“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Domenica, 30 Aprile 2017 00:00

La realtà di Melito Irpino nelle parole di Carmine Santoro

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Melito è un piccolo centro della Bassa Irpinia. Poche anime, la parte storica abbandonata a se stessa. Alcuni ragazzi, guidati da Carmine Santoro, attivista politico da una vita, hanno deciso di attivarsi per riportare alla luce la bellezza del posto. A loro va un grande in bocca al lupo, abbiamo trascorso insieme uno splendido venticinque aprile.


Qual è il tuo con il presente, con la realtà attuale?
Il rapporto con la realtà attuale è molto difficile, vivendo nel sud del mondo. Attualmente stiamo assistendo ad una trasformazione del sistema capitalista, una fase che è diventata umanamente insostenibile. Vengono distrutte vite umane per permettere a questo sistema di riprodursi. Sono un irpino e ho deciso di rimanere e resistere attivamente, cercando strutture e momenti di aggregazione dal basso si cerca di recuperare o ricostruire rapporti umani e sociali. Le persone dovrebbero riscoprire la bellezza dello stare insieme e della condivisione, l’importanza dell’ascolto e della solidarietà. Stiamo assistendo ad un fallimento della globalizzazione e ad un imbarbarimento dei popoli a causa di una competizione sempre più feroce per accumulare capitale. Per continuare ad esistere, invece, bisogna cambiare rotta e sottrarsi alle logiche di mercato.

Il senso del venticinque aprile oggi, nel 2017.
In ogni epoca, in ogni contesto, bisogna lottare e resistere per sconfiggere ogni forma di costrizione, di fascismo e di oppressione. Vivo in un piccolo paese dell’Irpinia e da qualche mese stiamo cercando di formare un gruppo di giovani autogestito per uscire dall’immobilismo e dall’apatia in cui questa società vuota e disgregata ci ha costretti a rifugiarci. In questo modo stiamo cercando di dare un segnale forte contro chi cerca di affossare le coscienze, chi cerca di ostacolare la nascita di percorsi collettivi. Il mio paese è Melito Irpino, una piccola realtà di circa duecento anime, dove non esistono una comunità e delle strutture e spazi che possano permettere uno sviluppo della personalità di ogni singolo individuo. Non esiste, attualmente, un’associazione giovanile. Dunque ogni giorno bisogna impegnarsi per conquistare la nostra liberazione.

Progetti per il futuro?
Nel mio paese, Melito Irpino, stiamo partendo da zero. Nei prossimi mesi cercheremo di riattivare la biblioteca comunale, la Pro Loco, il Forum giovanile. Poi costruiremo un presidio culturale permanente a Melito vecchia, con lo scopo di ricostruire la memoria storica e l’identità dei melitesi, perse con l’abbattimento del borgo storico per finalità economiche. Stiamo praticando un nuovo modo di vivere il paese, vivremo e lavoreremo per ricostruire la comunità e per costruire la socialità. Il gruppo giovanile di Melito Irpino, nato poco più di un mese fa, è formato da una ventina di giovani con un’età compresa tra i venti e i trentatré anni. A volte facciamo fatica a far coincidere certe volontà e il confronto non è sempre facile, ma gli obiettivi comuni ci uniscono e ci danno la forza di andare avanti. Quello che vogliamo è migliorare la realtà che ci circonda, rendendo il nostro paese un posto da visitare.

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