“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Daniele Coltrinari

Cultura e resistenza basca: Bernardo Atxaga

È considerato il maggior scrittore basco vivente e ha vinto numerosi premi, come ad esempio il Grinzane Cavour e il Mondello, nel 2019 gli è stato conferito il Premio Nazionale delle lettere dal Ministero della Cultura Spagnola; Bernardo Atxaga, alla fine del 2020 è tornato sulle librerie italiane con Obabakoak a quasi trent’anni dalla prima edizione italiana uscita per Einaudi. Pubblicato in una nuova veste grafica e con una traduzione aggiornata, Obabakoak, oltre a essere impreziosito da una nota di Sonia Piloto Di Castri (ha curato la prima traduzione per Einaudi e la revisione per la nuova edizione pubblicata da 21lettere) vede al suo interno anche una riflessione finale dello scrittore sulla tradizione culturale basca.

La vita “normale” in Portogallo: Dulce Maria Cardoso

Cascais dista circa una trentina di chilometri da Lisbona ed è situata sulla costa atlantica, fino a prima dell’inizio della pandemia, era uno dei luoghi più cosmopoliti e turistici del Portogallo, tuttavia ha sempre avuto una storia importante fin da quando il re D. Luís I scelse la baia come residenza estiva, alla fine del XIX secolo. In uno splendido e solare pomeriggio, qui il clima è mite e senza precipitazioni per buona parte dell’anno, abbiamo incontrato e intervistato la scrittrice portoghese Dulce Maria Cardoso, proprio a Cascais, città dove vive attualmente.

Dall’altra parte del mondo

Era considerata la nuova mecca della felicità, ci andavano a vivere sempre più persone, italiani compresi, residenti da tempo a Lisbona, stufi e frustrati dalla capitale lusitana, diventata impossibile negli ultimi anni per chi non guadagnava abbastanza a causa dei continui rincari degli affitti, oramai eccessivi e folli.

Pura poesia

Al sesto squillo del campanello ci affacciammo alla finestra del salotto, dal terzo piano vedevamo con facilità chi fosse in strada davanti al portone del palazzo, centottanta secondi dopo era in casa nostra a fumarne una, la rullò in tempi record, “fa troppo ridere come le chiamano qui, galinhas, vi rendete conto? Galinhas!”, e a raccontarci che non era andato a Milano da suoi genitori perché non ne aveva avuto voglia, non era in buoni rapporti con loro. Questa era una parte di verità, l’altra è che si ritrovava sempre a corto di denaro, il suo stipendio, poco meno di mille euro mensili che percepiva come i suoi colleghi italiani assunti in uno dei tanti call center presenti in città, lo sperperava in divertimenti e vizi vari e l’acquisto di un biglietto low cost andata e ritorno non rientrava tra le sue priorità.

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