Sabato mattina di primavera. Mino e sua moglie avevano deciso di prendersi una giornata di libertà. La figlia, il genero e i nipotini erano andati in città a trovare gli altri nonni e loro due non avevano voglia di dedicarsi alle faccende di casa. “Sai che ti dico Annina?” – disse quella mattina Mino alla moglie, mentre ancora si stava stiracchiando nel letto – “oggi ti porto fuori. Ci facciamo una bella gita al lago e mangiamo al ristorante, serviti e riveriti come due signori”. Detto, fatto. Dopo un paio d’ore Mino e Annina uscirono di casa, ben vestiti e lucidati per la loro giornata di libertà. “Niente acqua alle piante oggi Mino?”, Annina si ricordò dell’orto. “Per un giorno non succederà niente, ci penseremo domani”, rispose il contadino.

“Ehi! Avete sentito? Oggi Mino e Annina se ne vanno fuori e abbiamo tutto l’orto a nostra disposizione!”. Nello il cavolo, che era sveglio già da un pezzo e si annoiava aspettando che anche tutti gli altri si alzassero, aveva visto la coppia andar via e subito aveva dato la notizia. “E c’era tutta questa urgenza? Dovevi proprio svegliarci?”. Ad Adele la zucca non piaceva che le interrompessero il sonno. Dormire, diceva sempre, fa bene alla pelle.  “Quindi” – si intromise Rino il peperoncino – “questo significa che oggi non ci controlla nessuno?”. “Esatto, amico mio” – gli rispose Nello – “direi che possiamo organizzare una bella festa”.
La notizia si sparse in fretta e ben presto nell’orto ci fu una folla di verdure. Rino andò subito a chiamare Getrude e le sue amiche melanzane. Nello e Adele svegliarono i pomodori, i peperoni, le carote e le zucchine. Gli altri furono attratti dalla confusione.
Aristide il gallo fu svegliato dalle urla delle verdure che facevano baldoria e, senza capire quale fosse il motivo, iniziò a cantare. Pensò che si era fatto veramente tardi dal momento che erano già tutti in piedi.
Ovviamente non riuscirono a mettersi d’accordo per fare tutti un unico gioco insieme e presto si formarono i gruppi. Da una parte c’erano alcuni pomodori e dei peperoni che facevano una partita a carte. Le melanzane, le zucchine e Adele la zucca (era l’unica nell’orto) avevano deciso di concedersi un po’ di relax e si misero a prendere il sole, seguite dalle carote, sicure che si sarebbero abbronzate prima di tutti. Gertrude, al contrario delle altre melanzane, aveva deciso di giocare a rubabandiera con Rino, Nello e gli altri peperoni e i pomodori.
La mattina stava trascorrendo così, in allegria e spensieratezza. Ad un tratto Nello, mentre riprendeva fiato dopo aver “scippato” l’ennesimo fazzoletto bianco a Rino, vide, in lontananza, una cipolla che se ne stava in disparte e che li guardava con un’aria triste. Senza dire niente ai suoi amici si incamminò verso di lei.
Si accorse che, nel momento in cui si era resa conto di essere stata vista, la cipolla aveva cercato riparo dietro alle piante.
Nello la raggiunse: “Perché stai qui da sola? Non vedi che abbiamo organizzato una festa? Perché non vieni a giocare con noi? Ah! Scusami, io sono Nello il cavolo, tu come ti chiami?”.
“Io sono Luigia. Sono una cipolla”, fece quella con un muso lungo che non si poteva guardare in quella allegra giornata. “Questo lo vedo” – disse Nello nascondendo un sorriso – “ma perché stai qui da sola e non vieni a giocare con noi?”.
“Ma tu davvero vuoi che venga con voi?” – disse stupita la cipolla – “ma ti rendi conto di quello che dici?”. Nello pensò di essersi spiegato male e ripeté la domanda. “Non ti piacciamo? Non vuoi giocare?”.
