"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Venerdì, 02 Gennaio 2015 00:00

Les Voyages de Lubylu – Pasquetta in Cambogia (4)

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4° GIORNO 


Colazione con Monique e Jin Ciò Ciò, che mi fissa. I taiwanesi sono così, sono molto attenti. Inizia una scena che purtroppo avrà molte repliche: l’Inquisizione Cinese. Con una voce non umana, proveniente da un mondo irreale, parte l’interrogatorio del compagno Ciò: “Luca-what-is-your-salary-in-Italy?”.

E poi, a Roma la casa è tua o è in affitto, e quanto paghi e quanto è grande, e a che piano, e quanto è luminosa. Quindi mi mostra le foto del suo appartamento a Taipei, il bagno, la cucina e pure ‘a pianta catastale. Tecnocasa non è nisciuno. E ricomincia a interrogarmi: quanto tempo stai a casa, che fai, leggi, vedi la tv, cucini, ceni fuori.
Ok Ciò Ciò, hai finito stu telzo glado? però andiamo! Ci aspetta Superflat sul tuk tuk, dobbiamo decidere luoghi e postazioni per l’operatività.
Devo dire che sul lavoro ci capiamo a meraviglia. Lui cinese, io napoletano, ma sul "Group In Tour" parliamo la stessa lingua. Secondo me da giovane teneva un negozio a Piazza Garibaldi. Ci troviamo su molte cose e già vengono alla luce alcune idee. Ripassiamo per le bancarelle di ieri e camminando tutte le ragazze mi salutano:“Goodbye Mr Luca”.
Cambodia I love you. E chi se ne va cchiù?
Torniamo in hotel, si va tutti e cinque nella mia stanza per una conference call con Full Metal George. Il sergente di ferro è in grande forma: bombardate la zona! Non risparmiate donne e bambini! A morte il nemico! Monique mi sussurra all’orecchio: “E’ propriò unà sacchett! ”. Ieri le avevo fatto una lezione di napoletano, le avevo spiegato che il rabbish è messo nella sacchett’ e che fat è uno chiatt’.
Nippo-pranzo in albergo e poi inizia un lungo, lunghissimo pomeriggio, di brain storming, di organizzazione, di lavoro intenso. I due giorni di osservazione sono stati molto utili; i tre chiattoni animati ed io, attorno ad un tavolo, armati di pc, macchina fotografica, internet, mappe e un bagaglio di esperienza unico.
Affrontiamo tutto: dall'aspetto operativo all'allestimento delle postazioni, dal training per lo staff ai benefit per agenzie e guide, alle mille opportunità che Audio International può dare e ricevere da questo luogo fantastico; ed infine alla GIT card che, a differenza di quanto successo in Vaticano, non è un documento proibito. Il Nuovo Regno della Cambogia infatti non riconosce le Bolle Papali, non c’è stato nessun incontro ufficiale tra il Re Sihamoni e gli inviati dello Stato Pontificio: l’ambasciatore cambogiano presso la Santa Sede s’è pers’ ind’a giungla. Ed è per questo che Mario Polosky ha chiesto qui asilo politico.
Dalla creatività italiana escono molte idee. GIT card con punti premio per gadget e visite nei nostri musei, tuk tuk trasformato in brand Audio per il trasporto dei sistemi, biciclette come trolley, meeting point nei caffè shop con free coffee e beer per i tour leader. E tanto altro ancora.
Ma soprattutto la cosa più carina, il Group In Tuk Tuk: la guida può usare il GIT parlando ad un numero indefinito di clienti seduti su più tuk tuk. Paolone è talmente esaltato che, nell’euforia, cade dalla poltrona e la spacca, spacca letteralmente una delle gambe; cerchiamo di ripararla ma è irrecuperabile. Come lui.
Cercando foto utili alla presentazione, trovo quelle del mio staff in Vaticano, l'aperitif of the month di una sera della scorsa estate: le mie adepte sono tutte veramente belle. Le mostro ai tre che si innamorano all’istante, ognuno mi indica la sua preferita. Poi anche Jin mi fa vedere il suo team: non c’è paragone, la bellezza italica trionfa. Anche perché nessuna delle ragazze (e dei ragazzi) cinesi riesce a guardare verso la macchina fotografica. Con entrambi gli occhi.
