“Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette”

Friedrich Hölderlin

Interviste

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Sabato, 24 Maggio 2014 00:00

We get around Desmond

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Se pensavate che il mondo dei fumetti degli ultimi tempi fosse tutto supereroi americani tormentati e in calzamaglia, beh, mettete in garage la Batmobile: il fumetto è qualcosa di più "sporco", e segue una linea rosso sangue. Così è per Walton Zed, uno che non si nasconde e affronta l'arte in tutte le sue forme: è pittore, musicista, ha alle spalle anche diversi videoclip come regista e ora... un fumetto. Con tanto di "parental advisory".
Abbiamo fatto due chiacchiere con lui durante l'edizione 2014 del Napoli Comicon, il salone internazionale del fumetto, e allo stand de La Carestia Edizioni abbiamo scoperto una piccola perla: Desmond – Il macellaio di Sleepy Valley, una serie dal sapore americano che ha come protagonista l'antieroe per eccellenza: un assassino, anzi meglio, un serial killer, tormentato da un passato di torture e sofferenza, che in una cittadina di periferia porta via le vite di sbandati e drogati, guidato da un motivo oscuro come il suono della sua voce.

Il punto di partenza di questa intervista potrebbe essere un racconto o meglio: un racconto di sé e del proprio lavoro. Per i lettori de Il Pickwick: chi è Vittorio Matrisciano e quando comincia a fotografare la scena?
Mi chiedete chi è Vittorio Matrisciano ma, più che parlare di me, preferirei parlare del progetto che, insieme alla mia compagna Gabriella Nugnes, abbiamo voluto fortemente e parlando del progetto si arriva a capire anche come si è arrivati sulle scene.
Vivendo in una città come Napoli, dove i drammi e le commedie quotidiane vengono accentuati e vissuti in modo totalmente unico, partimmo col fotografare le scene di vita della città, delle persone e dei luoghi “dimenticati” dai più ed ecco il perché ci chiamiamo “olvidado”, traduzione in spagnolo di “Dimenticato”. Spesso ci hanno chiesto perché lo abbiamo tradotto in spagnolo, beh, la risposta è semplice: abbiamo voluto riportare alla luce la natura spagnola della città, anch’essa dimenticata. Così nel 2008 nacque Olvidado Photographers, spagnolo e inglese fusi insieme, proprio come son fuse le diverse culture che creano Napoli, nel 2012 aprimmo Olvidado Photo Studio.

Ha trentacinque anni e “mastica” musica quasi da trenta… La sua musica. Canzoni originali, che lui stesso mette sullo spartito curando ogni dettaglio, dagli arrangiamenti fino al testo. Lui è Davide Combusti, per il pubblico The Niro, un EP e tre album all’attivo, tutti rigorosamente in lingua inglese, tanti concerti all’estero e altrettante collaborazioni con artisti internazionali. Cantante, musicista e compositore.
Collabora alla stesura di diverse colonne sonore e scrive quella del film Mr. America diretto da Leonardo Ferrari Carissimi. Dopo tanto girovagare Davide si è fermato in Italia. Per quest’anno.

Venerdì, 17 Gennaio 2014 00:00

L'arte della danza di Valeria Apicella

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Danzatrici e danzatori si spingono all’estero per cercare una realtà diversa e più stimolante e rincorrere i loro sogni. Così decise anche la danzatrice napoletana Valeria Apicella che, diciassette anni fa, si spostò a Parigi per lavorare con uno dei suoi coreografi preferiti (Paco Décina), poi alla Biennale di Venezia con Carolyn Carlson ed in Germania con Sasha Waltz, il suo “secondo amore” dopo Décina.
Oggi porta a Napoli il debutto di un suo nuovo spettacolo, Elle est là #4, frutto di tre anni di lavoro in residenza ad Epinay sur-Seine, presso la Maison du Théâtre et de la danse (MTD), dove ha lavorato anche ad altre realizzazioni come il trittico Psalm che comprende Psalm a secret song 2011, Travelling 2012, Golden Room 2013, aprendosi ad un lavoro anche sulla voce, il video, l’installazione e la poesia.

