“Piovve tanto forte che tutti i porci diventarono puliti e tutti gli uomini sporchi”

Georg Christoph Lichtenberg

Martedì, 03 Settembre 2013 02:00

Il dialogo delle sfumature. Intervista ad Alfonso Mezzacapo

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Un artista osserva le sfumature del mondo e trae spunto per la tavolozza di colori delle sue creazioni.
Me lo ha insegnato Alfonso Mezzacapo, pittore napoletano e portiere di notte negli alberghi, per il quale il paesaggio umano è una forte attrattiva ed una continua carica di stimoli creativi.
Alfonso mi racconta che ogni forma e “mutamento”, in quanto cambiamento di movenze ed atteggiamenti, di una persona che cammina solitaria lungo una strada può colpire ed attrarre l’occhio sensibile all’arte e, di conseguenza, condizionare le intensità e le sfumature di colore di un’opera d’arte, per esempio un quadro.

Non è uno di quegli artisti che si lamenta del luogo in cui vive e vorrebbe fuggire per trovare condizioni migliori e valorizzazioni più consone, a lui non piace l’arte come commercio ma interessa instaurare un dialogo con “gli oggetti” dei suoi quadri e con il pubblico che ne fruisce.
Alfonso ama, in senso fisico e professionale, quelle che lui chiama “Le Signorine”, le donne sicure del proprio corpo attraverso il quale far trasparire l’odore della propria personalità.
Innamoramento, attrazione fisica ed immaginativa, sentimenti semplici: Alfonso lo racconta attraverso la sua arte, con diverse sfumature di colore.
Il nome del suo progetto artistico FabulousKhate ed i suoi quadri sono esposti in vari luoghi del napoletano e rappresentano volti e corpi femminili e momenti di amore e passione.
Alfonso ha cominciato lavorando per Guido Cabib, esponendo in varie gallerie le sue opere fino a che, dal 2003, con il progetto FabulousKhate, ha deciso di fare dei suoi quadri spunti per costruire performance e fare creazioni video.
L’ho intervistato per conoscere più a fondo il suo modo di fare arte che ho trovato curioso ed originale e studiato su un filo da equilibrista delle emozioni.
Alfonso è un po’ un dandy per cui la vita stessa è un’opera d’arte e per questo è un acuto e curioso osservatore.

Cosa ti piace delle donne osservate con uno sguardo artistico?

Mi piace il mutamento di forme che si genera dal movimento e dai gesti quotidiani.
Ecco che mi piace osservare le donne quando le vedo camminare per strada, prendere un caffè al bar, conversare animatamente. In alcune donne, poi, noto una sicurezza negli atteggiamenti e nel modo di porsi che mi stimola l’immaginazione ed apporta nuove idee alla mia mano.
Mi piace dipingere lo sguardo, la personalità e la sensualità che caratterizza ogni donna.
Mi piace modellare con le mani i colori del corpo che sono la concretezza di qualsiasi persona e soprattutto coglierne sfumature e sperare che il pubblico possa, attraverso le mie opere, vedere qualcosa che non vede normalmente.

Come rappresenti il desiderio nei tuoi quadri?

Il desiderio è quello che alimenta la mia vita e la mia arte. Il desiderio è il percorso per poi giungere al prodotto, l’opera d’arte completata ed esistente. La fase di realizzazione è molto veloce, ci metto poco a dipingere come atto pratico. Ma la fase di elaborazione che segue l’osservazione è molto lunga ed è alimentata dal desiderio. Generalmente ho nella testa quattro, cinque quadri e li faccio nutrire per un po’ nell’immaginazione, generando quella piacevole sensazione di attesa che non fa mai spegnere la fiammella del desiderio.
Questo è quello che alimenta anche i rapporti di coppia e che, moltissime volte, venendo meno, decreta la loro fine.

Come ricerchi i tuoi soggetti-oggetti?

Per la  ricerca di soggetti da dipingere mi ispiro molto al porno per avvicinarmi ad un linguaggio che parla più ai sensi che all'intelletto. Ma sempre restando all’interno di un certo limite ed è questo il bello. Il corpo della donna da iniziale “oggetto” di desiderio e, nella peggiore delle ipotesi, “oggetto” di sfruttamento ed appagamento delle voglie sessuali maschili, diventa soggetto dell’opera d’arte e soprattutto ispira, condiziona, influenza e direziona le scelte artistiche. Questo aspetto che chiamo ambivalenza tra soggetto ed oggetto, è quello che mi piacerebbe sperimentare nei quadri che ho in mente di realizzare entro la fine di quest’anno e che potrebbero apportare un cambiamento alla  linea pittorica da me seguita fino ad ora.
Il rapporto uomo-donna e, nel mio caso, pittore-modella deve essere un dialogo che genera eternamente emozioni e stimoli per cui il corpo (inteso come pensieri, movimento, sesso e personalità) non è un contenitore vuoto ma continuamente alimentato ed alimentabile e questo comporta inevitabilmente un “gioco delle parti” tra uomo e donna.

Noto che tieni molto conto del fatto che un’opera d’arte deve essere un prodotto da presentare ad un pubblico e che, quindi, hai molta cura per l’aspetto della chiarezza espressiva.

