“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Domenica, 06 Luglio 2014 00:00

La pallina della vittoria

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La domenica mattina è soffice e bianca come le nuvole, su cui si affacciano mille lucine paradisiache.     
La fiaba della mia infanzia viene ricordata su quelle nuvole, dove ci sono le voci di una piazza nel giorno di festa, le campane della chiesa, il rumore delle stecche del biliardino accanto al jukebox.  
In inverno c’era odore di pizza, in estate la voglia di gelato.      
Poi si passò dalle duecento lire alle cinquecento e infine al gettone che dovevi cambiare alla cassa.     
La pallina della vittoria, chi segna vince.                            
La domenica era il giorno in cui rivedevo mio padre, ci bussava alla porta verso l’ora di pranzo.                            

Da una parte la valigia, dall’altra i profiteroles. Se mi andava bene, restava fino al mercoledì ma quasi sempre lo salutavo dal muro del pianto il martedì pomeriggio. E poi c’era la mia mano, tesa. La domenica era il giorno della mia paghetta. Diecimila lire a settimana da cui far uscire le gomme, le figurine, il pallone che puntualmente si bucava, e ovviamente il biliardino. Mi piaceva stare in porta e mi piacevano gli omini blu. Il Blu è il mio colore preferito. Anche se in un paesino della provincia di Frosinone, la divisione rosso/blu degli omini del campo era sempre sinonimo di Derby. E allora ero laziale, che dovevo fa’.
Un giorno avanzai la proposta di convertire le mie Diecimila lire settimanali in Quarantamila lire mensili, adducendo le seguenti motivazioni:
            
1. Mamma, se ad esempio io volessi comprare una cosa che costa più di Diecimila, di certo non posso riuscire a conservarmi i soldi perché significherebbe non spendere niente per un’intera settimana e non ci riesco mamma, ci ho provato. Se invece me ne dai Quaranta, io posso comprare una cosa più costosa e poi spendere di meno nei giorni seguenti.
2. È una buona occasione per imparare ad amministrare i soldi visto che un giorno avrò uno stipendio.

Quanto ero ottimista. Avevo dieci anni. Li avrei fatti a dicembre.           
Risultai convincente, la mia richiesta fu accolta e il primo mese acquistai con tanto orgoglio la mia prima musicassetta: Articolo 31 – Così com’è, album appena pubblicato. Era il 1996. Come ero felice.            
Il secondo mese acquistai una borsetta a tracolla tutta colorata.           
Il terzo mese tornammo alle Diecimila lire a settimana, perché non sapevo amministrare i soldi.    
La domenica a volte servivo la messa, facevo la chierichetta, errori di gioventù. Andavo anche all’ACR, Azione Cattolica Ragazzi, quello era divertente. Organizzavamo la caccia al tesoro, i campi estivi, e poi si cantava molto. Quando tornavo a casa prendevo la racchetta da tennis e imitavo l’educatrice che suonava la chitarra.        
La domenica era il giorno in cui alle sette e mezza di sera mettevo gli spicci nella cabina telefonica e chiamavo a casa per chiedere il permesso di trattenermi ancora un po’ in piazza.            
A volte dicevano sì, a volte dicevano no.            
La domenica era il giorno libero della mia babysitter, che aveva più o meno l’età che ho io adesso. Come me la ricordo grande. Credo che non diventerò mai grande quanto la ricordo.         
Ma la domenica era anche un’intera giornata al mare, con i cornettini alla nutella e i cavalloni che mi insabbiavano il costume. In quel profumo di salsedine che ti si attaccava addosso, misto a quel venticello che è fresco solo se sei ancora bagnato del mare, si levava la voce di mia madre che con alternanza ripeteva: – Mettiti la protezione che ti scotti – Esci dall’acqua che tieni le labbra viola – È inutile che faje, hai finito mo’ di mangiare, devi aspettare tre ore prima di farti il bagno.  
La domenica era la stanchezza soddisfatta della sera, quando ti buttavi sul letto e pensavi di aver vissuto una grande giornata. Poi quella domenica se ne è andata, lasciandomi solo il ricordo di una luce bianca come le nuvole, su cui si affacciano mille lucine paradisiache. Però è arrivata la Serie A e con essa tutti i campionati dei posti anche più sperduti del pianeta, che per fortuna iniziano d’estate e ti consentono di non avere crisi di astinenza fino a settembre. Regalano discrete emozioni se ci scommetti sopra.
Adesso ho una chitarra vera, gli Articolo 31 si sono sciolti da quasi dieci anni, la mia babysitter ha un figlio che ha affidato ad una babysitter. La mia famiglia ormai si è riunita, niente più viaggi per papà, e mia madre mi chiama alle quattro di notte per sapere quando cazzo torno. Il rapporto con Dio si è mantenuto sotto forma di bestemmia, perché se arriva il traversone sorprendentemente preciso sull’attaccante distratto che caccia la scienza dell’ultimo minuto e ti fa perdere la bolletta, giusto colpa del padre eterno può essere.  
Lei sì che non mi abbandonerà mai,  la pallina della vittoria, chi segna vince.

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