“Sai quello che succede con le poesie? Un giorno sembra che l'hai pensata tu. E non sai se sei stato tu a raggiungerla o è lei che ha raggiunto te".

Daria Deflorian

Domenica, 27 Settembre 2015 00:00

Sulle ali del web

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Ripercorre col pensiero i sentieri della sua vita che l’hanno portato fin qui, quasi una sinossi esistenziale. Espressione di vicende e sentimenti tumultuosamente calmi. Il senso della contraddizione da lui vissuto in una società ormai avviata senza sosta lungo uno scenario digitalizzato. Sta cercando una qualsiasi credibile possibilità di intravedere almeno un sia pur sfocato profilo della realtà in divenire.
Per Luca Girondi è giorno di debutto. Dopo un periodo di consensuale isolamento − canonica quarantena − nel salone della CRWDOC, che sta per Casa Recupero Web-Disturbo Ossessivo-Compulsivo, salirà in cattedra, si fa per dire, e parlerà della sua esperienza a una ventina di altri ospiti della Casa.

La regola aurea e inderogabile della Casa è quella di tenere ogni primo giorno del mese un incontro di gruppo in occasione del quale ciascun ospite deve distribuire a ogni partecipante un foglio scritto rigorosamente a mano sul quale ha annotato lo stato del suo disturbo rispetto al mese precedente.
Da parte loro i singoli partecipanti devono esprimere in non più di dieci parole − sempre a mano e sul retro del foglio − ciò che pensano riguardo a quanto hanno letto. Non sono ammessi commenti verbali, se non in occasione del “debutto”, quando cioè un nuovo ospite si presenta per la prima volta al gruppo parlando del suo caso.
Mancano pochi minuti all’inizio della riunione, e Luca Girondi nel tentativo di non darlo a vedere coprendosi la gola con la mano deglutisce a più riprese, mentre, come in preda a una coazione a ripetere, si domanda che cazzo mi conviene dire per non mettermi nei casini.
Disposti a cerchio in quel salone dalle pareti di un livido colore violaceo, stravaccati su poltrone in pelle di pessima fattura, gli uomini a sinistra del relatore e le donne sulla sua destra, ciascuno ha tra le mani una penna a sfera tenuta rigida a mezz’aria non si sa perché, il liquido sguardo incerto la cui direzione è tutta da interpretare, gli ospiti − convocati dalla Direzione Terapeutica − sono lì per ascoltare Luca Girondi. Che parla. Oddio, parla: un delirio, piuttosto. Per quarantacinque minuti. Poi sviene.
Debora Lucetti è al secondo mese di degenza. Prossima ai quaranta, coetanea di Luca Girondi nei confronti del quale talvolta, durante le pause delle riunioni, sembra indirizzare messaggi non proprio subliminali. Ma lui non li coglie. O non gliene frega niente.
“Luca, certe cose non devi prenderle troppo sul serio. Lo scorso mese, al tuo debutto, ti sei lasciato andare senza quel briciolo di autoironia che ci vuole in casi del genere. Non è così?”.
“Ma no, Debora. La questione è un’altra”.
“E quale?”.
“Be’, cominciamo col dire che nel raccontare la mia storia non ho tenuto in ombra niente... mi sono sputtanato alla grande. Mentre ho l’impressione che molti di voi abbiano fatto i furbi, chissà...”.
“E perché mai avrebbero o avremmo dovuto essere reticenti, visto che noi webdociani siamo qui per guarire?”.
“Questo, lo ammetto, non l’ho ancora capito. Ma c’è qualcosa che mi sfugge, a meno che − al momento è solo un sospetto − il grado di sincerità nel confessare la vostra dipendenza sia per qualche motivo legato alla gravità o spudoratezza delle incursioni in Rete”.
“Già. Non è un caso che la CRWDOC sia suddivisa in diversi reparti secondo il tipo di patologia. Dal furto di idee... a quel sesso virtuale“.
“... dalla gratuita violazione della privacy“.
“... alla ricerca di giochi telematici tra i più idioti“.
“... così come allo spionaggio per i più svariati motivi“.
“... fino all’hackeraggio nelle sue forme tanto sofisticate quanto dannose“.
“... per non parlare di ricatti e raggiri eccetera... C’è davvero materia per dare lavoro alla scienza medica".
“Hai ragione, Debora. Ma quello che non capisco è il perché nel caso della CRWDOC non viene riconosciuto lo status di istituto per malattie  nervose”.
“Una spiegazione c’è, e si chiama business. Qui siamo nelle mani di squallidi personaggi che sfruttano a loro vantaggio le nostre debolezze. Nessuno dei nostri cosiddetti terapeuti è medico, se proprio ti va di caratterizzarlo puoi chiamarlo sciamano. E niente più”.
“Però non ce la sentiamo di andarcene da ‘sto posto... che tra l’altro ci costa un sacco di soldi".
“Il fatto è che tu hai perso il lavoro per gravi imbrogli telematici in quel gran ginepraio del mass marketing e io... io... be’ lasciamo perdere”.
“E così restiamo qui sul filo della depressione a ingoiare sedativi fino a non so quando”.
