“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Domenica, 29 Giugno 2014 00:00

Dada non sa scegliere

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E un bel giorno, che forse era una notte, il mondo venne fuori sostituendo il nulla e Dada era già lì, di fronte al suo stupore. Era la prima volta che gli si chiedeva di essere qualcosa, in mezzo a tante cose, lui che era sempre stato niente, in mezzo a tutto il niente. Aspettava quel momento da ancor prima che nascesse il tempo ma in quell’istante realizzò di essere del tutto impreparato.

Non era bastata quella parvenza di essente che si era sempre dato, non erano bastati tutti i suoi sogni. Aveva fatto tante volte il giro del nulla alla ricerca di una improbabile esistenza, volando, fluttuando e talvolta dormendo nello spazio inutilmente infinito di vuote possibilità. Fino ad allora, aveva trovato soltanto continue e desolanti sconfitte, pronte a sbucare da dietro l’angolo dei triangoli che egli stesso disegnava per aria. Ma adesso che era giunto quel momento tanto atteso, Dada temeva di non farcela. 
Egli aveva sempre avuto paura della Luce perché il Buio gli lasciava il rassicurante dubbio che a pochi metri da lui ci fosse qualcosa che non riusciva a vedere. Quel mistero lo faceva sentire meno solo e preziosamente protetto poiché, allo stesso modo, ogni eventuale altro da sé non avrebbe visto lui.             
La Luce invece generava improvvisamente il vuoto e l’illuminato spazio lo metteva al corrente che a circondarlo non c’era un bel niente. Avrebbe saputo accettare il deserto, e con esso la solitudine, se quella Luce non avesse prodotto il pensiero di un’atroce disparità: Dada vedeva il vuoto, non sapeva cosa guardare in quel vuoto, mentre il vuoto vedeva perfettamente lui. E allora si rannicchiava, chiudeva gli occhi e immaginava di essere in quel Buio che gli era tanto amico, aspettando che la Luce andasse via.
Ma adesso era diverso, adesso c’era il mondo.               
Lo spazio era stato tutto ad un tratto occupato, il tempo era iniziato a scorrere, i suoi triangoli avevano preso forma, ogni cosa era stata fornita di una definizione. Mancava solo lui.        
Dada si accorse allora di essere diventato quel vuoto che lo spaventava e che non occorreva più cercare al di fuori di sé. Dada iniziò a scavare dentro Dada, nella speranza di trovare qualcosa che lo mettesse al mondo. Ne rintracciò troppe. L’incomodo di quella moltitudine lo mise a disagio, non sapeva scegliere.
Egli continuò a scavare attendendo che la cosa giusta si imponesse da sola ma avvertiva sulle spalle il peso del tempo che gli metteva fretta. Dada non poteva più temporeggiare, doveva scegliere cosa essere in quel mondo. Fu in quell’urgenza che capì ciò che sicuramente non voleva essere.    
Si disfò di tutte le cose che aveva trovato, salutandole una ad una, ed implose.

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