“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Lunedì, 04 Agosto 2014 00:00

I sogni son desideri… Intervista ad Antonella Di Nocera

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C’era un ragazzo che, come me, amava Tozzi e l’Astra Doc…Potrebbe iniziare così la nostra storia, ma andiamo con ordine.
C’era una volta un giovane nerd che ogni lunedì sera andava al Cinema Astra e che, una volta “cresciuto”, ne parlava e scriveva continuamente. Questo perché il nostro nerd, anche da “grande”, il lunedì sera continuava sempre ad andare al cinema, ma nelle multisale semivuote. E non era la stessa cosa…
Ecco, però, che la storica sala di via Mezzocannone, nel frattempo divenuta aula universitaria, di tanto in tanto, tornava ad essere cinema. Una situazione che ricordava il Pinocchio versione Comencini, che, nel corso delle varie puntate, a volte era burattino, a volte bambino in carne ed ossa, secondo una magia della fata “Lollo”-turchina.

Il nerd, incredulo, riprendeva, dunque, a frequentare il suo cinema preferito. O, meglio, il suo piccolo “paese dei balocchi”. Nel corso di ogni serata, prima e dopo la proiezione, c’era una bella donna che prendeva la parola, introduceva il film in programmazione e, dopo la visione, intervistava il regista-mangiafuoco di turno e apriva il dibattito: era l’organizzatrice delle diverse rassegne che si tenevano ogniqualvolta l’Astra tornava ad essere cinema. Ma il nerd era convinto che quella donna fosse “la fatina dell’Astra” e che lei, solo lei, con la sua magia potesse, di volta in volta, trasformare l’Astra da aula universitaria a cinema.
Di serata in serata, di rassegna in rassegna, lei era sempre lì. O quasi sempre. E, quando non c’era, la sua assenza si sentiva. Il cinema era meno cinema, qualcuno si trasformava in burattino, qualcun’altro si addormentava e si risvegliava con le orecchie d’asino; come, ad esempio, proprio il nerd, che era già predisposto per conformazione naturale. Per non parlare poi di una serie di gatti e volpi che all’ingresso dell’Astra erano soliti pubblicizzare cose di cui in seguito nessuno avrebbe mai sentito più parlare. Ma quando lei c’era, tutto diventava bellissimo. Anche il nerd. E così, nel corso di una delle rassegne da lei presieduta, il nostro protagonista, sempre convinto che quella donna fosse la fatina dell’Astra, decise di avvicinarla. Complice la pur poco prolifica attività per un noto giornale online, diretto da un Geppetto sex-symbol e da un Mastro Ciliegia più rosso che mai, il nerd pensò di intervistarla. E lo annunciò a tutti, amici del giornale e non. Anche a un gruppo di amici coi quali da qualche tempo si accompagnava nelle serate “astrofile”, tra cui una ragazza un po’ lucignoleggiante… Ed è proprio insieme a loro, questi compagni di visioni e bevute presentati dal nerd come redattori della suddetta testata online, che il nostro eroe finalmente realizzò  l’impresa. Quello che segue ne è il risultato…

Dottoressa Di Nocera, ci parli del suo personale rapporto affettivo con il cinema Astra.
L’Astra per me è stato un cinema di formazione. Ricordo quando studiavo all’Orientale e venivo qui a vedere i primi film di Mario Martone. Un’epoca molto felice…

Questo ci porta alla seconda domanda, molto marzulliana: qual è il film della sua vita?
Sicuramente Morte di un matematico napoletano di Martone, ma anche i film di Wenders. Il lunedì c’era il cinema d’autore, le seconde visioni. E io ho visto qui Il cielo sopra Berlino. I film della vita, però, sono tanti, non ce n’è uno solo. Basti pensare che mia figlia l’ho chiamata Lara, per citare Il dottor Zivago

Lei ha lavorato alla produzione di alcuni film. Uno di questi è L’uomo in più. Che ricordi ha di quella esperienza?
Bravo! Hai studiato! Sì, ero organizzatrice. Facevo parte della squadra di organizzazione. Ero già laureata, avevo altri impegni, ma ci tenevo a fare un’esperienza di set. Il ricordo più bello? Quando accompagnavo Toni Servillo a casa e in macchina ascoltavamo Radio3…

Passiamo a qualche domanda triste. Lo stato del cinema Astra oggi...
“È un’aula didattica”, dice l’Università. “È un cinema”, rispondo io. Devo ricordare io che l’Astra è prima di tutto un cinema e potrebbe esserlo tutti i giorni. In effetti, ora loro hanno un affitto da pagare e quella cinematografica non è un’attività commerciale tale da coprirlo. Ecco allora che le varie iniziative, come Astra Doc, il Cineforum in lingua, e speriamo tante altre, si propongono di riaffermare il ruolo dell’Astra come cinema.

E, giusto per intristirci un po’ di più, cosa ci dice della distribuzione italiana?
Il mercato si è frammentato totalmente. Hanno distrutto i cinema delle città, hanno creato le multisale, ma neanche le multisale riescono a dare tutti i film in uscita. A Napoli, in particolare, la metà dei film non arriva, arrivano pochi film, sempre gli stessi in più sale e per pochi giorni.

Possibili soluzioni?
A fronte delle grandi case di produzione, i piccoli produttori dovrebbero mettersi assieme, ma non lo fanno. Attualmente, ognuno si fa il suo film.

Il gruppo si congedò e ringraziò l’intervistata per la disponibilità. I temi delle ultime domande avevano riportato un po’ tutti coi piedi per terra, tra individualismi italioti e soldi per affitti da pagare che non si trovavano certo al Campo dei Miracoli. Ma il nerd era sempre convinto di aver finalmente incontrato “la fatina dell’Astra”, la quale, tra mille difficoltà, riusciva a ricordare ai grilli parlanti dell’università che l’Astra è un cinema. “Chissà se può avere qualche potere anche su quei cinema delle città distrutti di cui ha parlato…”, si domandava il fantasioso protagonista della nostra storia, ripensando a tutti quei supermercati, sale bingo e locali vari che, come delle balene, hanno inghiottito i vecchi cinema Roxy, Adriano, Arlecchino, e così via... Il nerd era consapevole che questo non sarebbe stato possibile, ma, da quando gli avevano dato un lavoro di fronte al Duel:Beat, appena poteva, guardava fuori dalla finestra sperando in una magia…

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