“Sai che significa esser bruciati / e senza un filo, un'ombra di sorriso? / Sai che significa implorare la gioia, / perché ritorni come un tempo sul tuo viso? / Un mare di fiori gettato su un guitto / non può colmare il suo vuoto orrendo. / Un attore senza voce è un lazzaro / e rotea come una girella nel vento. / Ma egli si ostina a non voler morire / e con desiderio aspetta l'alba / sterminata, gelida, ventosa, / perché è bella la vita, e misteriosa, / e così labile”

Angelo Maria Ripellino

Interviste

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

"La fantasia priva della ragione produce impossibili mostri: unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie”.

 

"Il vampirismo, per come immaginato e interpretato nel Secolo dei Lumi da fede, superstizione e scienza, è il tema de L'immagine del vampiro nel XVIII secolo tra teologia, medicina e filosofia, un saggio di Salvatore Grandone pubblicato da Roger Sarteur Editore di Aosta. L'autore, professore ordinario di storia e filosofia nei licei, dottore di ricerca al Centro di Ricerche sull'Immaginario di Grenoble, dottorando in scienze filosofiche alla Federico II di Napoli, offre spunti di riflessione critica sulle più celebri dissertazioni che nel Settecento affrontarono la questione del "non-morto", individuando i problemi suscitati dal fenomeno in fatto di teologia, filosofia e medicina. La questione teologica, con la resurrezione dalla morte, e quella medica del cadavere in trasformazione vanno a ibridarsi nello stile esposto in tali opere, ponendo interrogativi eminentemente filosofici sulle disfunzioni dell'immaginario stesso, sino a riflettere su diverse importanti problematiche di filosofia della scienza”.


                                                                                                                                                         (cit., dalla quarta di copertina)

Un artista osserva le sfumature del mondo e trae spunto per la tavolozza di colori delle sue creazioni.
Me lo ha insegnato Alfonso Mezzacapo, pittore napoletano e portiere di notte negli alberghi, per il quale il paesaggio umano è una forte attrattiva ed una continua carica di stimoli creativi.
Alfonso mi racconta che ogni forma e “mutamento”, in quanto cambiamento di movenze ed atteggiamenti, di una persona che cammina solitaria lungo una strada può colpire ed attrarre l’occhio sensibile all’arte e, di conseguenza, condizionare le intensità e le sfumature di colore di un’opera d’arte, per esempio un quadro.

Il Rossini Opera Festival (ROF) ha messo in scena l’opera in quattro atti Guillaume Tell che ha debuttato in anteprima internazionale l’11 agosto 2013 nella suggestiva Arena Adriatica di Pesaro. Uno spettacolo contemporaneo dove la scenografia a più livelli permette un’immersione totale nella vicenda del leggendario eroe che liberò la Svizzera dagli Asburgo il 1° agosto del 1308. Un perfetto equilibrio tra le parti composte dall’orchestra del Teatro Comunale di Bologna, dal coro e dalle potenti e raffinate voci soliste e dal corpo di ballo coordinato dal coreografo Ron Howell; interventi tersicorei danzati con grande professionalità e ricerca estetica.

2 Agosto, ore 22:00, Napoli.
Sono qui nella mia stanza nell'afa estiva per scrivere il diario di una giornata atipica: con un po' di fantasia il mio personal computer diventa un calamaio e il mio mouse una piuma bianca: voilà! Ora mi sento davvero come Jonathan Harker, uno dei protagonisti del romanzo di Bram Stoker, Dracula.
Tutto è iniziato questa mattina: armata di straccetto d'aglio e croce (la prudenza non è mai troppa non si sa mai) mi accingo ad incontrare i miei ospiti. Sono in leggero ritardo e mi affretto: non bisogna scherzare coi vampiri, possono sempre reagire male e azzannarti la giugulare, meglio tenerli buoni.
Da lontano li vedo arrivare e, per mia fortuna, non sono in gruppo ma solo due: Roberto Colasante e Flavia Razzano, videomakers, rispettivamente “vampire” director e “vampire” editor di un progetto 'made in Naples', una casa di pruduzione indipendente che già dal nome ci suggerisce che  bisogna aver paura: Amygdala Production. L'amygdala è infatti proprio quella parte del cervello che gestisce le emozioni, in particolare la paura: non stupisce quindi che il loro ultimo lavoro, Linee di sangue, un trailer vecchia maniera, indaghi proprio l'universo dark e sinistro dei vampiri.

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