“Noi siamo ciò su cui manteniamo il silenzio”.

Sándor Márai

Espressioni

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Sabato, 14 Novembre 2015 00:00

L'uomo

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Le piante, da quelle di seta fino alle più arruffate
gli animali, da quelli a pelo fino a quelli a scaglie
le case, dalle tende di crine fino al cemento armato
le macchine, dagli aereoplani al rasoio elettrico

e poi gli oceani e poi l'acqua nel bicchiere
e poi le stelle
e poi il sonno delle montagne,
e poi dappertutto mescolato a tutto l'uomo

ossia il sudore della fronte
ossia la luce dei libri
ossia l'amico e il nemico
ossia la nostalgia la gioia il dolore

sono passato attraverso la folla
insieme alla folla che passa.



Nâzim Hikmet-Ran, L'uomo

Giovedì, 12 Novembre 2015 00:00

Barbonaggio. Diario di un viaggio (ultima tappa)

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A guardarli per strada non devono avere fatto una buona impressione. Venti-trenta persone con un cubo di legno in braccio. In fila indiana. Per le strade di Lecce, prima di raggiungere Piazza Sant’Oronzo dove si sarebbero esibiti. A guardarli qualche pensiero strano, derivante dallo stupore, i leccesi l’avranno fatto.
Non succede così spesso in provincia di barbonare in fatto di teatro. Mendicare sì, ma questo è un altro fatto...

“E non c'è periodo storico peggiore del medioevo quando le punizioni diventano tecnologiche”

 

Questa citazione viene dal programma documentario Macchine di morte sul canale DMAX, e per l'esattezza da due puntate dedicate agli strumenti creati dall'Inquisizione durante il Medioevo.
In questi ottanta minuti, attraverso riproduzioni in computer grafic ma sopratutto esperimenti con manichini e vari pezzi di carne da maiale, si cercano di simulare tutti i vari effetti e difetti di queste macchine da tortura.

Domenica, 01 Novembre 2015 00:00

Los Canos de Meca

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Attraversiamo lunghe distese di terra gialla mista a abetaie di un verde tale da sembrare amalgamato con la tonalità della terra stessa. È questo che mi impressiona: non si tratta più del verde cupo degli ombù o di quello brillante degli aranci, disseminato in nubi frondose lungo le vie piastrellate. E non è nemmeno il verde smeraldo degli abeti alpini, così profondo da sembrare la gola gorgogliante di un gigante.
Questo è un colore ibrido, come ibrido è questo paesaggio che, repentinamente, passa dalla pianura alla steppa, dal mare alla montagna, come se tutte queste fossero le facce dello stesso prisma.

Giovedì, 29 Ottobre 2015 00:00

La città in vitro

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Dopo aver imboccato le astruse autostrade spagnole, ci risolviamo di ricomprare la tenda – smarrita nel ventre di chissà quale aeroporto − e di proseguire con il piano originario.
Cadice è là che attende, roccaforte bianca sull’Atlantico. Eretta dai Fenici nell’undicesimo secolo, la sua funzione era insita nell’antichità del suo nome: Gadir, fortezza.
E, oggi come allora, Cadice è destinata a rimanere impenetrabile: si tratta di una specie di avamposto cui le principali arterie stradali ruotano intorno, senza tangerla né inquinarla.

Giovedì, 22 Ottobre 2015 00:00

Barbonaggio, diario di un viaggio (quarta tappa)

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Si torna a casa. In Italia, a calcare strade e palcoscenici ‘familiari’. Rinnovandosi ogni volta che si va in scena. Ricreandosi dall’uomo al personaggio e ricreare la platea proiettandola nell’atto. Per strada va diversamente. La strada è un non luogo (nella definizione artistica del termine) potenzialmente infinito. Il pubblico non è predisposto nel ruolo affibbiatogli dello spettatore.

Sabato, 17 Ottobre 2015 00:00

Barbonaggio, diario di un viaggio (terza tappa)

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Le parole di un artista. Lo sguardo sul circostante a proiettarsi dentro e fuori. Gli sguazzi sull’urbano formicolante caro ai simbolisti di inizio Novecento e all’attitudine dell’accattonare, girovagando, giostre di umori, circostanze, contatti, inquietudini e azioni. Un teatro vivente. Commedianti e impresari, ladri e faccendieri, gente comune, passanti, donne e iene. Chi guarda e chi osserva. Chi guarda e chi vede. Ippolito Chiarello racconta il suo viaggio. Lo fa su un invisibile palco di strada su cui s’installano altrettanti scenografie invisibili. E lo spettatore non è distanziato da nessuna parete. Diventa l’atto, l’atto creativo.

Mercoledì, 14 Ottobre 2015 00:00

Barbonaggio, diario di un viaggio (seconda tappa)

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Ogni volta che parlo con me. Potrebbe essere il titolo di una poesia, l’incipit di un romanzo d’introspezione, una drammaturgia di soliloqui. Quanto siamo capaci di parlarci e non di rimproverarci, idolatrarci, specchiarci nello stagno che s’innamora di noi? Quanto pensiamo... anziché parlarci. Anziché parlare. Con noi e con l’altro. Il teatro serve anche a questo. Interconnettersi con l’altro. In un’epoca in cui la parola connessione assume significati non umani. Non di pelle. Non di voce e occhi equidistanti. Ma su queste pagine non si vuole fare morale. Raccontare.

