“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Martedì, 17 Maggio 2016 00:00

Un bambino e un adulto

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"Un libro dev'essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".
Franz Kafka

 

Come te lo spiego il momento esatto in cui i bambini diventano grandi e i grandi ritornano bambini? Mi sembra di non poter raccontarti quel momento con parole umane, sensibili, ho paura che tutto quello che possa dire sia alla fine troppo lungo o troppo breve, della misura sbagliata. Io ho visto una volta quest'attimo accadere, un adulto e un bambino davanti a un libro. Erano entrambi distanti, trasparenti, pronti a cambiarsi i panni di dosso per indossare qualcosa di nuovo. Il bambino leggeva e nel leggere non si distraeva, non c'erano immagini che potessero divertirlo, solo parole una dietro l'altra, in fila indiana, come soldatini in marcia e perfettamente allineati.

Il bambino non si strofinava gli occhi, non sbadigliava, stava un po' imbronciato come se pensasse. Era un bambino che stava diventando grande, scopriva per la prima volta che le cose non hanno solo un nome, ma più nomi e più posti, che il mondo è una costruzione arbitraria dove i balbettii, se ben orchestrati, si trasformano in storie avvincenti, piene di bambini come lui che diventano grandi in un solo pomeriggio senza accorgersene, con la testa in un libro e nessuna voglia di andare fuori a giocare col fango. Ho visto un bambino diventare grande ed era una magia che solo un bambino può capire, perché si esce dalla scatola dei giochi e si entra in una stanza con mille colori, mille angoli, il luogo dove puoi cominciare a nasconderti dietro gli specchi e sai bene che non sarà una mano sugli occhi a renderti invisibile. Quel bambino indemoniato un attimo prima, leggeva adesso, e non si muoveva, non piangeva, nella sua testa un palazzo meraviglioso cominciava ad emergere, e tra le stanze ancora da imbiancare il pensiero vagava libero e pieno di dilemmi, si affacciava da tutte le finestre che trovava e non poteva più fermarsi, niente era più importante che rispondere e vedere come sarebbe andata a finire. Un bambino che cresce è un bambino che guarda il vuoto e non si incanta più, pensa alle cose di prima e così costruisce il passato, la memoria, i suoi giorni irrecuperabili e i ricordi. Un bambino che cresce si volta indietro e dove prima non c'era niente ora è pieno di cose usate.
Però ho visto anche un adulto tornare bambino, l'ho visto scuro in viso con la stanchezza simile a una fata nera che ti vola intorno e non ti dà tregua. Ho visto un adulto fiero e disilluso, un adulto che ringrazia per cortesia e saluta senza sapere chi. L'ho visto allacciarsi una scarpa prima di salire sul treno, compiere tutti i gesti che conosce come se non ce ne fossero altri, l'ho visto abituarsi e scomparire la domenica, l'ho visto paziente e infuriato e l'ho visto senza uno spazio buono che gli rimanesse per se stesso alla fine della giornata. L'ho visto aspro con l'amico di sempre, dispensare consigli a lui come se parlasse a se stesso, l'ho visto poco attento e spaventato mentre smascherava false speranze, l'ho visto in ginocchio davanti all'amore e poi pieno di fantasmi anni dopo. Era impietoso con le gioie degli altri e parlava di sé e solo di sé sempre, quando sognava sapeva di sognare e non sperava niente. L'adulto che ho visto non sa rispondere alle domande dei bambini, sbuffa, si agita, tronca i discorsi, è avaro nel suo dolore, non concede niente. Lui è la regola del mondo, non può essere mai altrimenti di com'è stato per lui. Non fa più l'amore e se lo fa è per pochi minuti, la voce degli altri lo infastidisce. Ho visto quest'adulto ritornare bambino, dal nulla. Era distratto da qualcosa, sorpreso e incantato. Sembrava fuori dalla realtà opprimente dei treni e dei giorni, aveva un libro in mano e sfogliava con avarizia le pagine senza parole. Tante immagini multiformi spiccavano e zampillavano fuori dai fogli, una pioggia di stelle e un'isola che non c'è si costruivano sotto i suoi occhi, le mani toccavano la stampa e la delicatezza della rappresentazione interrompeva il suo pensiero. Quello che era stato non era più, la vita scadente e fuori orario poteva essere riedificata e tutto quello che serviva era un po' di carta, solo questo e qualche bel colore. Ho visto un adulto diventare bambino e mi sono commossa, perché d'un tratto lo stupore ingenuo davanti all'illusione è diventato l'unico modo possibile per continuare a vivere costruendo castelli di carta sulla riva, credendoli eterni.
Ho visto un bambino diventare adulto e un adulto ritornare bambino, non posso spiegarti altrimenti cosa significhi assistere a questo momento, ma in entrambi casi qualcosa ritorna e qualcosa diventa nuovo, in entrambi i casi non esistono più bambini e adulti solo la terra che gira nel vuoto, mostrando un lato sconosciuto e bellissimo nascosto tra le nuvole.

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