“La memoria è una forma di coraggio”

Jean Vilar

Lunedì, 03 Febbraio 2014 00:00

Un italiano 'internazionale' a Sanremo: intervista a The Niro

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Ha trentacinque anni e “mastica” musica quasi da trenta… La sua musica. Canzoni originali, che lui stesso mette sullo spartito curando ogni dettaglio, dagli arrangiamenti fino al testo. Lui è Davide Combusti, per il pubblico The Niro, un EP e tre album all’attivo, tutti rigorosamente in lingua inglese, tanti concerti all’estero e altrettante collaborazioni con artisti internazionali. Cantante, musicista e compositore.
Collabora alla stesura di diverse colonne sonore e scrive quella del film Mr. America diretto da Leonardo Ferrari Carissimi. Dopo tanto girovagare Davide si è fermato in Italia. Per quest’anno.

A febbraio sarà tra le nuove proposte del Festival di Sanremo con il suo primo brano in italiano: 1969. L’album, invece, sarà nei negozi a partire dal 20 febbraio, proprio in pieno Festival!
“Avevo già composto dei pezzi in italiano per Malika Ayane, per cui ho scritto Medusa, e per Nathalie (vincitrice della quarta edizione di X Factor), anche se, in entrambi i casi, i testi mi vedevano coautore (con Maurizio Mariani in Medusa, con Nathalie e Raf in Sogno d'estate, musiche di The Niro/Braga). La scintilla definitiva è nata durante la registrazione di Medusa. Avevo voglia di qualcosa di nuovo e scrivere in italiano, per quanto più difficile, è stata certamente una sfida stimolante che alla fine mi ha lasciato soddisfatto”.

Ma cosa ha da raccontare del 1969, un ragazzo classe 1978?
“Ci sarebbero tante cose da raccontare di un anno straordinario come il 1969, anche da parte di chi non era presente fisicamente. Anche tramandare una memoria storica è importante. Se non fosse così i Beatles non sarebbero arrivati alle nuove generazioni! Tornando alla domanda, oltre all'uscita di Space Oddity di Bowie, di Woodstock e di Battisti, il 1969 è stato l'anno dello sbarco sulla Luna, che io considero l'evento in cui tutta l'umanità si è sentita unita nella realizzazione di un sogno comune. Ho immaginato poi un verosimile pianto di Giganti (l'Unione Sovietica), Sognatori (l'umanità) Maghi (gli speculatori) e Preti (i conservatori in ambito scientifico), ovviamente per ragioni diverse. 'Stati uniti mai più', che canto nel ritornello, non è un messaggio antiamericano, semmai la constatazione di un'unità tra popoli che ultimamente non c'è più”.

Ma sono tante altre le storie che nascono dalla “penna” di Davide e dalle “corde” della sua chitarra.
"Nei precedenti album ho parlato di solitudine, ho dato vita a tanti personaggi ognuno con le sue difficoltà. Ho parlato, per esempio, di clown e di serial killer...".

Nelle canzoni, però, ogni storia, ogni emozione messa sullo spartito, è sempre al servizio della musica...
"Le note, con i suoni, possono raccontare tutto. È la musica che mi tira fuori quello che ho da dire".

Ed è la musica che lo sveglia nel cuore della notte come se volesse farsi scrivere...
"È vero. A volte, mentre dormo, mi vengono in mente le melodie e appena apro gli occhi corro a fissarle!".

Quando compone, la canzone è già tutta lì, nella sua testa, e Davide la scrive accompagnandosi da solo con tutti gli strumenti.
“Fin da piccolo, guardando gli amici e suonando con loro, ho imparato a 'maneggiare' diversi strumenti: chitarra, banjo, ukulele e mandolino”.

Figlio di un batterista, non si è fatto mancare le percussioni.
“Mio padre non mi ha mai insegnato a suonare. Però mi ha lasciato la sua batteria in camera, e direi che è stata un’ottima idea. Quella la suono da quando ero piccolo mentre la chitarra l’ho presa in mano a tredici anni… ora, però, ogni tanto, ci dormo anche insieme!!!”.

Nel 2008 escono un EP, An Ordinary Man, e il suo primo album, The Niro, da cui viene estratto il singolo Liar che comincia a viaggiare nelle radio italiane facendo conoscere al grande pubblico questo ragazzo dalla voce cristallina che riesce a toccare tonalità impossibili per i più. Poi, a cadenza regolare di due anni, escono i successivi album: Best Wishes, e The Ship. Eppure, nonostante il plauso della critica, The Niro resta un artista per pochi.
"Le mie canzoni in passato sono state trasmesse solo da alcune radio probabilmente amanti di generi più particolari. Forse non tutte le emittenti apprezzavano che cantassi in inglese, perché 1969, al contrario, è stata accolta benissimo anche dai principali network radiofonici!”.

Eppure il successo e la riconoscibilità, per un artista, sono il pane quotidiano.
“Non lo dico per falsa modestia, ma la verità è che faccio la musica perché mi piace e già riuscire a vivere di quello che amo è una grande conquista. Quando compongo una canzone scrivo quello che mi piacerebbe sentire in macchina. Già il fatto che la mia musica piaccia a me, mi basta. Certo, il giudizio degli altri conta, ma solo se il primo a essere convinto sono io. Per essere cantautori bisogna difendere la propria verità”.

Sanremo, si sa, ha le sue regole musicali, dettami lontani da quelli che The Niro ha seguito in questi anni di lavoro, eppure anche lui, quest’anno, farà parte della grande macchina del Festival.
"Direi che non potevo chiedere di meglio che partecipare con un brano nel mio stile. Sanremo è una grande occasione per far ascoltare il mio mondo a un Paese intero. Per me sarà una tappa importante. Potrebbe essere un punto di partenza. Non faccio previsioni, potrebbe accadere tutto e niente. Io sarò comunque contento perché, vittoria o no, mi resta la mia musica".

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