“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Espressioni

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Domenica, 18 Dicembre 2016 00:00

Percoto Introspettiva Pt. 04

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Percoto Introspettiva

Ministorie adolescenziali e non solo: introspettive, noir e surrealiste.
Ambientate nel cortile della Percoto e non solo e con i soliti protagonisti: Dario, Ale, Seo, Qualli ed altri...

Sabato, 03 Dicembre 2016 00:00

Miti e retoriche del referendum

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Giorno 4 dicembre saremo a chiamati a votare, a esprimere le nostre idee dunque e a far contare la democrazia. Ma ecco un problema poco considerato: da dove vengono queste idee? La nostra scelta, già ridotta a una crocetta fra due alternative imposte da altri, potrà davvero dirsi libera e coscienziosa? Ingenuamente si potrebbe essere certi di sì, e pensare che essendo nostre queste idee vengano esclusivamente da noi, dalla nostra intelligenza e sensibilità, al massimo dalle esperienze del nostro vissuto e dalle persone a noi più vicine capaci d'influenzarci. O ancora si potrebbe credere che tutto dipenda dalla propria capacità d'informarsi.
Nulla tuttavia è più lontano dalla verità.

Sabato, 19 Novembre 2016 00:00

Percoto Introspettiva Pt. 03

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Percoto Introspettiva

Ministorie adolescenziali e non solo: introspettive, noir e surrealiste.
Ambientate nel cortile della Percoto e non solo e con i soliti protagonisti: Dario, Ale, Seo, Qualli ed altri...

Venerdì, 14 Ottobre 2016 00:00

La Biennale muta, la critica deceduta

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Pensiero critico. Il mio professore di storia dell'arte del liceo pretendeva che, durante l'interrogazione, corredassimo di pensieri critici un'opera. Di Brunelleschi o di Füssli dovevamo saperne parlare per un'ora intera. Cosa dire in un'ora, per noi, era un mistero. Divagavamo inserendo argomenti tra i più disparati: dalla geopolitica all'antroposofia. Guadagnando, quando andava bene, un bel cinque; quando andava male, uno striminzito due; quando andava tragicamente, una passeggiata in corridoio. Più avanti negli anni capimmo che egli desiderava addestrarci al cosiddetto "pensiero critico". E invece, per cinque anni, pensammo criticamente che fosse folle. Gliene dicemmo...

Venerdì, 07 Ottobre 2016 00:00

Appunti per una scuola a venire

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1. Perché dare tanta importanza alla comunicazione dell’esperienza?
Oggi, attraverso i social network (fb, wap, twitter, ecc...) non si fa altro che comunicare esperienze acerbe e stati d’animo vacui. Vittime del vortice mediatico, anneghiamo senza possibilità di riconoscimento in un prima e in un dopo.
Nella fretta di comunicare non si vive.
La parola leggera va più veloce. Un soffio di vento se la porta via, perché non ha densità che la trattenga e la faccia germogliare.
Sembra sia passata un’eternità da McLuhan, Warhol, Pasolini e Debord. La frattura insanabile che da veggenti questi avevano intravisto, noi non la vediamo più, perché l’abbiamo completamente interiorizzata, rendendo totali la schizofrenia e l’alienazione.
Non sarebbe forse più utile insegnare a far sedimentare l’esperienza prima di comunicarla? Insegnare l’inutilità dell’attualità e la potenza imperitura dei classici?

Domenica, 28 Agosto 2016 00:00

Il rombo nella notte

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Mi sveglio di soprassalto, senza capire cosa mi abbia scosso dal sonno.
Non era da molto che Morfeo aveva preso a cullarmi tra le sue braccia e la mente e le membra intorpidite stentano a distinguere quelle strane sensazioni che mi stanno aggredendo.

Domenica, 17 Luglio 2016 00:00

Viaggio lento

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grecìa salentina. non riesco ad afferrare senso, perché, luoghi e forme. non riesco a chiarire, identificare, dare nome. malia. malia corrompe percezioni e ragione. malia negli occhi e nello stomaco. attraverso e tutto si fa attraversare. mi attraversa. mi soffermo un attimo per essere rapito altrove l'attimo dopo. sulla strada per calimera, per esempio, ulivi si contorcono su sé stessi per darne corpo d'uomo. sentieri di pietra tracciano qualcosa d'antico, segni silenti. la gente si parla in greco, anzi grico. e nei vicoli, il disordine architettonico tipico di zuffe tribali e apotropaiche. avverto febbre. di bellezza. di stupore. di avvertire lo sregolato battito di questa terra. nel tentativo di canalizzare euforie incontenibili.

