“Il desiderio del tuo fragile corpo d'attore è il desiderio di una canzone nuova, di un canto nuovo, spremuto dalle macerie”

Leo de Berardinis, in una lettera indirizzata a Enzo Moscato

Espressioni

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Giovedì, 28 Aprile 2016 00:00

La città delle contraddizioni (parte II)

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Il convoglio polveroso sul quale viaggiamo fende versanti irsuti, snodandosi tra abeti spruzzati di neve che si innalzano fino al cielo. Dal finestrino opaco, queste montagne hanno l’aspetto di un dipinto eseguito con la tecnica del tratteggio. Hanno una bellezza diversa dalle foreste alpine alle quali sono abituata, e non hanno nemmeno l’aspetto di quelle americane, maestose e soverchianti, che tanto si vedono nei film d’oltreoceano. Queste sono remote, sembrano voler restare in disparte, un po’ come tutta la vera bellezza di questa regione incastonata tra i monti e punteggiata di case dai curiosi tetti scampanati, simili al cappello di una strega: la particolarità sta proprio in ciò che scelgono di non mostrarti, in ciò che lasciano in penombra nel tentativo di impressionarti con la facciata ufficiale.

Domenica, 17 Aprile 2016 00:00

C'è da andare al manicomio

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Gli O.P.G. chiusi lo sono sempre stati. Grossi muri e reti di recinzione proteggevano la “gente normale” dai “matti”. Spesso, l’unica follia dei rinchiusi era quella di essersi trovati soli al modo. La solitudine era una colpa nei confronti di una società che avrebbe dovuto badare a una persona abbandonata, randagia, magari un minore, magai una donna. Questa e altre piccole o grandi colpe, come aver tentato di rubare un pacchetto di sigarette o essere omosessuale, tenevano le persone rinchiuse in celle piccolissime a scontare pene terribili.

Sabato, 02 Aprile 2016 00:00

La città delle contraddizioni (parte I)

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Questa volta ci siamo spinti a Oriente, verso le grandi distese della Romania.
Dopo aver sorvolato Paesi martoriati da lotte intestine – Spalato e Sarajevo, tanto per dirne un paio – arriviamo nel piccolo aeroporto dedicato allo scienziato Henri Coanda.

Mercoledì, 23 Marzo 2016 00:00

Verba volant. E la matematica è un’opinione

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Vorrei banalmente ricordare come a seconda del tempo e dello spazio, di conseguenza del linguaggio che di queste due categorie è la traduzione, cambi il modo di vedere le cose.

Dopo sei anni è finalmente tornato a grande richiesta Ciao Darwin, il programma di varietà e d'intrattenimento di PRIMA serata su Canale 5. Un'occasione preziosa per passare una serata con gli amici davanti a una pizza e per riflettere su quel popolo italiano invocato da Bonolis a più riprese e da lui definito “figlio del pensiero altrui”. Da dove cominciare? Cominciamo dalla fine, dal magnifico lieto fine a cui le famiglie italiane hanno assistito: i diversi hanno vinto sui normali.

Domenica, 03 Gennaio 2016 00:00

L'alfabeto

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Tutto quello che ho per difendermi è l'alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile.
(Philip Roth)

 

 

Ho scoperto le parole quando ero molto piccola. Mia madre mi costringeva durante l'estate a scrivere migliaia di volte le lettere dell'alfabeto. Una, due e tre pagine di A, in corsivo e maiuscolo. Una, due e tre pagine di B, in corsivo e maiuscolo. Così via, spedita, fin quando non le memorizzavo tutte, sia nella loro forma, nelle loro curve e angolazioni, sia nella loro dimensione in base al punto in cui le trovavo nel periodo. Da quelle pagine tutte uguali e meccaniche, da quell'esercizio estenuante, ho imparato poi che messe insieme quelle lettera davano vita a delle parole.

Sabato, 19 Dicembre 2015 00:00

Il granato

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La prossima tappa è una città leggendaria per la sua bellezza e motore dell’intero viaggio. Ma prima, lungo la via, una sosta a Nerja, Balcone d’Europa, è d’obbligo.

