“Chi v'agghia dici? Ca quiddu nda capa meja tengu tanti i quiddi buchi, cumi si ci avissi na negghia attùarnu attùarnu a capa. Pu a na vota nu colpu i viàntu e pi nu mumentu si vidi angunu cuntu, ca pu jè quasi sempi u stessi cuntu, e pu n'ata vota a negghia attùarnu....”

Saverio La Ruina

Espressioni

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Lunedì, 27 Gennaio 2014 00:00

Ebrei piangenti e ridenti

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Come ha fatto il popolo ebraico a tollerare millenni di angherie e sopraffazioni, culminanti con l’orrore della Shoah? Oltre alla estrema coesione, che ha ad esso consentito di rimanere politicamente e culturalmente forte pur nella diasporica frammentazione, tra le armi di difesa va contata una straordinaria arguzia, interessante per la complessità di fondo che la caratterizza.

"Per quanto sia dura la solitudine ti riporta al tuo destino, la legge del grande amore è rude, per chi ha sbagliato strada". Sulle intime note di Jaques Higelin cantate durante una festa, in una serata "a bacio libero", declina lentamente l'atmosfera leggera e, nelle sfumature malinconiche, Romeo e Juliette dissolvono la fragranza dell'amore in un abissale e comune dolore.

Ancora poche ore e lasceremo la sala 2013, alla fine dei suoi film, sognati e desiderati, vissuti direttamente o attraverso gli altri, amati o mal tollerati, ancora qualche immagine e saremo tutti fuori, a continuare la nostra vita. Questi sono giorni in cui piombano nella mente molti momenti del passato, alcuni sentono più che mai di essere reduci da tumulti devastanti che un anno alla fine si spera possa acquietare, altri sono ancora più consapevoli che a differenza del cinema nella vita il "The end" appare solo una volta, e anno dopo anno fortunatamente si può andare sempre avanti, l'anno vecchio si riaccende nel nuovo che può tuonare da lontano annunciando una tempesta imminente o squarciare il cielo con nuove direzioni illuminanti.

Venerdì, 03 Gennaio 2014 00:00

E dammi ‘sto veleno

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Questo articolo non avrebbe motivo di esistere se mia nonna non fosse nata nel 1935, mia madre nel 1961 e io nel 1989.
In quanto donna nata 24 anni fa, l’unica prospettiva capace di farmi piangere dalla gioia riguarda la firma di un contratto a tempo indeterminato con sangue arterioso in pieno flusso − utopia pura, mi sono vergognata a pensarlo, figuratevi a scriverlo − immaginate pertanto la mia sorpresa nel realizzare l’esistenza di Alba nuziale, volume edito nel 1941 dall’Istituto di Propaganda Libraria di Milano e scritto da Angela Sorgato1 col preciso intento di segnare la retta via alle giovani donne in procinto di sposarsi: “Questo libro è il dono di nozze che ti presento nella sua semplicità e nella sua freschezza, dono che parte dal cuore, nel desiderio grande di accompagnarti, amica invisibile, passo passo, nella tua strada, incontro alla gioia, incontro al dovere...” (p. 10).

Sabato, 28 Dicembre 2013 00:00

La salvezza che abbiamo meritato

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Con la fine della modernità i disagi individuali e sociali, così come le malattie, sono sintomi da attribuire alla mancanza di tavole di valori che diano un senso più completo all’esistenza. Le tavole di valori che mancano non sono quelle tradizionali, ma quelle che si vanno estinguendo della cultura moderna, per ora non ancora sostituite.
Grazia Ardissone

Quando cambiano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi.
Thomas Kuhn


Durante gli interminabili cinque minuti di tapis roulant defaticante che segnano l’epilogo di ogni mia sessione di allenamento, tendo ad occupare il tappeto centrale della sala pesi: da qui ho infatti la vista migliore del megaschermo perennemente sintonizzato su Radio Capri Television, finestra videomusicale spalancata sulle storture del mondo contemporaneo.

Mercoledì, 25 Dicembre 2013 00:00

Auguri!

