“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Domenica, 18 Gennaio 2015 00:00

Les Voyages de Lubylu – Pasquetta in Cambogia (5)

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5° GIORNO

La giornata inizia con i complimenti di Poul, mi dice che professionalmente sono molto cresciuto da Taipei ad Auschwitz fino ad oggi. Anche tu Poul, sei molto cresciuto. Di peso.
Oggi è il giorno in cui dobbiamo incontrare il Cliente, e su di noi incombe la famosa e-mail di Alicia. Poulone ci riunisce tutti dicendo: “Mi raccomando dobbiamo essere smart, smiling and professional, me per primo. Non diamo confidenza: we don’t joke with Client”.

Bob è il Cliente che stiamo aspettando ed è molto in ritardo; quindi anche stamattina Ciò Ciò mi incastra con l’Inquisizione Cinese: “Luca-Mario-brother (così mi chiama) who-raccomanded-you-for-Antenna?” E poi quante ore lavori, quanti giorni, ti pagano gli straordinari… Ciò Ciò si’ peggio’e Mike Buongiorno, menumal che sta arrivando Bob! Vado io ad accoglierlo e lui è felicissimo di rivedermi. È la copia spiaccicata di Dustin Hoffman. C’eravamo incontrati ai Musei Vaticani sei mesi fa, e forse grazie a quell’incontro ora sono qui.
Ci porta subito al cantiere dei lavori dell’office che stanno costruendo qui a Siem Reap: tre piani, accoglienza, stoccaggio sistemi, uffici e persino camere da letto con bagno. Mr. Hoffman, questo ufficio è da Oscar!
Poul subito gli dice: “Bob! Yesterday Luca had a massage...
Questo è perché don’t joke with Client.
Andiamo a pranzo e ripassiamo in hotel per l’ultimo welcome cocktail, il goodbye cocktail. Poi tutti insieme al centro in un bar messicano, con Dustin c’è pure il suo socio. Subito Superchiatt gli mostra sull’ i-pad il video della cantata di ieri: “Bob watch here! Luca, yesterday sang a song on stage…”
Sempre perchè don’t joke with Client. Lo sapesse Alicia, morirebbe di infarto. E don’t joke!
Il pomeriggio lo trascorriamo lì, tra fiumi di margarita e mango, a parlare di tutto: dall’operatività GIT agli immigrati clandestini, dalla politica italiana a ‘o sole mio. In tv trasmettono il matrimonio di William e Kate, è l’evento dell’anno. Le ragazze del bar sono ipnotizzate, guardano i costumi di questo mondo, il lontano Occidente così diverso dal loro, sono le immagini di una favola che sembra reale. Pensano che questa sia l’Europa, dove trionfano la ricchezza e l’amore. Anche Poul e Monique sono emozionati, è il paese che li ha adottati, è il Regno che li ha accolti. Ma sanno che questa non è l’Europa, che l’Inghilterra è in crisi economica e che William a Kate, già c’ha fatt ‘e corn’.
È tardi dobbiamo ritornare in albergo a prendere le valigie per ripartire. L’ultimo viaggio in tuk tuk è un viaggio di saluti e ringraziamenti a questo popolo meraviglioso, a questa terra accogliente, rispettosa, gentile, mai prepotente. Come un Pontefice, saluto dalla mia Papatuk tutti quelli che trovo sul percorso e con le mani giunte offro il mio sorriso e il mio grazie. E lo faccio mille volte con una sola frase che racchiude il senso e l’emozione della mia esperienza: "Okon Cambodia!
L’aeroplanino al ritorno è talmente pieno che vedo gente in piedi reggersi agli appositi sostegni, spero sia l’effetto della margarita. Compiliamo l’ennesimo visto da mostrare alla dogana e arriva il momento della verità. Con l’occhio sinistro, senza farmene accorgere dal destro (manco fossi cinese), guardo sul foglio di Monique; così in zona Cesarini, riesco finalmente a scoprire il suo anno di nascita: missione compiuta, Capo. Passo e chiudo. No, non posso dirvi quanti anni ha, un gentiluomo non dice mai l’età di una donna. Ma è sicuramente più giovane di questo aereo. Lo so non è un indizio, anche mia nonna lo sarebbe.