Venerdì, 04 Dicembre 2015 00:00

Una passeggiata al cimitero

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Ci sono alcuni luoghi che frequentiamo sin da piccoli e fino a vecchi, e che eppure non conosciamo mai veramente. Questo perché vi andiamo sempre a compiere i nostri piccoli gesti abituali, indifferenti a tutto quanto vi è e vi accade, convinti della normalità dei nostri atti folli ed incapaci di cercarvi la meraviglia. A maggior ragione quando si tratta di luoghi come i cimiteri, ne stiamo volentieri alla larga tanto fisicamente quanto col pensiero. Eppure molti di questi sono ricchi di significato e se interrogati sanno rivelarci deliziose verità:

Mercoledì, 02 Dicembre 2015 00:00

Il garofano andaluso

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La lunga giornata tra le scimmie trova il suo capolinea in un campeggio alle porte di Torremolinos. Secondo le guide si tratta di una località balneare piuttosto in voga; eppure quel breve scorcio della costa si presenta scuro e opaco, come una foto macchiata dalle intemperie: la sabbia nera rende la costa oscura. Aerei solitari, a cadenze regolari, tracciano linee oblique rispetto all’orizzonte, piccioni famelici si accalcano quasi fin sulla battigia. L’acqua è sempre insopportabilmente fredda e, siccome questa volta non possiamo neanche bearci della bellezza del luogo, abbandoniamo l’idea di rilassarci al sole quasi immediatamente.

Domenica, 29 Novembre 2015 00:00

Il bello del pubblicare in rete

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Mi avvio per un breve percorso che mi porterà a visitare − sia pur attraverso frammenti più o meno omogenei − certi luoghi della parola scritta.
Era il 10 Agosto 2012 quando, sul Corriere della Sera, Claudio Magris pubblicava l’articolo intitolato In difesa degli scrittori sommersi*. Avevo da poco iniziato a frequentare blog letterari e webmagazine, da principio con semplici commenti, poi con qualche scritto nella forma racconto, note varie e cose del genere. Ricordo come la finissima trattazione del tema fatta dallo scrittore triestino abbia destato subito un mio forte interesse. E da allora ho preso a dare maggior senso al mio tempo libero scrivendo in Rete su temi letterari.

Giovedì, 26 Novembre 2015 00:00

God Save the Apes

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La nostra piccola auto, scheggia nera ricolma di bagagli, magliette stese ad asciugarsi e buste con alimenti a lunga conservazione, scivola silenziosa a ridosso della costa. La strada che stiamo percorrendo costeggia degli alberi ritti come guardiani e un prato di erbe secche di un giallo talmente scuro che è quasi un marrone chiaro.
Finalmente la barriera di alberi si interrompe, permettendo alla striscia azzurra del mare di fare capolino; sembra che questa punta di lancia dal nome arabeggiante sia la capitale europea del windsurf.

Sabato, 14 Novembre 2015 00:00

L'uomo

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Le piante, da quelle di seta fino alle più arruffate
gli animali, da quelli a pelo fino a quelli a scaglie
le case, dalle tende di crine fino al cemento armato
le macchine, dagli aereoplani al rasoio elettrico

e poi gli oceani e poi l'acqua nel bicchiere
e poi le stelle
e poi il sonno delle montagne,
e poi dappertutto mescolato a tutto l'uomo

ossia il sudore della fronte
ossia la luce dei libri
ossia l'amico e il nemico
ossia la nostalgia la gioia il dolore

sono passato attraverso la folla
insieme alla folla che passa.



Nâzim Hikmet-Ran, L'uomo

Giovedì, 12 Novembre 2015 00:00

Barbonaggio. Diario di un viaggio (ultima tappa)

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A guardarli per strada non devono avere fatto una buona impressione. Venti-trenta persone con un cubo di legno in braccio. In fila indiana. Per le strade di Lecce, prima di raggiungere Piazza Sant’Oronzo dove si sarebbero esibiti. A guardarli qualche pensiero strano, derivante dallo stupore, i leccesi l’avranno fatto.
Non succede così spesso in provincia di barbonare in fatto di teatro. Mendicare sì, ma questo è un altro fatto...

“E non c'è periodo storico peggiore del medioevo quando le punizioni diventano tecnologiche”

 

Questa citazione viene dal programma documentario Macchine di morte sul canale DMAX, e per l'esattezza da due puntate dedicate agli strumenti creati dall'Inquisizione durante il Medioevo.
In questi ottanta minuti, attraverso riproduzioni in computer grafic ma sopratutto esperimenti con manichini e vari pezzi di carne da maiale, si cercano di simulare tutti i vari effetti e difetti di queste macchine da tortura.

Domenica, 01 Novembre 2015 00:00

Los Canos de Meca

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Attraversiamo lunghe distese di terra gialla mista a abetaie di un verde tale da sembrare amalgamato con la tonalità della terra stessa. È questo che mi impressiona: non si tratta più del verde cupo degli ombù o di quello brillante degli aranci, disseminato in nubi frondose lungo le vie piastrellate. E non è nemmeno il verde smeraldo degli abeti alpini, così profondo da sembrare la gola gorgogliante di un gigante.
Questo è un colore ibrido, come ibrido è questo paesaggio che, repentinamente, passa dalla pianura alla steppa, dal mare alla montagna, come se tutte queste fossero le facce dello stesso prisma.

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