“Dico sul serio. Riconosco il talento quando lo vedo, anche se a me manca. Quando recitavamo a Praga nel 1911 e nessuno aveva mai sentito parlare di Kafka, lui venne dietro le quinte e appena lo vidi capii che mi trovavo in presenza di un genio. Ne sentivo l’odore, proprio come un gatto sente l’odore del topo. Così è cominciata la nostra grande amicizia”.

Isaac Bashevis Singer (su Franz Kafka)

Martedì, 27 Agosto 2013 03:45

L’opinione dei danzatori stranieri nell’opera Rossiniana del "Guillaume Tell": intervista a Maxime Freixas e Maria Eugenia Rivas

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Il Rossini Opera Festival (ROF) ha messo in scena l’opera in quattro atti Guillaume Tell che ha debuttato in anteprima internazionale l’11 agosto 2013 nella suggestiva Arena Adriatica di Pesaro. Uno spettacolo contemporaneo dove la scenografia a più livelli permette un’immersione totale nella vicenda del leggendario eroe che liberò la Svizzera dagli Asburgo il 1° agosto del 1308. Un perfetto equilibrio tra le parti composte dall’orchestra del Teatro Comunale di Bologna, dal coro e dalle potenti e raffinate voci soliste e dal corpo di ballo coordinato dal coreografo Ron Howell; interventi tersicorei danzati con grande professionalità e ricerca estetica.

I danzatori che il ROF ha selezionato tra oltre trecento domande di partecipazione hanno dimostrato che la danza contemporanea italiana può trovare un’onesta collocazione anche all’interno di una piéce a più mani che conferisce a loro un ruolo non subalterno ma di totale collaborazione con gli altri artisti. La presenza di danzatori esteri concede all’intera opera un respiro più ossigenato e ne rilancia il livello su scala mondiale.
Ho deciso di intervistare i due danzatori stranieri Maxime Freixas (Ballet de Geneve, Ballet Actuel de Nathalie Bard, Compagnia Artemis danza), francese e Maria Eugenia Rivas (Sasha Waltz, Carolyn Carlson), venezuelana, per condividere con i lettori del Pickwick, amanti dell’opinione del mondo della danza e non solo, una prospettiva che dia voce a coloro che per parlare utilizzano il loro corpo. Credo che essere danzatore oggi significhi avere coraggio nell’accettare la propria missione artistica e sociale e per poter comprendere i vantaggi e talora le problematiche di questa professione è utile parlare direttamente con chi ha scelto di vivere una vita nomade.


Conoscevi già il ROF?


Maxime:
No, non conoscevo il ROF prima di quest’esperienza, sebbene sia venuto a conoscenza della sua importanza grazie a dei colleghi italiani molto gentili che mi hanno parlato dell’audizione e mi hanno aiutato a partecipare alla selezione. Il loro aiuto è stato necessario perché ero in Italia solo da due mesi e non comprendevo né parlavo l'italiano.

Maria: Sì, conoscevo il ROF ma non avevo avuto l'occasione di partecipare. Ho Saputo dell’audizione tramite e-mail. Ho Ricevuto l'invito da alcuni colleghi.


Che ruolo interpreti da danzatore all’interno dell’Opera?


Maxime:
Nel primo e nel quarto atto sono un popolano svizzero. Nel terzo atto sono un ufficiale austriaco. Le coreografie che danziamo sono molto dinamiche e mi diverto ad interpretare questi ruoli.


Maria:
Nel primo atto interpreto il ruolo di popolana svizzera che sta per sposarsi e nel terzo atto, sebbene il ruolo sia lo stesso, indosso un costume tradizionale svizzero per danzare.


Come si svolgono le prove e quindi il processo creativo? Credi sia marginale la presenza dei danzatori all’interno dell’opera, oppure in quest’esperienza la collaborazione con gli altri artisti è alla pari? 


Maxime:
Devo premettere che l’organizzazione del ROF è davvero esemplare perché abbiamo degli orari lavorativi molto precisi e questo per me è importante perché denota un profondo rispetto del danzatore e dell’essere umano. Dico e preciso questo perché generalmente quando si lavora nel mondo della danza la tendenza generale è quella di far sforare le ore di lavoro senza che vengano retribuiti gli straordinari. Il training del corpo di ballo è una lezione di danza classica o contemporanea seguita dalla pulizia delle coreografie e dalla ripetizione delle parti che il coreografo intende perfezionare; poi secondo l’esigenza si fa un filato dell’intero spettacolo. Il processo creativo è stato molto stimolante perché il coreografo ci ha permesso di creare valore attraverso il nostro personale contributo, dandoci l’opportunità di presentare nostre coreografie nate durante i laboratori di ricerca sulla tematica dello spettacolo. La collaborazione è stata assolutamente alla pari. Lavorare con i figuranti speciali e con i cantanti è stata una possibilità per condividere differenti esperienze artistiche apportando allo spettacolo diversità e colore.


Maria:
abbiamo lavorato col coreografo Ron Howell che ci ha fatto improvvisare su delle sensazioni precise e il materiale coreografico che abbiamo portato in scena è stato il frutto di questo processo; poi si è costruito il tutto. Devo dire che in quest’opera i danzatori hanno lavorato alla pari degli altri partecipanti dell’opera, cantanti, coristi e così via… anche se generalmente nelle opere italiane e non solo non si dà al danzatore il giusto valore.

 

 

 

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