L’elica del biplano gira veloce, dopo poco atterriamo tra le suggestive luci di Bangkok, Monique mi guarda negli occhi e mi dice: “amm’ jamm’ da Sacchett!” Che meraviglia.
Infatti stasera ai baretti di Bangkok, ci aspetta Full Metal per salutarci. C’è molto traffico, lungo la strada, Poul ed io iniziamo a cantare nella Supercar, il top lo raggiungiamo con My name’s Luca. Maybe It’s because I’m crazy. Forse è perché sono pazzo, ma pure Poul non è che sta tanto bene ca’ capa. Sembriamo due immaturi compagni di banco in gita scolastica. Susan Vega ci fa un baffo e pure Paola Turci.
Arriviamo in albergo, giusto il tempo di una doccia lampo, e poi a piedi ai baretti. Ad attenderci ci sono delle ragazze, potremmo chiamarle entrenoir. Sono le classiche ragazze che vanno a tappo, berranno con noi, balleranno con noi, nulla di più. C’è il sergente di ferro, ci accoglie come eroi di guerra, ci saluta, scherza, dice frasi senza senso, è un’altra persona. Beve, beve molto. Continuano ad arrivare cicchettini di tequila che scendono una meraviglia. Paolone è vicino a me, ha la faccia furba del bambino che ha rubato la marmellata. C’è un gruppo che suona, anche stavolta finiamo a ballare e cantare sul palco. Anche Monì è scatenata, ma Poul è all’apice, la musica lo travolge, si sbatte talmente tanto che il ballo lo trascina, per terra. Eh sì, è carut’ in derra.
Full Metal Sacchett è talmente contento che ci porta ad un altro bar. Anche lì stesse ragazze, e anche lì sembra essere di casa. Una scena un po’ imbarazzante per un cinquantenne con moglie e figli a Londra, che viene salutato come un habituè da tutte le receptioniste della zona. In questo momento, però, il mio pensiero è un altro: ho fame. È da questo pomeriggio che beviamo, ma nun se magna. Chiedo a Poul ma lui, incredibilmente non ha appetito. Ma comm’? In tutta questa settimana s’è magnat l’impossibile e che io sto svenendo, non tiene fame? Secondo me cadendo, ha sbattuto ‘a capa.
Arriva finalmente la cibaria, un altro balletto sul cubo e un paio di tequile. Sacchetta George va via. È felice, ci saluta e ci ringrazia più volte. Potere dell’alcol e delle sue amichette. Torniamo anche noi in hotel. Superchiatt e Ciòciò sembrano appagati, Monique ride e scherza con me, Paolettone è ‘mbriaco. Cammina a zig zag. Solo a guardarlo mi fa venire la nausea, devo prendermi una Travel Gum.
È tardi, purtroppo arriva inesorabile il momento più triste di questo incredibile viaggio, è l’ora di lasciare i miei amici supereroi: l’Incredibile Poulk, Superman, Big Jin e Wonder Womonique. Sono stati dei compagni di avventura davvero straordinari, insieme abbiamo condiviso una settimana travolgente, difficile da dimenticare, per le emozioni, per il lavoro, per il divertimento. Lo so, mi mancheranno.
Inquisizione Cinese: “Luca-Mario-brothers-when…” No Ciò, ti prego ‘a chest’ora no! ‘O Quizno! Le trasmissioni sono finite, ci sta pure ‘o monoscopio.
Ora è il tempo solo dei saluti, degli abbracci e dei baci; e tra Goodbye, Cocovaticap, Niao, Arrivederci e Adieu, si so’ fatte ‘e quattro.
Tra un’ora m’aggia scetà.
Bangkok, vat cocc’!  

 

 

(CONTINUA)

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