“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Mercoledì, 22 Ottobre 2014 00:00

Les Voyages de Lubylu – Elezioni ad Auschwitz (2)

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2° GIORNO

Today
faccio un bel servizio fotografico, così domani che arriva il mio English boss, Poulettone un po’ chiattone, gli faccio vedere che sto faticando.

Lo staff appena mi nota è subito ossequioso. Sono bravi, i ragazzi e le ragazze che lavorano per noi ad Auschwitz; una è talmente magra che qui fa casa e bottega. Ho trascorso tutta la mattina ad immaginare nuove postazioni ed una nuova via per il flusso dei visitatori. Così com’ è, il servizio è improponibile. Ci sono molti gruppi di turisti, anche oggi che è domenica.
L’agenzia più importante della Polonia è la Skarpa Travel. Le loro guide, carine e giovani polacchine. Dopo aver mangiato qualcosa, finito il mio book fotografico, decido di andare a vedere Cracovia dove Lora si è offerta di farmi fare un giro della città. Il viaggio dura quasi un’ora e mezza, l’autobus ha una faccia conosciuta: devo averlo visto un paio di settimane fa a piazza Garibaldi che faceva scendere una mezza tonnellata di polacchi. Un viaggio eterno, in piedi, col terrore che entri qualcuno a chiedermi il permesso di soggiorno.
Cracovia è meravigliosa. Anni luce dal resto della Polonia. Città universitaria piena di giovani e di vita. Ad un mega centro commerciale c’è un’hostess molto carina che pubblicizza la Fiat Punto. Mi avvicino con la scusa di essere italiano: quella auto si fa nella mia nazione! Le parlo di Mr. Marchionne, the boss in pullover.
Lei si alza in piedi ed è più alta di me: “Nice to meet you! My name is Zlota Vatusky, I’m Seventeen” .
“17 anni !?! Si’ tropp’  piccola, Lota! Nun tiene manc’ ‘a patente pe’ guidà ‘a Punto! Ci vediamo fra qualche anno, quando esce la Nuova 500”.
Mi incontro finalmente con Lora che mi porta in giro: Cracovia è davvero bella, viva, giovanile. Ma sicuro che stamm’ in Polonia?
A sera, andiamo a bere una birra in un locale molto caratteristico nella zona del ghetto ebraico. Offro io. Mica posso fare il rabbino. Tra una parola capita male ed un’altra non capita, si è fatto tardi e l’ultimo autobus per Oswiecim è già partito. Il treno è soppresso dal ’45, dopo l’arrivo dell’Armata Rossa. Posso tornare solo in taxi. Il tassista non si fida di portarmi così lontano e chiede a Loretta di venire anche lei, così non ritornerà a Cracovia da solo. E se fosse una scusa e al ritorno se la violenta? Che gli dico a Poulettone domani? Come motivo la sua assenza? Sorry Boss, ma Lory non c’è perchè yesterday ho perso l’autobus e ho dovuto lasciarla con un tassista in the middle of the night. Un discorso che stonerebbe. Intanto osservo bene il taxidriver, somiglia un po’ al mostro di Milwaukee. Ma magari ha già cenato.
Dopo oltre mezz’ora arriviamo al mio albergo. Pago al costo di una, la doppia corsa, il tassistovsky mi ha fatto il trattamento; sarà pure un potenziale violentatore però è onesto. Un onesto cannibale.
Saluto e ringrazio Lora, pregandola di mandarmi uno Sciord Message System appena arriva a casa sana e salva, o almeno che respiri ancora. E di nascosto, furbescamente, senza attirare nell’occhio, mi segno la targa del taxi.
Incrocio il portiere dell’hotel che mi chiede perché mi sono segnato la targa del taxi; saluto la concierge dell’hotel che mi chiede perché mi sono segnato la targa del taxi; e nell’ascensore un ospite dell’hotel mi chiede perché mi sono segnato la targa del taxi.
Ua’! Nun se n’è accorto nisciuno!
Poi salito in camera inizio a fissare il soffitto in attesa dello sms di Lora.
Una silente attesa di cinquanta infiniti minuti, rotta da un vibrante bip bip: “All ok, I’m back home. Good night”.
Fortunatamente siamo ad Auschwitz, non in Italia.

 

(CONTINUA)

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