A quel punto Luigia la cipolla fece un profondo sospiro e poi riprese a parlare: “È evidente che non mi conosci” – disse – “nessuno vuole giocare con me. Se ora ti seguo e vengo lì con voi, ci scommetto la buccia che finisce la festa”. “E perché mai?”. “Nessuna verdura vuole giocare con me” – spiegò paziente Luigia – “in passato anche io stavo sempre insieme a tutti gli altri. Ci divertivamo. Il gioco che mi piaceva fare di più era acchiapparella. Però, poi, succedeva una cosa brutta...”. Si fermò, quasi come se soffrisse soltanto nel dirla, quella cosa brutta. “Cosa mai sarà successo?”, Nello non credeva alle sue orecchie. “È successo che correndo mi capitava di cadere e di sbucciarmi. A quel punto, tutti cominciavano a piangere!!! Così hanno iniziato ad allontanarmi e, adesso, non gioco più con nessuno”.
Nello ci mise un po’ a capire quello che Luigia gli stava raccontando, ma poi, gli vennero in mente le lezioni che sua mamma gli impartiva circa le caratteristiche delle singole verdure. La cipolla è ricca di molecole chiamate amminoacidi solfossidi. Quando viene tagliata e le sue cellule vengono danneggiate, si libera un enzima chiamato allinasi che converte le molecole solforate in acidi sulfenici. Nello si ricordò anche che, dopo un po’ che la mamma spiegava, lui aveva perso il filo e che lei per fargli capire cosa succedeva quando si taglia una cipolla gli disse sbrigativamente: “Insomma, la cipolla contiene i fattori lacrimogeni che raggiungono gli occhi e ci fanno piangere!”.
Poi, rivolto a Luigia: “Ma ci sarà pure una soluzione per non lacrimare! Sono sicuro che la troveremo. Tu intanto vieni con me che ti presento i miei amici”.
Poco dopo Nello e Luigia raggiunsero gli altri. Quando videro la cipolla, tutti smisero di giocare e nell’orto calò il silenzio. Luigia sarebbe voluta sparire all’istante.
“Ehi ragazzi, abbiamo una nuova amica! Si chiama Luigia ed è una cipolla!”, disse Nello con entusiasmo. “Ciao Luigia, giochi con noi?”, Gertrude si era fatta avanti, ma gli altri non la seguirono. “Ehi Nello! Ma lo sai che lei non può giocare con noi” – disse un pomodoro – “altrimenti finiremo tutti per piangere”. “È vero! Non vogliamo giocare con lei! Via! Via! Via! Lasciaci continuare la nostra festa!”, dicevano in coro le verdure. Nello cercava di calmare gli animi e di riportare un po’ di ordine nell’orto, ma senza troppo successo. Quando tutte le verdure si stancarono di protestare, Nello si girò per rincuorare Luigia, ma lei non c’era più.
“Nello, se ne è andata, l’ho vista correre da quella parte!”, disse Gertude che osservava la cipolla con la coda dell’occhio.
Nello era su tutte le furie. “Ecco, avete visto cosa avete fatto?”, urlò contro i suoi compagni. “Ma come facciamo a farla entrare nel nostro gruppo?” – protestò Adele – “è impossibile starle vicini!”. “È vero” – disse Rino – “anche io sono piccante, ma solo se mi mordi e, per fortuna, non facciamo mai questi giochi pericolosi”. “Però, non possiamo lasciarla sola” – azzardò Gertrude – “è una nostra simile, è una nostra compagna e vive qui anche lei. Non è giusto”. E, per tutta risposta, gli altri ricominciarono a protestare. “Adesso basta!” – Nello urlò così forte che tutti tacquero all’istante – “dobbiamo trovare una soluzione, un modo per stare tutti insieme. Intanto io vado a cercarla. Vi state comportando male, amici miei, sono veramente deluso. E se fosse uno di voi a rimanere isolato da tutti gli altri? Eh? Come si sentirebbe?”.
