"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Giovedì, 24 Gennaio 2013 21:14

L'elegante comicità de Il Vantone

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Tutto si gioca sul verbo.
La parola, declinata nella forma dialettale di un romanesco d’avanspettacolo, si snoda in rime baciate nell’atto unico de Il Vantone per la regia di Arturo Cirillo, ripreso dalla versione di Pier Paolo Pasolini del Miles Gloriosus di Plauto.
La rappresentazione, di scena al Mercadante di Napoli, poggia su un cast di soli uomini che, nella migliore tradizione dell’En travesti,  si sdoppiano in ruoli maschili e femminili con innegabile professionalità e trascinante istrionismo.
Il testo in scena si rifà alla rielaborazione in chiave moderna che Pasolini diede al testo di Plauto nel 1963.

Protagonista della commedia latina è Pirgopolinice, lo spaccone soldato romano che si crede infallibile amatore e fa vanto delle sue conquiste in guerra ed in amore che non sempre trovano fondamento nella realtà. La sua spalla e fedele servitore è Palestrione, il furbo domestico che gli gioca un brutto tiro e lo punisce per cotanta tracotanza.
Credendosi immune al rifiuto di qual si voglia donna, Pirgopolinice vuole fare di Filocomasia la sua amata cortigiana e la porta con sé ad Efeso. Ma Filocomasia è in realtà legata all’amore che prova per Pleusicle, il giovane ateniese. E qui entra in gioco Palestrione che architetta un piano di sotterfugi per dare una lezione al suo padrone e far trionfare l’amore legittimo tra Filocomasia e Pleusicle: con un foro tra le due abitazioni, Palestrione permette ai due amati di incontrarsi in segreto e di fronte all’intuizione dell’inganno da parte dello schiavo Sceledro, il servo trova l’espediente dell’esistenza di una sorella gemella di Filocomasia. Il tutto con la complicità di Periplectomeno, il vecchio vicino di casa di Pirgopolinice. Il piano va infine a segno e trionfa la morale della giustizia.
L’impronta pasoliniana è ben evidente.
La scelta di riprendere un'opera di Plauto non è casuale come casuale non è la scelta di rielaborare un testo come Il Vantone. Pasolini riprende il testo latino, caratterizzandolo a modo suo. C’è sempre quel velo di insoluta malinconia dietro le movenze e le maschere comiche degli attori, come ingabbiati in un ruolo dal quale non è facile uscire. C’è la perfetta fusione del linguaggio dialettale con gli stornelli e i tempi comici della ribalta. Ci sono le movenze degli artisti che da bravi caratteristi concorrono alla messa in scena di un qualcosa che volontariamente esula da ogni rimando alla realtà.
Lustrini, paillettes e sontuosi abiti da sera che fanno il verso alle starlette del varietà, non fanno che ricalcare la volontà di evasione che allo spettatore viene offerta. La scarna scenografia si avvale solo degli strumenti necessari allo sviluppo dell’intreccio: il divano rosso in velluto, accostato per volontario contrasto al più moderno Hula Hoop.
Arturo Cirillo regista e interprete, nei panni di Pirgopolinice riesce a dirigere al meglio il cast tutto al maschile. Risulta tuttavia indubbiamente centrale la figura di Palestrione che dà modo a Luciano Saltarelli di farsi apprezzare dal pubblico per le grandi doti interpretative e la complicità che instaura con esso sin dal primo momento. Sì perché, da bravo Deus ex machina, Palestrione conduce passo per passo lo spettatore nella rete del tranello che ha intenzione di tendere al suo padrone. Saltarelli riesce ad alternare la narrazione dentro e fuori la cornice della finzione teatrale, confermandosi un interprete completo su più versanti artistici. In linea anche gli altri interpreti che superano a pieni voti la non facile prova di interpretare più ruoli nello stesso atto.
Grande versatilità dunque, che cela indubbiamente una solida esperienza, si ravvisa anche in Vincenzo Nemolato, che strappa al pubblico più di una risata con il personaggio di Periplecomeno.
La forza della rappresentazione, presentata al Napoli Teatro Festival 2012 e riproposta nella stagione invernale dello stabile napoletano, sta nella giuste dose di elegante comicità.
Risultato ottenibile grazie alla comprovata professionalità della compagnia ma soprattutto grazie al linguaggio che onora e rispetta la tradizione teatrale, nella sua migliore accezione.

 

 

 

Il Vantone
dal Miles Gloriosus
di
Plauto
traduzione Pier Paolo Pasolini
regia
Arturo Cirillo
con Arturo Cirillo, Luciano Saltarelli, Vincenzo Nemolato, Rosario Giglio, Michelangelo Dalisi
costumi Gianluca Falaschi
luci Badar Farok
musiche Francesco De Melis
produzione Teatro Stabile di Napoli, Fondazione Campania dei Festival
durata 1h 15’
Napoli, Teatro Mercadante, 23 Gennaio 2013
in scena dal 22 al 27 gennaio 2013

 

 

 

 

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