È a letto, sfoglia distratto il giornale del giorno prima. Luca Girondi di questi tempi non sempre se la sente di impegnarsi nella lettura. Le sedute quotidiane col suo pseudo-terapeuta gli tolgono ogni residua energia intellettiva. Ma nella pagina culturale c’è qualcosa che risveglia le sue sinapsi. È un’intervista a Umberto Eco. Non sembrerebbe proprio l’apologia di Internet. Il semiologo di fama mondiale si lascia andare senza freni sul tema, sostenendo che i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli... più o meno − sembra di capire a Luca Girondi, vagamente confuso − come succede all’osteria con certi tizi dopo un buon numero di bicchieri.
Lasciato cadere il giornale sul pavimento, pur nella scarsa ricettività mentale, Luca Girondi ha ancora la forza di chiedersi se quello che ha letto possa davvero corrispondere al pensiero dell’intervistato o se per caso non si tratti di una provocazione creata ad hoc in un incontro con i giornalisti. Ma non sa darsi una risposta, e si addormenta.
La CRWDOC è situata, quasi nascosta allo sguardo da un impenetrabile intrico di faggi e querce, in cima a una collina nell’entroterra del Lago Maggiore. Lontano dai paesi che si snodano verso il basso.
La DT vuole che si eviti ogni possibilità di contatto dei degenti con altre persone estranee alla loro condizione. Lo stabile si sviluppa su tre piani: al piano terra la Direzione Terapeutica − certe figure a dir poco spettrali dai capelli tagliati a zero, la testa perennemente reclinata in modo inquietante, che si muovono rasente il muro, occhieggiano torve − e il grintoso, quanto mellifluo se occorre, Personale di Controllo; Area Donne è disposta al primo piano rialzato e Area Uomini al secondo.
Per accedere da un’Area all’altra occorre un permesso scritto della DT e si deve essere accompagnati dal Personale di Controllo che ha il compito di impedire promiscuità tra uomini e donne.
Le camere sono dotate di quattro posti letto occupate da degenti affetti dallo stesso tipo di dipendenza. Non è ammessa la detenzione di Computer, Tablet, SmartPhone e tutto ciò che ha a che fare con macchine elettroniche.
Luca Girondi ha rischiato di essere espulso dalla Casa quando il Personale di Controllo ha scoperto un NOOK Simple Touch maldestramente nascosto sotto il materasso del suo letto. Glielo aveva procurato Debora Lucetti alla quale lui aveva parlato con un senso di frustrazione della sua grande passione di un tempo per la narrativa, poi del tutto svanita dopo essere caduto in quella pesante crisi  telematica.
“Va’ su Home screen e digita ‘IL CERCHIO’ di Dave Eggers, poi leggilo con attenzione, ti sarà d’aiuto” aveva detto Debora.
Grazie al dispositivo GlowLight Luca Girondi poteva leggere di nascosto durante la notte, quando gli altri occupanti della camera dormivano.
La storia di Mae Holland, protagonista della vicenda, che fa il suo ingresso per lavorare nella più influente azienda al mondo di gestione di informazioni web lo aveva catturato sin dalle prime pagine. Lo stava divorando, lui, quel romanzo.
“Allora, l’hai letto? Che ne dici?” gli chiede Debora.
“Grande! Non puoi immaginare quanto ti sono grato. Sto ritrovando in quelle pagine qualcosa che temevo di aver perso per sempre. Non vedo l’ora di finirlo”.
“E a che punto sei?”.
“Quando a Mae viene richiesto di rinunciare alla propria privacy per connettersi a una realtà di totale trasparenza”.
“Ed è lì che salta fuori quel motto aziendale...“.
“... che dice ‘Se non sei trasparente, cos’hai da nascondere?’ È un passaggio illuminante, davvero Debora”.
Ed è il giorno dopo che il Personale di Controllo scopre il libro e lo consegna alla  DT. Il libro finisce nella spazzatura.
Terzo mese di degenza per Luca Girondi. Oggi farà le valigie, senza preavviso. Si fottano pure, questi della CRWDOC. Entri malato e rischi di uscirne alieno al mondo. Per giunta senza lavoro.
Ma lui ha colto in tempo il passaggio dall’opportunismo farlocco alla magia, ormai ritrovata, della scrittura, che ti dà coscienza del dover essere te stesso. I furti telematici di un tempo, che allora sperava potessero lanciarlo in carriera, sono soltanto un penoso ricordo, e adesso c’è una rinnovata spinta per riprendersi il posto che gli spetta tra gli altri. E si metterà a scrivere.
Saluterà Debora. Non cercherà un legame con lei, della quale conosce poco se non che prima di essere internata si perdeva nell’organizzare squallidi incontri − meeting in Rete, li chiamava − con un unico scopo. Attimi fuggenti. Ha un’apprezzabile sensibilità culturale, Debora Lucetti. Ma il suo passato non la sta aiutando. È a rischio ricaduta. E Luca Girondi lo ha chiaramente percepito. Forse anche lei lascerà la Casa. Presto.

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