“Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette”

Friedrich Hölderlin

Domenica, 10 Luglio 2016 00:00

L'ostinazione di vivere

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Lo ricordo. Saranno state le 07:30. Alla bottega di piazza Dante erano appena arrivate le calze, quelle di fibra sintetica. La signora Dorni, di ritorno dal mercato, notando la novità, con in pacchi in mano, affannata, bensì eccitatissima, lo urlò dalla strada a tutte noi del quartiere, che stavamo in cucina a bere il primo caffè. Affacciammo alla finestra impaurite, ritenendo ci fosse un incendio o un terremoto. Ma dopo i primi attimi di smarrimento, mentre la donna si dimenava e le uova, le patate e le mele le cascavano sull'asfalto, ci bastò ascoltare queste parole, le uniche pronunciate chiaramente, per comprendere cosa stesse accadendo: "Sono arrivate!".

Nel giro di pochi secondi, meno di quanto le nostre vite avrebbero impiegato per scansare l'incendio o il terremoto, ci ritrovammo in piazza: chi con i capelli arruffati, chi con la vestaglietta, chi con il sonno sugli occhi. E tuttavia decise, con il portafogli in tasca.
Marciammo accompagnate dal rumore delle pantofole fino alla bottega. Sulla vetrina un enorme cartello recava la scritta: "Ciao donne!", e proprio accanto il sorriso affascinate di Janis Paige, con un paio di gambe che tutte avremmo volute come nostre.
La prima di noi a provare le calze fu Alfonsina. Sbagliammo permettendole questo favore, perché le puzzavano i piedi e rese l'aria irrespirabile; solo che faceva come una pazza e... Appena Alfonsina venne fuori dal camerino, la bombardammo con domande impregnate di invidia: "Come sono? Comode? Dai! Che si prova?".
Quella non rispondeva, si guardava le gambe, se le toccava, con uno sguardo simile all'estasi da cioccolata. Fu in quel momento che pensai a quanto importante fosse il tempo in cui vivevamo, con un Duce bello e intelligente, che avrei sposato immediatamente; con l'Etiopia italiana; con le sale da ballo; con le calze di fibra sintetica.
Oggi sono pronta a smentire ciò che pensai venti anni fa. Secondo la mia modesta opinione, gli anni più importanti sarebbero (invecchiando ho imparato a utilizzare il condizionale) quelli che stiamo vivendo adesso. E le spiego il motivo. Ebbene... lei è giovane; ha gli occhi, le mani e il profumo giovani. Mi pone delle domande, e io le rispondo. Annota le risposte sul suo taccuino con una penna dall'inchiostro nero. Il tempo è incerto: piove, fa freddo, quanti gradi ci saranno? Sappia una cosa: la sua giovinezza non durerà molto. Le sarà rubata dal tempo, sì, quello incerto; e in cambio riceverà ricordi, ricordi con cui piangere. Qual era la domanda? Oh, certo... rispondo subito, prima che il tempo passi. Il tempo è incerto, sa?
Oggi sono pronta a smentire ciò che pensai venti anni fa. Secondo la mia modesta opinione, gli anni più importanti sarebbero (invecchiando ho imparato a utilizzare il condizionale) quelli che stiamo vivendo adesso. E le spiego il motivo.
Lo ricordo. Saranno state le 07:30. Alla farmacia di piazza Dante erano appena arrivate le pillole, quelle di iproniazide. La signora Dorni, di ritorno dal mercato, notando la novità, con in pacchi in mano, affannata, bensì eccitatissima, lo urlò dalla strada a tutte noi del quartiere, che stavamo in cucina a bere il primo caffè. Affacciammo alla finestra impaurite, ritenendo ci fosse un incendio o un terremoto. Ma dopo i primi attimi di smarrimento, mentre la donna si dimenava e le uova, le patate e le mele le cascavano sull'asfalto, ci bastò ascoltare queste parole, le uniche pronunciate chiaramente, per comprendere cosa stesse accadendo: "Sono arrivate!".
Nel giro di pochi secondi, meno di quanto le nostre vite avrebbero impiegato per scansare l'incendio o il terremoto, ci ritrovammo in piazza: chi con i capelli arruffati, chi con la vestaglietta, chi con il sonno sugli occhi. E tuttavia decise, con il portafogli in tasca.
Marciammo accompagnate dal rumore delle pantofole fino in farmacia. Sulla vetrina un enorme cartello recava la scritta: "Sii felice!", e proprio accanto il sorriso affascinante di una donna, che tutte avremmo voluto come nostro.

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