“A questo mondo, compagni, il peccato in grado di coprire la spese viaggia liberamente e senza passaporto; la Virtù, qualora squattrinata, la fermano a tutte le frontiere”

Herman Melville

Mercoledì, 30 Marzo 2016 00:00

Conversazione con Alberto Canestro

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Dopo il successo delle due serate al Teatro Cantiere Florida di Firenze – rispettivamente il 5 marzo per il Forum Donne AVIS Toscana e il 6 marzo per la Festa della Donna nella Domenica Metropolitana del Comune di Firenze – la Callas del coreografo Alberto Canestro e della sua Lyric Dance Company si appresta a calcare i palcoscenici estivi per portare la storia del più grande soprano di tutti i tempi al pubblico della danza.

Lo spettacolo porta a 360° l'impronta del coreografo e insegnante, attivo a Firenze da oltre un decennio come apprezzato insegnante prima e come creatore dell'Accademia Lyric Dance Studio di cui la Company è la propaggine in scena. La danza, si sa, è infatti innanzitutto studio e durissimo sacrificio, impegno continuo e quotidiano che non ammette distrazioni, come conferma lo stesso Canestro.

“Ho studiato all'Accademia Nazionale di Danza di Roma e con i più grandi maestri italiani – dice il coreografo – e credo che insegnare sia una vocazione, un dono, che richiede caratteristiche che non tutti hanno. Ai miei ragazzi chiedo moltissimo, cerco di tirare fuori il meglio da loro ma sono il primo che lavora con loro in sala, ogni giorno, senza sottrarmi. Dico sempre loro che viene prima il sudore e poi la bellezza, ma se poi non mostri sia il sudore sia la bellezza non potrai mai avere la sicurezza che il messaggio e le informazioni che vuoi trasmettere siano arrivate a destinazione”.

La Lyric Dance Company ha finora messo in scena già diverse creazioni originali, spettacoli nuovi nati dalla creatività di Canestro e proposti in luoghi suggestivi come il Teatro Romano di Fiesole o l'Accademia di Belle Arti di Firenze, ripercorriamo brevemente con l'autore queste tappe.

“Il debutto assoluto della Lyric Dance Company è stato nel 2010 con lo spettacolo dedicato ad Artemisia Gentileschi, creato per l'Accademia di Belle Arti di Firenze e rappresentata per la prima proprio nel teatro dell'Accademia, nell'aula Minerva. È uno spettacolo ispirato alla grande pittrice, icona della libertà femminile e del talento artistico, messo in scena da un cast di ottimi professionisti. Questo spettacolo si è poi evoluto in Artemisia, Tamara e Frida. Il colore perenne ossessione, gioia, tormento con le musiche originali di Enrico Fabio Cortese e i costumi creati da me e Teresa Zinno, dove la figura della donna artista e ribelle si triplica e arriva fino al Novecento. Sempre partendo dalla pittura, cui appartengo essendomi laureato in Accademia proprio in Pittura, ho portato in scena la mia rilettura di Caravaggio, coinvolgendo anche due giovani coreografi nella loro prima creazione”.

Anche Maria Antonietta, la regina di Francia moglie di Luigi XIV che passò dai fasti di Versailles alla ghigliottina, è stata oggetto di una rilettura da parte di Alberto Canestro che l'ha immaginata come una specie di bambina calata nell'atmosfera e negli intrighi di quella corte e nei drammi di quel tempo.

“Sempre alle donne è dedicato lo spettacolo Cinque Danze contro la Violenza andato in scena quest'anno con le musiche di un grandissimo pianista, Michelangelo Galliano, e scritto da me insieme a Laura Agostini, che da qualche tempo mi affianca nella direzione artistica della Compagnia. Ho poi realizzato in precedenza delle coreografie tagliate a misura di danzatori come Giuseppe Picone, etoile internazionale che non ha bisogno di presentazione, per cui ho creato Minotauro. Un'altra verità che ha magnificamente impersonato questo mito classico al Teatro Romano di Fiesole, con le musica di Stefano Burbi”.

Legato all'idea di restituire una dimensione drammaturgica alla danza e una specifica funzione narrativa al costume, Canestro ha immaginato una Callas altrettanto suggestiva nell'evocazione del dato autobiografico che nella rievocazione dell'artista, protagonista unica e indimenticabile della lirica ma anche di una stagione culturale di cui ormai possiamo solo piangere il ricordo.

“Con Laura abbiamo voluto evitare il racconto meramente biografico" – spiega Canestro – "di cui tuttavia restano ampie tracce attraverso interviste, video e sprazzi nella coreografia; abbiamo però voluto tentare di raccontare di più Maria, la donna, dalla grande personalità ma anche dalla grande fragilità, tanto indipendente quanto ipersensibile. L'abbiamo evocata nella danza attraverso i suoi grandi ruoli – Violetta, Anna Bolena, la Gioconda, Norma – danzati sui suoi cavalli di battaglia ma non solo. Abbiamo voluto creare un contrasto inserendo brani su musica barocca di Antonio Caldara e qualche suggestione elettronica per creare una molteplicità di piani che ci consentisse di tenere insieme la biografia, i simboli e il mito. In scena, ad esempio, molto spesso la Callas è sdoppiata, appare la sua immagine terrena, elegante ma appesantita dal dolore, cui si affianca e contrappone il suo “doppio” danzante che rappresenta l'anima, l'arte. Mi piace ricordare in particolare la scena in cui Maria incontra, simbolicamente, il figlio mai avuto, interpretato dal bravissimo Yuri Mastrangelo dell'Opera di Roma, in un momento commovente che si conclude con l'apparizione dell'Angelo della Morte che le strappa la collana di perle e con essa la vita. Il suo mito, la sua arte, però rimangono, arrivando intatte a noi fino ad oggi”.

Ben saldo nel solco dello stile Neoclassico, Canestro cita tra i suoi riferimenti fondamentali Jiří Kylián, Hans Van Manen, Angelin Preljocaj, Balanchine e, per l'intensa emotività, Martha Graham e Pina Bausch. Dai suoi danzatori vuole il massimo e si batte perché i giovani della sua compagnia, ma non solo, abbiamo modo, possano continuare a conoscere la danza, quella che ormai sta scomparendo dai teatri italiani.

“Oggi più che mai c'è bisogno della danza" – conclude il coreografo – "per me insegnare è una vocazione ma anche un impegno. Oggi i corpi di ballo sono chiusi come entità estranee ai teatri, i giovani rischiano di non riuscire a vedere più la danza; è un danno enorme. I miei danzatori, invece, hanno la possibilità di vivere, fatte le debite proporzioni, tutte le fasi creative e produttive di un teatro o di una compagnia di danza. Dalla sala alla sartoria, dal management alla grafica, dalla promozione alla messa in scena, tutto accade sotto i loro occhi e con la loro partecipazione; io la chiamo 'la mia piccola Opera di Firenze' e posso dire che ogni giorno quello che mi muove e muove tutto il mio staff e la volontà di conservare e moltiplicare questo miracolo che è la danza”.

 

 

N.B.: foto di scena Simone Nesi

 

Video-promo di Callas

Video-promo di Minotauro. Un'altra verità

Intervista ad Alberto Canestro su Toscanamattina

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