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Il riso con cui lo disse, e il riso con cui pagò il tacchino, e il riso con cui noleggiò la carriola, e il riso con cui diede la mancia al ragazzo, furono superati soltanto dal riso che lo prese mentre si lasciava andare senza fiato alla sua poltrona, dove rise e rise e rise fino a farsi venire le lacrime.
Radersi non fu facile, perché la mano gli tremava ancora e farsi la barba richiede sempre un po’ di attenzione, anche quando non ballate. Ma se anche si fosse mozzato la punta del naso, Scrooge ci avrebbe appiccicato un pezzetto di carta e sarebbe stato comunque contento come una pasqua.
Si vestì con il meglio che aveva e poi uscì per strada, dove la gente si riversava all’aperto come nella visione dello Spirito del Natale presente. Camminando con le mani dietro la schiena, Scrooge guardava tutti con un sorriso soddisfatto. Era così allegro, e così irresistibile nella sua allegria, che tre o quattro anime belle lo salutarono: “Buongiorno, signore! Buon Natale!”
Scrooge, in seguito, affermò spesso che di tutti i suoni lieti che aveva sentito in vita sua, i più lieti, senza alcun dubbio, erano stati quelli.
                                                                                                                                                    (Charles Dickens, Canto di Natale)

 

 

A tutti i lettori de Il Pickwick che, una volta o cento, hanno deciso di prestare attenzione ai nostri ritagli di chiacchiera, ai nostri tentativi di racconto o rammento, auguriamo un felice Natale! Il primo trascorso assieme…

 

Auguri dall’intera redazione e... da Mr. Samuel

Quando si immagina la vita come una occasione continua di scambio, e il cinema come il riflesso di questa occasione che non finisce mai e continua fuori dalla sala, nelle nostre case, nelle strade, nelle storie, nelle nostre domande, si può incappare in questa domanda: cosa chiediamo il più delle volte al cinema? Quando si spengono le luci sulle nostre vite e comincia "la notte cinematografica" che dura poco più di una proiezione, cosa speriamo accada in quell'unico appiglio che ci rimane, quel fascio di luci di fronte a noi? Chiediamo forse l'impossibile, la sorpresa, l'inatteso, il sogno, il mistero, il miracolo, la possibilità di godere emozioni estreme senza rischi o sacrificando una parte inconsapevole di noi in cambio di un'ossessione, di una liberazione o di una redenzione.

Venerdì, 20 Dicembre 2013 00:00

La Bellezza per la Ricerca

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Tramutare i colori, le forme, il tratto, il gesto nel compiere il tratto ed il tocco del pennello, la linea rigata da una mano, la sfumatura e la sagoma, una curvatura e una linea in un atto del sapere medico, in una possibilità di approfondimento e di verifica mirata all’indagine, alla conoscenza, alla cura.
Fare della punta del pennello o della prima scheggia di una statua il punto di partenza di un viaggio verso la scoperta. Fare dell’Arte – economia della purezza – un’occasione di Scienza; fare della Scienza il risultato vero dell’Arte. Generare bellezza per rendere viva la Ricerca, ricercare valorizzando implicitamenente la Bellezza da cui si è partiti. Generare un legame solidale, un intreccio, un connubio capace di ricevere il rosso, il blu, il giallo o il marrone, l’oro o l’argento messo in cornice tanto quanto il piombo, il bronzo, l'acciaio o il legno forgiato in una sagoma per renderlo silenzio fattivo da laboratorio; attenzione al microscopio; strumentazione nuova e nuova ricerca di dati, possibilità, risultati.

Domenica, 15 Dicembre 2013 00:00

L’enigma della vita

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L’industria dello spettacolo è un’infallibile macchina da guerra, generatrice di audience e di denaro. Si sa. Ma il più grande orgoglio di quella scatoletta magica chiamata Televisione resta l’inaspettata trasformazione di programmi nati come riempitivi in programmi improvvisamente di successo, che per qualche opera di straordinario ingegno giungono a divenire vere e proprie icone sociali. Sarà a causa del perenne bisogno dell’uomo di ampliare la propria struttura, non solo mentale ma persino corporea, che alcune Serie Televisive finiscono per divenire dei grandi contenitori di Risposte nelle quali rifugiarsi per trovare conforto, per giustificare il proprio operato, per sentirsi meno soli.

Seconda serata della rassegna cinematografica organizzata dallo Zia Lidia Social Club. C'è ancora più gente della prima, ancora più energia. Altri volti, altre voci oltre a quelle di sempre. Fa bene Michela a chiedere i nomi delle persone che danno il loro contributo alla discussione, perché per noi è un motivo di felicità arricchire la piccola comunità dello ZLSC con nuovi nomi, nuove vite.