Sabato, 10 Ottobre 2015 00:00

Barbonaggio, diario di un viaggio

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Terminal bus di Lecce, biglietteria. Da qui partono le navette che portano al più vicino aeroporto, a Brindisi. È mattino, sul piazzaletto antistante lo sportello – che sembra una sala d’attesa all’aperto, di quelle dove puoi incontrare qualche senzatetto o la turista francese ammiccante – le fasi sono concitate. Studenti, pendolari, affaristi, mercanti, paesani in cerca di fortuna, voyeurs e cocotte, professionisti e inventati. In coda o in attesa. Di un biglietto, una partenza, un ritorno. Qualcosa, comunque qualcosa. Qualcosa da fare.

Giovedì, 03 Settembre 2015 00:00

La città istoriata. Siviglia, day 1

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Arrivo in questa città torrida. È domenica, e il fatto che la gente in giro sia poca la fa sembrare deserta: devono essere tutti in spiaggia o rintanati in casa a godersi il sollievo della penombra.
Si fa presto ad orientarsi: la parte antica della città, quella più pittoresca, si rannicchia nell’alcova formata dall’ansa del Guadalquivir, affiancato da una spaziosa strada a tre corsie. Il resto è un dedalo di viuzze che sfociano in piazze dalle dimensioni spropositate, casette affastellate dalle persiane sprangate e marciapiedi rosicchiati.

Venerdì, 24 Luglio 2015 00:00

La casa dei guaglioni

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“Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo ad informarmene), che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli”.
(L’isola di Arturo, Elsa Morante)

 

Napoli,
il traghetto transita, si arena sul porto, sembra quasi che voglia entrare sulla banchina e dominare la scena, invadere il molo gettando l'ancora nel cemento, seppellire un viaggio. Però poi è esatto, non sbaglia manovra, si ferma prima dell'errore, prima della terra. Con lunghe funi tiene a bada il suo capogiro, uomini anziani sudano alle dieci del mattino dentro un sole estivo già fuori stagione. Intorno a me una folla dalle mille voci aspetta di salire a bordo e conquistare un altro pezzo di mondo con lo sguardo, acciuffa con gli occhi il primo posto, vogliono tutti entrare per primi, salpare e navigare, restare sul podio umido di salsedine e fermare momenti d'acqua e terra troppo profondi, ancora lontani.

Giovedì, 16 Luglio 2015 00:00

Il discreto romanticismo dell'orgia

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Chi può negarlo? Viviamo in un mondo dalle relazioni sempre più impostate sul modello del consumo al centro commerciale, intense per la loro quantità e non di certo per la loro qualità, dove ci approcciamo gli uni agli altri innanzitutto col desiderio reciproco di toglierci voglie, spendendo pochissimo per avere subito quanto desideriamo e non rischiando praticamente nulla, ossessionati dalle svariate possibilità attorno a noi che sono i nostri nuovi fantasmi, incredibilmente efficaci nell'essere indifferenti quando necessario e diabolicamente capaci in ogni istante di valutare come abili azionisti tanto i vantaggi di un investimento emotivo quanto i rischi ed il miglior momento per disfarcene e perfino con cosa sostituirlo facilmente.

Venerdì, 19 Giugno 2015 00:00

L'Eco degli imbecilli

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“Non è per esperienza che so che Napoleone è morto nel 1821, anzi se dovessi basarmi sulla mia esperienza non potrei neppure dire che sia esistito (…); non so per esperienza che esiste una città chiamata Hong Kong e non è neppure per esperienza che so che la prima bomba atomica funzionava per fissione e non per fusione – di fatto è dubbio che io sappia bene come funziona la fusione atomica. (…) Esiste una divisione sociale (…) del sapere, per cui io delego ad altri la conoscenza di nove decimi del mondo reale, riservandomi la conoscenza diretta di un decimo”.
(Umberto Eco –  Sei passeggiate nei boschi narrativi; estratto da: I boschi possibili)

È su questo patto di fiducia che si regge il fragile mestiere dello scrittore, che sia saggista, inventore di finzioni, critico o giornalista.
Uno scrittore onesto, conscio del patto esistente tra lui e il suo lettore, rispetta la fiducia con cui viene “benedetto” e cerca di portare il suo passeggero dritto alla meta in modo piacevole, rispettoso ed etico.

Martedì, 02 Giugno 2015 00:00

Quanto è necessaria la possibilità

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Umberto Eco alla domanda “Cos’è la filosofia” ammette di non trovare altra risposta di quella che diede Aristotele nella Metafisica: “È una risposta a un atto di meraviglia”. Da quando ho approfondito i miei studi nell’ambito universitario questa risposta così perfetta, ma anche problematica, ha ossessionato come un dèmone la mia mente. Dopo tre anni posso affermare che essendo una fervente amante della filosofia e della poesia la mia risposta differisce di poco: la filosofia è la risposta a un atto di meraviglia che mi risponde lasciandomi però la meraviglia.

Venerdì, 15 Maggio 2015 00:00

Beauty is truth, truth beauty – that is all

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“Forse non si desiderava tanto essere amati, quanto essere capiti”
(George Orwell)

 

Da quando mi sono imbattuta in questa frase ho riflettuto spesso sul suo significato, su come nella struttura stessa del periodo due parole apparentemente affini si trovino, in realtà, in netta subordinazione l’una con l’altra. Essere amati e essere capiti. Amare non vuol dire forse capire, comprendere, essere empatici con l’amore e il dolore dell’altro? E capire non vuol dire forse trascendere la propria dimensione per abbracciare la mente dell’altro, i suoi pensieri, la sua prospettiva, i suoi stranieri bisogni? Forse a una prima lettura potrebbero essere scambiati per sinonimi, una sorta di sintesi senza la quale le relazioni sarebbero monche in partenza.

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