“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Domenica, 18 Maggio 2014 00:00

Le avventure di Geppino, il pendolare puteolano

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Ogni giorno Geppino si sveglia e sa che dovrà aspettare la Cumana almeno quaranta minuti, quando gli va bene. Ogni giorno la Cumana si sveglia e sa che potrebbe passare anche solo una volta in un’ora. Non importa che tu sia Geppino o la Cumana, arriverai sempre e comunque tardi accompagnato da una jastemma.

Il pendolare puteolano inizia molto male la giornata. Il tempo impiegato per raggiungere qualunque zona limitrofa è pari a quello necessario per approdare in una capitale europea. 
Una volta un amico di Geppino andò a Pompei a piedi. Si fermò più volte durante il viaggio per allacciarsi le scarpe, per usufruire della toilette di qualche bar, per cercare ristoro in un caffè o in una piccola zona d’ombra, e quando arrivò al Santuario e cacciò lo smartphone dalla tasca per fare la foto alla Madonna, Geppino stava ancora aspettando la Cumana. Il sofferente tempo speso era il medesimo per entrambi, persino la recitazione del Santo Rosario li accomunava. Certo, Geppino non aveva visto la Madonna, ma l’aveva bestemmiata, fa lo stesso.
C’è da dire però che in una città paralizzata da ritardi, corse soppresse, biglietterie chiuse negli orari di punta, proteste dei dipendenti Eav che non vengono pagati, Geppino può rincuorarsi e sentirsi fortunato quando ha l’onore di beccare il nuovo treno della Cumana, il convoglio ferroviario all’avanguardia messo da qualche mese sui binari che collegano i capolinea di Montesanto e Torregaveta. Il nuovo treno della Cumana possiede tutti i comfort: un sistema di videosorveglianza, monitor di informazione ed interfono, persino il climatizzatore. Per non parlare del suo colore blu fiammante, il colore del mare, degli occhi dei barbari, divenuto poi colore degli occhi dei nobili, il colore dell’introspezione e dell’indefinito, che ben rappresenta la condizione di melanconia che attanaglia il pendolare puteolano. Il viaggio in Cumana assume quindi i connotati di una discesa nell’interiorità, seguendo il motto “Conosci te stesso” definito da Socrate: solo la conoscenza di sé e dei propri limiti rende l’uomo sapiente. Il pendolare puteolano è dunque un uomo sapiente, e sa bene che il nuovo treno della Cumana è solo un treno che indica le fermate a voce, più pulito e pittato blu. Per il resto, sempre tardi arriverai. Ma Geppino non si arrende, lotta affinché il suo ottimismo non lo abbandoni mai, ed ogni giorno si reca puntuale sulla fermata, puntuale come uno svizzero, perché in Svizzera tutto funziona e da qualche parte ha sentito che la disorganizzazione di un Paese dipende dagli uomini che lo popolano:                          
“E allora ci dobbiamo comportare come gli svizzeri” ripete tra sé e sé “se facciamo come gli svizzeri, poi funziona tutto pure qua”.         
O povero Geppino, le sue nobili intenzioni non vengono mai ripagate.             
Quando sale sul vagone si accorge che di svizzero c’è solo il tanfo di formaggio delle ascelle di qualcuno, che è comunque il male minore se paragonato ad altri incombenti e imprevedibili disagi.
Le giornate migliori sono infatti quelle in cui il pendolare puteolano scopre che a Bagnoli bisogna scendere dal treno, prendere una navetta che copre lo spazio di UNA fermata, raggiungere Agnano, e aspettare un nuovo treno che lo condurrà a Montesanto: “Altro che capitale europea” bisbiglia Geppino “qua siamo ai livelli di viaggio transatlantico”.            
“E allora ci dobbiamo comportare come i francesi” confida Geppino ad un altro pendolare divenuto ormai suo amico, data la mole di tempo trascorsa più sulle fermate che nei luoghi da raggiungere, “i francesi sono un popolo che si fa rispettare. Appena si svegliano, il primo pensiero è vedere che tutto funziona. Non sia mai si accorgono che poco poco poco c’è qualcosa che non va, subito corrono sotto l’arco di trionfo e fanno burdell'. Noi invece qua stiamo sempre a lamentarci tra di noi, e a che serve?”. Il silenzio destato nel compagno di viaggio fu interrotto dal cellulare di Geppino che iniziò a squillare un vivace e disinvolto “Basta che ce sta ‘o sole, ca c’è rimasto o mare, na nenna a core a core ‘na canzone pe’ canta’” che gli metteva sempre una tale allegria da indurlo quasi a non rispondere pur di ascoltarla tutta.              
“Architetto milanese buongiorno, la sua telefonata arriva al momento giusto. Sono in Cumana e mi stavo lamentando dei nostri disagi coi mezzi pubblici, da voi a Milano invece funziona tutto eh? Eh già, Il Cavaliere vi ha messo tutto apposto. Vabbuò e lui penso che in Svizzera ci va spesso, perciò”.       
Mentre Geppino rifletteva su quanto sono frenetici i milanesi, su come non perdono mai neanche un secondo del loro tempo, la linea si interrompe per via di una galleria e ciò lo induce a considerare la seccatura di viaggiare sottoterra. Come d’incanto, l’illuminazione: “Ma allora è voluto!” gli occhi di Geppino sbrilluccicano.         
“Adesso ho capito!  Noi abbiamo la fortuna di avere dei mezzi di trasporto che viaggiano al livello della strada. Sì, qualche volta incontrano una galleria, la metropolitana va pure sottoterra, ma la maggior parte del tempo lo trascorrono all’aria aperta. Questo ci consente di avere campo al cellulare e di ammirare il nostro fantastico panorama. È una scelta turistica! Anche per questo sceglie di andare più lentamente. I turisti hanno tutto il diritto di osservare con calma i nostri luoghi. E poi dicono che Pozzuoli non fa niente per il turismo, sempre a fare polemica stanno”.                            
Geppino, come tutti i puteolani, è incline alla facilità di lamentela ma anche alla facilità di gioia, e riesce sempre a guardare il lato positivo delle cose. Da qualche parte ha letto che la vita è una continua attesa, che la vita è aspettare qualcosa che il più delle volte non arriverà. Perlomeno la Cumana arriva prima o poi, ecco il lato positivo. Però aveva sentito anche che “La strada del ritorno è sempre la più breve” e non gli tornavano i conti visto che spesso, per tornare a casa, ci metteva molto più tempo che all’andata. Ma Geppino, negli ultimi giorni, era troppo contento per lasciarsi affliggere da inutili pensieri negativi. L’attesa del treno era alleviata dall’idea di un evento formidabile : la Rinascita del Rione Terra, lo storico nucleo abitativo di Pozzuoli.  
Geppino aspettava con ansia la riapertura della Cattedrale del Duomo, non vedeva l’ora di prendere parte alla folla festosa di puteolani vestiti col più migliore abito della domenica.
Poco importa se ci hanno messo trecento anni per completare i lavori. Poco importa se con gli stessi soldi spesi avrebbero potuto costruire Las Vegas. Poco importa se da Arco Felice a Pozzuoli (due fermate di Cumana, tempo di viaggio cinque minuti) Geppino ci impiegherà un’ora e mezza della sua vita.  
“Architetto milanese buongiorno, anche noi abbiamo il Duomo! Tiè!”. 

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