“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Antonio Russo De Vivo - Alessandro Toppi

"Il realismo è l'impossibile" di Walter Siti

“Il realismo, per come la vedo io, è l’anti-abitudine: è il leggero strappo, il particolare inaspettato, che apre uno squarcio nella nostra stereotipia mentale” e “sembra che ci lasci intravedere la cosa stessa, la realtà infinita, informe e impraticabile” (p. 8).
“‘Dettaglio’ è una parola-chiave per il realismo: fin che si tratta di mettere in scena storie emblematiche, o didascaliche, si può restare sulle generali” ma “quando si vuole che il lettore entri davvero dentro al racconto come se lo stesse vivendo personalmente, allora i dettagli devono essere precisi, niente deve stonare, lo scrittore deve diventare uno scenografo assai pignolo” (p. 43). Scrive così Walter Siti, in Il realismo è l'impossibile, e sembra di rileggere il (più volte citato) Vladimir Nabokov delle Lezioni di letteratura russa (“Ciò che dobbiamo notare non sono tanto le idee. In fondo dovremmo sempre ricordare che la letteratura non è una composizione di idee ma di immagini. Le idee non hanno molta importanza, se paragonate alle immagini di un libro e alla sua magia”, p. 198) o – ancora – delle Lezioni di letteratura (“Quando si legge bisogna cogliere e accarezzare i particolari. Non c’è niente di male nel chiarore lunare della generalizzazione, se viene dopo che si sono amorevolmente colte le solari inezie del libro”, p. 31).

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