A queste parole, nell’orto calò nuovamente il silenzio. Le verdure se ne stavano mogie mogie con la testa china. “Nello ha ragione” – disse Aristide che aveva osservato l’intera scena da lontano – “non siate egoisti. Nello, tu vai a cercare Luigia. A trovare una soluzione ci penso io insieme agli altri”. Nello, accompagnato da Gertrude, cominciò a girovagare nell’orto alla ricerca della cipolla. “Luigia! Luigia!”, la chiamarono per una buona mezz’ora setacciando ogni parte dell’orto, ma della cipolla non c’era traccia. Nello era preoccupato e Gertrude non si dava pace. Si fermarono un momento per riflettere e riposarsi. Stavano in silenzio, concentrati a pensare dove poteva essere finita quella cipolla, quando sentirono un rumore. Tesero l’orecchio per ascoltare meglio e riuscirono a distinguere un lamento. “Sento qualcuno che piange”, disse Gertrude. “È sicuramente lei!”, rispose trionfante Nello. Cominciarono a camminare in direzione del pianto e arrivarono alla fine dell’orto dove il terreno era delimitato dalla staccionata. Il pianto era forte e chiaro, ma di Luigia non c’era traccia. “Luigia, ma dove sei?” – chiamò Gertrude – “ti sentiamo ma non ti vediamo!”. “Sono qui, qui in basso... aiutatemi!”. Si guardarono per un po’ intorno e finalmente la trovarono. Luigia era caduta in una buca. Fecero una specie di lazo con dei fili d’erba, catturarono la cipolla e tirarono fuori dalla buca. Luigia, turbata dalle proteste delle altre verdure, aveva deciso di andare via dall’orto per sempre. Quando era arrivata nei pressi della staccionata e aveva visto la strada, immensa e pericolosa, aveva tentennato, ma poi aveva deciso di superare la recinzione. Però non era mai arrivata al di là perché era inciampata in un sassolino ed era finita in quella buca.
Finalmente la tirarono fuori dalla trappola in cui era caduta. “Adesso torniamo dagli altri”, disse Nello a Luigia. “Ma quelli non mi vogliono”, protestò la cipolla. “Vedrai che adesso le cose saranno diverse” – intervenne Gertrude – “abbiamo parlato noi con tutti gli altri. Sono sicura che ti accoglieranno a braccia aperte”. Anche se non era convinta che ci sarebbe stato un lieto fine, Luigia decise di seguire quel cavolo e quella melanzana che si erano dati così tanto da fare per lei.
Arrivarono nei pressi del campo dove era riunita una folla di verdure. In mezzo a loro c’era il gallo Aristide che si era costruito una sorta di pulpito con le pietre. “Amici” – diceva il gallo – “lo so che non l’avete fatto con cattiveria, ma siete stati veramente ingiusti con quella cipolla. Lei è una di noi e merita di essere ammessa a tutti i nostri giochi come alla vita di tutti i giorni. E poi non dovete fermarvi all’apparenza. Luigia è importantissima. Come tutte le cipolle contiene potassio e sali minerali, e poi ha la quercetina”. A quella parola lo guardarono tutti con un’espressione smarrita. Aristide sospirò, poi ricominciò: “È un importante antiossidante che rafforza il sistema immunitario! E ho detto solo una parte delle sue virtù!”. Un “OHOHHHH” di meraviglia si alzò dal gruppetto di verdure. “Si, ma noi non riusciamo a starle vicini perché ci fa lacrimare” – fu la replica di un pomodoro – “Come facciamo?”.
Luigia stava per andarsene. Non aveva nessuna intenzione di essere mal sopportata dai suoi simili. Se così doveva essere, meglio stare da sola!
Ma proprio mentre stava per fare marcia indietro, Aristide ricominciò a parlare. “Ho una soluzione per tutti voi”, disse il gallo e prese un grosso sacco. “Ho tanti occhiali, ce n’è abbastanza per tutti. Vi basterà indossarli, e non avrete più problemi di lacrimazione se Luigia dovesse sbucciarsi un’altra volta. Indossateli e andate tutti a darle il benvenuto”. Dalla platea di ortaggi si alzarono grida di approvazione e ringraziamenti per Aristide. Luigia era così commossa dall’affetto che quel gallo e quelle verdure le avevano dimostrato che, senza sbucciarsi, cominciò a piangere. Proprio lei! Quella che faceva piangere gli altri, adesso era nel bel mezzo di una inarrestabile lacrimazione!
“Benvenuta Luigia!”. La prima ad abbracciarla, anche senza occhiali, fu Gertrude, poi arrivarono tutti gli altri. Melanzane, pomodori, peperoni si scusarono con lei per essere stati maleducati e averla offesa e dissero che sarebbe stato un piacere averla con loro da quel momento in poi.
“Ehi ragazzi” – Adele aveva interrotto quella cerimonia perché non sopportava le situazioni melense – “adesso che siamo tutti d’accordo, perché non torniamo a giocare? Propongo un altro rubabandiera”. Poi la zucca si rivolse alla cipolla. “A te l’onore di tenere il fazzoletto”. E nell’orto tornò l’armonia.

Lascia un commento

Sostieni


Facebook