“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Venerdì, 19 Dicembre 2014 00:00

Les Voyages de Lubylu – Pasquetta in Cambogia (3)

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3° GIORNO

Ieri un paio di volte ero arrivato agli appuntamenti con cinque, dieci minuti di ritardo. Poul gentilmente mi aveva chiesto di “non fare l’italiano”.
Lasciatemi arrivare, con un ritardo umano; lasciatemi arrivare, sono un italiano.
Stamattina colazione alle 8 ish. E allora in spregio al Cutugno Nazionale, alle 8 ‘o clock, precise, che spaccano il secondo, sono seduto in sala. Da solo. Nessun compagno d’avventura all’orizzonte.

La prima a comparire è Monique alle 8:25, Superchiatt ruzzola alle 8.50, di Poul si sono perse le tracce, risulta invisibile anche ai radar. I radar di Pol Pot ormai, si sa, sono un poco arrugginiti.
Oggi una guida locale salirà sul nostro pulmandino per portarci a visitare un altro tempio, addirittura più antico di quelli visti ieri; e noi facendo finta di essere turisti, gli faremo domande sul suo lavoro e su tutto quanto possa interessare il nostro business. Eh? Che gruppo di furbacchioni.
Certo che non c’è niente da fare, le guide sono uguali in tutto il mondo, sembrano una specie a parte. Una specie di specie. Cambod-guide illustra le meraviglie del luogo come fosse un nastro registrato, poi ogni tanto ride come un deficiente, con la lingua di fuori. Davvero tutte fuori con la capa, le guide. Mi sforzo a non ridergli in faccia, e anche Poul continua a guardarmi trattenendosi: sembriamo due immaturi compagni di banco. Intervistiamo guide-ride: quanto lavora al giorno, quanto dura un tour, quando inizia l’alta stagione. Lui risponde che ora non c’è grande affluenza e che i mesi di maggior turismo vanno da settembre a marzo. Mesi in cui c’è un grosso problema di energia. Angkor è molto grande e tre generatori di corrente a volte non bastano.
Da qui il nome, Angkor Watt…
Disagio che a breve sarà risolto, tutti potranno finalmente godere della luce, grazie ad Audio International e a Superwatt!
Super, Superwatt, don't you know you are my hero?
Ma Super sembra guardarmi quasi infastidito: “Luke, ma che tien’ oggi? Primm’ Cutugno e mò pure Miguel Bosè!“
Nel resto della mattinata, la visita diventa un monologo della guideficente con Monique, l’unica che, più per educazione che per deformazione professionale, dimostra interesse alle sue parole e alle sue risate.
Sta di fatto che Poulone russa in cingalese, Superwatt sta visionando il contatore ed io sono affascinato dallo spettacolo della giungla fuori dal finestrino. Quando arriviamo al Museo di Angkor Vat, Monì è una donna distrutta. “Moniquè, comme savà? Guidò t’ha fatt na cap’ tant’?”.  
Il Museo è molto interessante, ci sono già le nostre audio guide e il manager ci accoglie a braccia aperte portandoci nelle sale tra meravigliosi busti Indu e Buddisti. Poi a pranzo entra molto nello specifico sul turismo e su come siano le guide (anche lì) a fare bello e cattivo tempo, decidendo tour, ristoranti, negozi. Ne ha viste alcune farsi dare il doppio dai turisti per pagare un the e addirittura le ha sorprese con le mani nel sacco che rubavano i chicchi di caffè delle macchinette. Le mani erano proprio nel sacco dei chicchi di caffè. Ma non può denunciarle. Lì a Siem Reap, se vai dalla Polizia devi pagare. Si, veramente, se vuoi che la Polizia intervenga, la devi pagare!
Non sia mai lo viene a sapere Berlusconi, fa subito una legge uguale in Italia.
Il pomeriggio all’aeroporto arriva il fantastico Cinque della compagnia, Jin Ciò Ciò, from Taipei.
Natu personaggio. Sui quarantacinque anni e i centoventi kili: anche lui un falso magro; è felice di conoscermi, ha sentito parlare di me al Mant, il famoso museo del cavolo. Parla un inglese strano, strano quasi come il mio; ciò mi tranquillizza, la torre di Babele è al completo.
Tutti insieme con pulmandino e guida ridens, torniamo al grande tempio. Monique resterà con grande entusiasmo ad abbeverarsi alla fonte del sapere Cambogiano… io e los tres chiattones saliamo sulla cupola. Oggi l’umidità sfiora i 1000 per cento. Ciò Ciò è già tutto bagnato. BigPoul e Superchiatt grondano una massa d’acqua pari a quella della Fontana di Trevi.
Benvenuti ad Angkor Wet.
Super lo sto osservando da un paio di giorni, nel suo incedere, nella sua eleganza, nelle sue movenze, nel suo peso: è spiaccicato Maradona. È il Maradona d’Asia, uguale a Diego a carriera finita, e da tempo.
Ci fermiamo ai mercatini ai bordi del Tempio della Città, ci passeremo un’ora tra water melon e magliettelle varie. Quando ce ne andiamo, tutte mi salutano, tutte sembrano essere mie amiche. Ma amici mai
Tranquillo Super: Venditti te lo risparmio. Torniamo in hotel per una breve riunione, penso la più breve alla quale abbia mai partecipato. Ma sono uscite linee guida e divisione degli ambiti del lavoro intenso di domani. Poul è già un uomo felice.
La sera cena ottima, si ottima, incredibile. Parliamo del job nei nostri siti e della nuova position aperta in Italia. Il Maradona d’Asia dice che io posso ricoprire qualsiasi nuovo ruolo, perché sono un po’ magico, al mio tocco si risolve qualsiasi problema.
Grazie Superball, ma l’unico tocco davvero magico è quello del tuo piede sinistro!
Qualche lustro fa.

 

 

(CONTINUA)

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