Assolutamente. Questo è il motivo per cui non sono molto amante di alcuni prodotti dell’arte contemporanea, perché mi sembra che dicano monologhi, dove gli artisti parlano solo di e con se stessi senza pensare ad instaurare un reale dialogo con il pubblico e senza, appunto, preoccuparsi della chiarezza espressiva. Io, invece, ho come obiettivo la comunicazione, il dialogo, tra me e quello che osservo, me e le mie modelle, me ed il pubblico. Dico me in quanto artista ovviamente. Per questo parto comunque da “discorsi” universali, che interessano la vita di tutti, come l’innamoramento, il sesso, il rapporto uomo-donna, ma il mio piacere è quello che il pubblico senta queste cose nello stomaco, si emozioni, le interpreti in base alla propria vita ed alle proprie esperienze, magari comprenda qualcosa che poi possa risolvere problemi della sua vita privata.
E devo dire che, finora, il riscontro del pubblico verso le mie opere è stato sempre molto positivo e questo mi rende felice e soddisfatto.

Da quanto tempo dipingi?

Ho cominciato dieci anni fa grazie ad una persona che mi ha spinto ad inoltrarmi in questo mondo. Fino ad allora disegnavo donne tra schizzi ed altro.

Le esperienze della tua vita privata hanno condizionato i soggetti delle tue opere?

Questa è una cosa che avviene in maniera naturale, nel senso che nel momento in cui sono le mie mani a dipingere, le donne che raffiguro, anche se provengono da osservazione di foto, donne incontrate per strada o solo immaginate, poi, nella fase realizzativa, inevitabilmente assumono aspetti e colori di donne con cui ho avuto degli incontri o delle storie d’amore.

Cosa pensi, allora, della donna sul piano sociale e sessuale?

Credo che un uomo ed una donna sono due essere unici ed irrepetibili con delle caratteristiche individuali che li mettono sessualmente e socialmente in rapporto ed in comunicazione. Credo che una donna non debba vergognarsi del proprio corpo e credo che da questo esca fuori la sua personalità. Alcune sono più sicure di sé, altre, invece, possono essere più deboli o facilmente assoggettabili, ognuna, come ogni uomo, è bella ed unica a suo modo. Io sono uno di quelli che crede nella “sacralità della donna e dell’amore”, che oggi è una sensazione facilmente dimenticabile e difficile da recuperare.

Il nome del tuo progetto artistico è FabulousKhate, ma chi è Khate?

Khate non è una persona specifica, ma tutto quello che sento e desidero nei confronti di una donna.
Infatti le danzatrici, attrici, modelle che interpretano Khate nelle performance che organizzo sono sempre diverse e scelte in base alle situazioni che mi figuro e voglio realizzare in quel momento.
Le performance che nascono dai miei quadri e dai miei personaggi sono un arricchimento che porta a fondo il mio desiderio di fare “spettacolo e comunicazione” non solo “arte”. Quindi la contaminazione con la danza, il teatro e le arti visive e multimediali mi affascinano molto e rendono complete le mie esigenze ed i miei desideri da artista.

Cosa significa essere un artista a Napoli?

Io non sono uno di quelli che si lamenta del posto in cui vive e vorrebbe fuggire per trovare condizioni e valorizzazioni della propria arte altrove. Il mio interesse è il dialogo e la comunicazione, per cui, stare a Napoli o in un'altra città, non mi cambia. Anche se vivere e lavorare in una città in cui ci sono solo ricchezze naturali e non costruite, nel senso che Napoli è una città storicamente, culturalmente ed artisticamente ricca, non per crescita ma di nascita, fa scattare allora anche la voglia della “missione”, di decidere di dare il proprio contributo qui ed ora ed assicurare così a mia figlia ed ai giovani nuovi orizzonti e nuovi progetti da portare avanti e far crescita a livello cittadino e civile. Bisogna farsi rincorrere dalla civiltà e non solo rincorrerla. Certo a Napoli non c’è un buon mercato, perché siamo condannati da secoli alla “sciatteria”, ma, credo, che se il messaggio dell’artista è valido, lo è in qualsiasi luogo e condizione. Se non è così, è l’artista stesso che deve porsi delle domande.
Io vorrei che il mio messaggio facesse un lungo ed emozionante viaggio, partendo da qui, da ora, da me e dalla mia città.
Emozionarsi e far emozionare è quello che non spegnerà mai il desiderio artistico e biologico.

 

 

Accenni biografici:

Alfonso Mezzacapo è nato a Napoli nel 1973.
Nel 2003, con il "marchio" Fabulouskhate, da autodidatta, è introdotto al mondo dell'arte grazie a Guido Cabib per la cui galleria (changing role-move over gallery) realizza una personale e partecipa a varie fiere nazionali e internazionali (Torino, Madrid, Chicago, Miami, ecc).
Le sue opere sono realizzate senza l'uso dei pennelli ma stendendo direttamente con le mani il colore sulle tavole, carezzando le proprie figure.
Dal 2009, grazie alla collaborazione dell'agenzia di comunicazione Ogham e con il supporto di Creativina, Fabulouskhate diventa un progetto multimediale con il preciso intento di coinvolgere differenti realtà creative e differenti linguaggi attorno al sentimento messo in mostra con le tavole.

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