“Ciò Ciò, ma questo è il mitico tecnico Chatlee detto rombo di tuono?!? Se avesse fatto l’università in Italia, sarebbe diventato il Magnifico Ruttore!”.
È già ora di cena, recuperando anche la nostra compagna francese torniamo al centro. Il locale dove mangiamo fa anche musica. C’è una band, un microfono e un libretto con i testi; in un attimo sono già sul palco, Poul mi segue a ruota. C’è un gruppo di giapponesi tra il pubblico, battono le mani non riuscendo mai ad andare a tempo; non è cosa facile. Ci gridano contro frasi incomprensibili, credo riguardino la mamma di Van Kirk, il bombardiere di Hiroshima. Supertv ci riprende con l’i-pad. Alicia, una delle donne più importanti di Audio International, prima della partenza ci aveva inviato una e-mail, invitandoci a serietà, a non dare confidenza al cliente, ad essere sempre attenti al proprio comportamento. A “don’t joke” e scritto con l’inchiostro simpatico, mettendo il computer controluce, si leggeva “to Luca”. La canzone cantata da me e Poul era ovviamente dedicata a lei.
Il dopocena è ancora a lavoro in hotel, Moniquett’ si ritira nella sua stanza alla ricerca di più concentrazione, noi restiamo con i nostri pc nella hall. A mezzanotte, Poulone propone: ”Massage?”.
Il tuk tuk fuori dall’albergo è già acceso, deve portare tre tonnellate e me; l’autista chiede un supplemento peso alla tariffa. Arriviamo in un centro massaggi, sembra un locale equivoco. Entriamo e ci sono giusto quattro materassi, mi avvio verso quello più lontano ma Poul mi dice di scegliere il secondo. Ci fanno mettere un pigiama, io immagino quanta gente lo abbia già usato, e ho come un brivido. Arrivano le massaggiatrici: la mia è inguardabile. Ha una cicatrice sulle sopracciglia. Mi tossisce addosso. Inizia a storcermi i piedi. Si scaccola. Mi guarda minacciosa. È veramente un’assassina, una sporca assassina. È una Viet Cong. Mi fa veramente male, e poi mi fa ribrezzo. E questi sarebbero i famosi massaggi cambogiani, non dico eccitanti ma almeno rilassanti? Per me è un incubo, vorrei finisse tutto subito. Provo ad ammorbidire il rapporto con la massaggiatrice maledetta, chiedendole: “How are you?”.
Seventeen”.
Comme stai? Diciasette? Chesta è pure ignorante.
Mi guarda ed indica il mio dente storto, quello più storto. Chesta sfotte pure. Ma ti si guardata ind’o specchio cu chella cicatrice in faccia?
Poul ad ogni mia frase rotola dalle risate. Ciò Ciò è iperrilassato, sembra morto; Super non lo vedo ma si sta facendo fare un trattamento doppio: non si fa mancare nulla, proprio un Superpapp.
Il mio massaggio è arrivato alla faccia; le stesse mani che mi hai messo nei piedi, i miei piedi che so bene in che condizioni stanno, le stesse mani che ti si miss ind’o naso, me le metti in faccia? Che schifo. Americani, vi prego bombardatela!
Ci fosse Sacchett George, sarebbe già morta.
È finito, il massage è finito, finalmente. Big Poul sta piangendo dalle risate.
Thank you ChiattoPoul, volevo ringraziarti perché mi hai detto di stendermi sul secondo materasso. Thank you per avermi messo nella mani (sporche) della massaggiatrice killer.
Il tuk tuk ci aspetta fuori, l’autista ci chiede: “Other massage?” No, ramm’ nu passage. Portami all’hotel. Ho fatto dodici vaccinazioni prima di partire, ma a nulla possono contro questa Viet Spuorc. Neanche i bugiardino del Malarone mi è di aiuto: il virus del zozz-massagg è letale.
Soltanto una doccia può salvarmi, e un buon antivirus. Non vorrei finire in quarantena.

 

 

 

(CONTINUA)

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