Mercoledì, 29 Giugno 2016 00:00

Un'estate dimenticata

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Ricordo con tenerezza le estati della mia infanzia, in cui le giornate erano votate all’ozio senza noia e a quel senso di libertà scaturito dal potersi vestire come si voleva, stare in ciabatte tutto il giorno e fare la propria comparsa a casa degli amici dirimpettai a qualsiasi ora avessimo voglia. Avrò avuto circa sette o otto anni. Abitavo ancora nella casa della mia infanzia, un’abitazione indipendente dell’inizio degli anni Settanta condotta dall’inflessibile polso di mia nonna, una donna temprata da una vedovanza giunta troppo presto e poco disposta verso gli schiamazzi di noi bambini.

All’arrivo, Bagnoregio si presenta come una comune cittadina. Potrebbe trovarsi ovunque, stretta tra rotatorie e le insidiose fughe della pavimentazione cittadina. Piccoli gruppetti di persone camminano qua e là seguendo una sorta di flusso; di solito persone con un aspetto del genere – con zaini, scarpe da trekking, macchine fotografiche e l’aria smarrita – non possono che essere turisti. Per questo mi chiedo come mai si dirigano nella direzione esattamente opposta alla nostra, dalla quale non viene quasi nessuno; mi viene il dubbio di essermi sbagliata, di non aver individuato l’ubicazione della famosa città che muore perché troppo impegnata nella guida.

La terza e ultima tappa del nostro viaggio si coagula intorno alla città di Braşov. Snodo obbligato lungo la via ben più gettonata verso Bran e il suo letterario castello, Braşov ha una storia lunga secoli che si dipana attraverso lotte, incursioni, incendi.

Giovedì, 28 Aprile 2016 00:00

La città delle contraddizioni (parte II)

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Il convoglio polveroso sul quale viaggiamo fende versanti irsuti, snodandosi tra abeti spruzzati di neve che si innalzano fino al cielo. Dal finestrino opaco, queste montagne hanno l’aspetto di un dipinto eseguito con la tecnica del tratteggio. Hanno una bellezza diversa dalle foreste alpine alle quali sono abituata, e non hanno nemmeno l’aspetto di quelle americane, maestose e soverchianti, che tanto si vedono nei film d’oltreoceano. Queste sono remote, sembrano voler restare in disparte, un po’ come tutta la vera bellezza di questa regione incastonata tra i monti e punteggiata di case dai curiosi tetti scampanati, simili al cappello di una strega: la particolarità sta proprio in ciò che scelgono di non mostrarti, in ciò che lasciano in penombra nel tentativo di impressionarti con la facciata ufficiale.

Domenica, 17 Aprile 2016 00:00

C'è da andare al manicomio

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Gli O.P.G. chiusi lo sono sempre stati. Grossi muri e reti di recinzione proteggevano la “gente normale” dai “matti”. Spesso, l’unica follia dei rinchiusi era quella di essersi trovati soli al modo. La solitudine era una colpa nei confronti di una società che avrebbe dovuto badare a una persona abbandonata, randagia, magari un minore, magai una donna. Questa e altre piccole o grandi colpe, come aver tentato di rubare un pacchetto di sigarette o essere omosessuale, tenevano le persone rinchiuse in celle piccolissime a scontare pene terribili.

Sabato, 02 Aprile 2016 00:00

La città delle contraddizioni (parte I)

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Questa volta ci siamo spinti a Oriente, verso le grandi distese della Romania.
Dopo aver sorvolato Paesi martoriati da lotte intestine – Spalato e Sarajevo, tanto per dirne un paio – arriviamo nel piccolo aeroporto dedicato allo scienziato Henri Coanda.

Mercoledì, 23 Marzo 2016 00:00

Verba volant. E la matematica è un’opinione

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Vorrei banalmente ricordare come a seconda del tempo e dello spazio, di conseguenza del linguaggio che di queste due categorie è la traduzione, cambi il modo di vedere le cose.

Dopo sei anni è finalmente tornato a grande richiesta Ciao Darwin, il programma di varietà e d'intrattenimento di PRIMA serata su Canale 5. Un'occasione preziosa per passare una serata con gli amici davanti a una pizza e per riflettere su quel popolo italiano invocato da Bonolis a più riprese e da lui definito “figlio del pensiero altrui”. Da dove cominciare? Cominciamo dalla fine, dal magnifico lieto fine a cui le famiglie italiane hanno assistito: i diversi hanno vinto sui normali.

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