Lo Zia Lidia Social Club è una "fondazione umana, più che umana" nata grazie alla generosità trasformativa di un'ultraottantenne, Zia Lidia, che nel novembre del 2003, senza riserve e pretese, decide di aprire le porte di casa sua ai giovani avellinesi. Quella casa per anni è stata un laboratorio inesauribile di idee, iniziative, progetti. Cinque anni dopo l'inizio ci siamo costituiti associazione socio-"psico"-culturale, associazione che ha tra i suoi intenti la promozione del cinema di qualità come occasione sociale di stimolo al confronto e alla condivisione. In ogni nostra iniziativa, infatti, diamo ampio spazio al dibattito, alla chiacchierata collettiva dopo il film, convinti che condividere visioni, emozioni, riflessioni, costruendo relazioni significative, sia un atto socio-politico ben più risonante del piacere privato di vedere un film in solitudine.

Martedì, 26 Novembre 2013 01:00

Can I have your attention please?

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Can I have your attention please?           
Eravamo in molti ad imitare quel suono britannico e meraviglioso, seppur stridulo, dell’insegnante di inglese. Come dimenticare quello splendido e ricorrente Can I have your attention please?, una formula che riassume tutte le ore di inglese di qualunque istituto scolastico, annunciando la tragedia a cui siamo destinati: soccombere di fronte alle pretese di attenzione.
Ogni studente ha avuto il suo Can I have your attention please?, per diventare poi un lavoratore, pardon, volevo dire un disoccupato, di oggi, sottoposto ad ulteriori ed interminabili Can I have your attention please?

Domenica, 03 Novembre 2013 01:00

La nera signora

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Io non sono mai riuscita a vederla. Spesso però ne percepisco il peso sulle spalle e sul cuore. Immagino un paio d’ali angeliche color del piombo. Fuligginose e vellutate. E immagino un sorriso dolente e splendido, il sorriso della morte. Venne a trovarmi forse da ragazzino. Mi sembrò che una nuvola coprisse d’un tratto il sole. I rumori attorno tacquero d’improvviso come in un bosco quando crepita un fucile e la vita che un attimo prima risuonava sulle alte fronde e tra i cespugli bassi carichi di frutti e di rugiada morì e dileguò, nascondendosi nel buio e nell’ombra, i cuori impauriti e in attesa. Il sole oscurato. Un’ombra che si allungava su di me. Una pressione leggera sul cuore. Rapido scese il buio e lo sgomento. Rapido scomparve l’orizzonte.
Era la nera signora ma non potevo ancora sapere. E non potevo immaginare che la nera signora mi avrebbe seguito ovunque andassi, fedele come lo sciacallo alla sua moribonda preda. Spesso mi sono sentito così, una bestia malconcia che anela ancora alla vita e che si volta impaurita e smarrita e vede quell’odiosa sagoma ghignante che paziente attende la tua morte.

Giovedì, 31 Ottobre 2013 01:00

Cercasi Uomo Ideale

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Il tipo ideale è uno stereotipo scientifico che rappresenta un complesso intrecciarsi di concause e di fattori, […] è una costruzione astratta conseguita mediante l’accentuazione concettuale di determinati elementi della realtà.
(Max Weber)


L’idealità si configura come un concetto vitale ed onnipresente: Ideale come principio etico da perseguire, come progetto utopico da realizzare, come concetto cardine della filosofia Platonica, come condizione di modelli fisici che non corrispondono a circostanze reali.
Siffatta astrazione mentale si è però insediata anche all’interno dei dibattiti più disparati, soprattutto in quelli femminili, rendendo le donne vittime di un’incontrollata ed irrefrenabile esigenza: Immaginare l’Uomo Ideale. Milioni di descrizioni assurde affollano i pomeriggi rosa di tutti i salotti che si rispettino e, dopo ben ventisei anni di prestato ascolto ai desideri più irragionevoli, mi sono sentita in dovere di concedermi questa sfida.

Giovedì, 24 Ottobre 2013 02:00

Incontri isolati

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E se fossimo di creta come scrive la Genesi? Anche nel senso di essere, chi più chi meno, cretini. Nell’antichità c’era un rapporto magico con la natura, oggi la stiamo distruggendo.
Questa magia pulsava nelle isole del Mediterraneo, tipo a Eraklion, la città di Eracle e del palazzo di Minosse. La civiltà cretese si aggirava intorno a magnifici palazzi che aggettavano sul mare, dai colori rossi, gialli, azzurri, verdi. E non protetti da fortificazioni. Se penso al verde, viene in mente che in Amazzonia hanno una sessantina di vocaboli per questa tonalità che noi mortifichiamo con uno solo.

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