“Dico sul serio. Riconosco il talento quando lo vedo, anche se a me manca. Quando recitavamo a Praga nel 1911 e nessuno aveva mai sentito parlare di Kafka, lui venne dietro le quinte e appena lo vidi capii che mi trovavo in presenza di un genio. Ne sentivo l’odore, proprio come un gatto sente l’odore del topo. Così è cominciata la nostra grande amicizia”.

Isaac Bashevis Singer (su Franz Kafka)

Lunedì, 21 Gennaio 2013 07:15

Il cinema che racconta il cinema

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Roberto Rossellini, Anna Magnani, Ingrid Bergman: ovvero il triangolo che fece scalpore, suscitò clamore, andando a scuotere la morale retriva e bigotta dell’Italietta che arrivava ai primi anni ’50, in bilico tra macerie e ricostruzione, ma al tempo stesso proclive, come per un’indole endemica, ad appassionarsi a vicende che presupponessero di prender partito, sia che si trattasse di elegger beniamino uno fra Coppi e Bartali, sia che bisognasse pronunciarsi su monarchia e repubblica.

Il cinema conosceva in quegli anni la grande stagione neorealista, che impressionava pellicole e schermi coll’urgenza di un rinnovato bisogno di verità. Bisogno che portava sovente ad avvalersi anche di attori non professionisti, come nel caso pure dei due film attorno a cui ruota la vicenda raccontata con taglio a metà tra il documentario e la fiction ne La guerra dei vulcani di Francesco Patierno e che prende le mosse dall'omonimo libro di Alberto Anile e Maria Gabriella Giannice; i due film sono Stromboli terra di Dio e Vulcano, le cui immagini, accuratamente montate ed integrate coi cinegiornali del tempo, raccontano della gestazione e realizzazione delle due pellicole girate in contemporanea alle Eolie da due troupe e la cui lavorazione va di pari passo con l’evolversi delle vicende personali dei protagonisti.
Rossellini, al tempo legato sentimentalmente alla Magnani da un rapporto intenso e burrascoso, si era visto presentare un soggetto per la realizzazione di un film da ambientare alle isole Eolie da parte di cinque ragazzi che stavano sperimentando delle attrezzature per effettuare riprese subacquee (uno di loro, Renzo Avanzo, era cugino di Rossellini). Originariamente pensato per la Magnani, il progetto vide il regista virare bruscamente, abbandonando sia i ragazzi – che avrebbero poi fondato la casa di produzione Panaria Film – che la Magnani, ma non il soggetto: vi pose mano imperniandolo sul suo nuovo amore, che aveva le fattezze scandinave di Ingrid Bergman, diva affermata nel contesto hollywoodiano ma bramosa di cimentarsi con la direzione del Maestro italiano, come aveva avuto modo di scrivergli personalmente, e che divenne la protagonista di Stromboli. Contemporaneamente, come per ripicca, Anna Magnani – e con lei i ragazzi della Panaria – avviavano le riprese di Vulcano (la cui direzione fu affidata a William Dieterle), dando vita a quella che mediaticamente divenne appunto “la guerra dei vulcani”, che è in pratica una sceneggiatura scritta dalla cronaca (mondana e non solo) dei tempi: su due isole separate da una lingua di mare, si consuma un dramma della gelosia, a tratti anche con venature da spy-story, e che finisce per produrre due pellicole similari, peraltro entrambe dalle fortune incerte ed alterne.
Il film di Patierno racconta quest’intreccio mediante un gioco furbo e sapiente, che mescola pellicole e cinegiornali d’epoca coordinandoli attraverso una voce narrante che li mette in correlazione e creando un effetto volutamente illusionistico, come ad esempio quando racconta del ricevimento ad Hollywood in cui Rossellini e la Bergman si incontrano, mentre sullo schermo passano le scene di Notorius in cui la Bergman, fasciata in elegante abito nero, fa gli onori di casa durante una festa.
E ancora, il gioco si ripete nel riprendere scene di precedenti film della Magnani, in cui ella appare particolarmente dolente e intensa e in cui le parole recitate dall’attrice davanti alla macchina da presa possono facilmente sovrapporsi alle parole che si possono immaginar profferite nella realtà dalla donna per espettorar la sofferenza dell’amore tradito (in particolar modo da segnalare l’efficacia delle sequenze tratte da L’amore – e segnatamente l’episodio intitolato La voce umana – guarda  caso girato da Anna Magnani con la regia di Rossellini).
Sicché lacrime di celluloide s’intersecano a tormenti di vita reale, finzione e vita privata di chi fa cinema si sovrappongono e si mescolano, narrando una storia di gente di cinema: è il cinema che racconta il cinema.
Ne è strumento precipuo un montaggio giocato assai accuratamente, che restituisce alla visione un frammento di storia del nostro cinema attraverso una sorta di “blob” documentario.
Patierno conduce diligentemente un’operazione di ricucitura e riassemblaggio, in cui emergono con nitidezza sia le vicende produttive dei due film, sia le vicissitudini umane dei tre protagonisti; in particolar modo, nel gioco di alternanze, le figure delle due donne, Anna Magnani ed Ingrid Bergman, sembrano sovrapporsi, complice la similarità dei ruoli rispettivamente interpretati, ed al contempo differenziarsi di netto sotto l’aspetto del vissuto personale e dell’indole caratteriale.
In una lotta senza vincitori (ma forse con qualche vinto), La guerra dei vulcani si offre così come sintesi documentaria di una storia, traccia visiva di un momento, piccolo utilissimo tassello di una grande appassionante stagione del nostro cinema.

 

 

Astradoc 2013

La guerra dei vulcani

regia Francesco Patierno

con Roberto Rossellini, Anna Magnani, Ingrid Bergman

montaggio Renata Salvatore

produzione Todos Contentos Y Yo Tambien

in collaborazione con Wide House, Cinecittà Luce, Centro Studi Eoliano

produttori Clara Del Monaco, Andrea Patierno

voce narrante Ilaria Stagno

musiche Santi Pulvirenti

colore bianco e nero

paese Italia

anno 2012

durata 52’

Napoli, Cinema Academy Astra, 18 gennaio 2013

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