Mercoledì, 08 Gennaio 2014 00:00

Asta per la Ricerca

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“Voglio che ai miei disegni, alle mie incisioni, ai miei oggetti, ai miei quadri, insomma ad ognuna delle cose che hanno reso felice la mia vita, sia risparmiato lo sguardo vacuo di un passante indifferente; voglio invece che vengano sparpagliate dal martello di un banditore”.
Edmond de Goncourt, contemplando la Bellezza con la quale aveva arredato la propria casa, la destinava non alla freddezza professionale di qualche pubblica esposizione affollata bensì al tepore della contemplazione privata, familiare, intima, personale. Per questo – perché quadri e statue ed ogni altro oggetto forgiato dall’Arte potessero viaggiare dalla propria stanza alla stanza di qualcun altro – era solito immaginare un’asta immaginandone gli sguardi puntuali dei partecipanti, la silenziosa tensione, l’attesa fremente, gli sbalzi improvvisi, le mani alzate ad indicare l’offerta, il timore della sconfitta, l’ebbrezza dell’acquisto e certi sbuffi, certi sorrisi, certe piccole o grandi gioie; il tutto ritmato dal secco rumore del martelletto di legno, battuto con forza dal banditore.

L’impero familiare delle tenebre future (il Saggiatore, 2012) è un’opera prima in cui un papa muore in diretta TV e una ragazza intraprende una disperata/disperante ricerca della madre e nel mezzo non accadono tante cose. È un viaggio infernale in cui corpo e mente vengono portati ai limiti.

Sabato, 21 Dicembre 2013 00:00

Twitter-intervista con Elena Bibolotti

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Justine 2.0 è il libro di esordio di Elena Bibolotti, pugliese diplomata all'Accademia di Arte Drammatica "Silvio d’Amico", impegnata nel teatro di ricerca fino alla metà degli anni Novanta, poi nella comunicazione on line per i primi Provider italiani e infine nella direzione di alcune tra le più importanti scuole di musica moderna della capitale, ora è consulente editoriale per lo più disoccupata. Non è che abbia scelto un argomento qualsiasi e se uno è attento al titolo e con un po’ di conoscenza di letteratura ha come un baleno di agnizione.

Il volume Teatro e festività nella Napoli aragonese, edito a Firenze presso Olschki nel 2012, si propone l'obiettivo di assegnare una collocazione storico-critica e filologica alle molteplici forme della teatralità che caratterizzarono Napoli aragonese. L'autrice, Cristiana Anna Addesso, ha inteso riaccendere i riflettori su quella che appare, infatti, una 'spettacolarità' assai variegata, calata in spazi pubblici e privati (le strade e le piazze cittadine, ma anche gli interni dei castelli aragonesi Castelcapuano e Castelnuovo), in cui è stato fondamentale rilevare la dimensione unitaria della festa e le valenze politiche e diplomatiche cui la componente letteraria va ricondotta.

"La fantasia priva della ragione produce impossibili mostri: unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie”.

 

"Il vampirismo, per come immaginato e interpretato nel Secolo dei Lumi da fede, superstizione e scienza, è il tema de L'immagine del vampiro nel XVIII secolo tra teologia, medicina e filosofia, un saggio di Salvatore Grandone pubblicato da Roger Sarteur Editore di Aosta. L'autore, professore ordinario di storia e filosofia nei licei, dottore di ricerca al Centro di Ricerche sull'Immaginario di Grenoble, dottorando in scienze filosofiche alla Federico II di Napoli, offre spunti di riflessione critica sulle più celebri dissertazioni che nel Settecento affrontarono la questione del "non-morto", individuando i problemi suscitati dal fenomeno in fatto di teologia, filosofia e medicina. La questione teologica, con la resurrezione dalla morte, e quella medica del cadavere in trasformazione vanno a ibridarsi nello stile esposto in tali opere, ponendo interrogativi eminentemente filosofici sulle disfunzioni dell'immaginario stesso, sino a riflettere su diverse importanti problematiche di filosofia della scienza”.


                                                                                                                                                         (cit., dalla quarta di copertina)

Un artista osserva le sfumature del mondo e trae spunto per la tavolozza di colori delle sue creazioni.
Me lo ha insegnato Alfonso Mezzacapo, pittore napoletano e portiere di notte negli alberghi, per il quale il paesaggio umano è una forte attrattiva ed una continua carica di stimoli creativi.
Alfonso mi racconta che ogni forma e “mutamento”, in quanto cambiamento di movenze ed atteggiamenti, di una persona che cammina solitaria lungo una strada può colpire ed attrarre l’occhio sensibile all’arte e, di conseguenza, condizionare le intensità e le sfumature di colore di un’opera d’arte, per esempio un quadro.

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