“Il desiderio del tuo fragile corpo d'attore è il desiderio di una canzone nuova, di un canto nuovo, spremuto dalle macerie”

Leo de Berardinis, in una lettera indirizzata a Enzo Moscato

Espressioni

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Martedì, 29 Aprile 2014 00:00

Festival delle Idee Politiche

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Il 31 ottobre 1972, su Il Gazzettino, Goffredo Parise spiegava la genesi del Sillabario n. 1 (Einaudi, 1972), il primo dei due volumi di racconti dei Sillabari (l’altro sarebbe stato pubblicato dieci anni dopo): “Il libro nasce così: negli anni tra il ’68 e il ’70, in piena contestazione ideologica, in tempi così politicizzati, udivo una gran quantità di parole che si definiscono comunemente difficili. Difficili anche a pronunciare. Per esempio: Rivoluzionarizzare. Ecco, non esprime nulla. Sentivo una grande necessità di parole semplici. Un giorno, nella piazza sotto casa, su una panchina, vedo un bambino con un sillabario. Sbircio e leggo: l’erba è verde. Mi parve una frase molto bella e poetica nella sua semplicità ma anche nella sua logica. C’era la vita in quell’erba è verde, l’essenzialità della vita e anche della poesia. Pensai a Tolstoj che aveva scritto un libro di lettura non soltanto per bambini e poiché vedevo intorno a me molti adulti ridotti a bambini, pensai che essi avevano scordato che l’erba è verde, che i sentimenti dell’uomo sono eterni e che le ideologie passano. Gli uomini d’oggi secondo me hanno più bisogno di sentimenti che di ideologie. Ecco la ragione intima del sillabario”.

Il genere documentario nasce dalla volontà di raccontare attraverso l'audiovisivo un aspetto della realtà rappresentato soggettivamente. In Italia il genere documentario è nato in ritardo rispetto ad altri Paesi d'Europa a causa dei vincoli fascisti imposti. Il genere documentario si basa sulla realtà e implica una notevole responsabilità morale dell'autore che talvolta sacrifica la creatività all'impegno di verosimiglianza. Il mese di marzo dello ZiaLidiaSocialClub, dedicato al tema della legalità e della giustizia sociale, si è concluso con la visione del documentario L'udienza è aperta di Vincenzo Marra.

Mercoledì, 23 Aprile 2014 00:00

Passeggiando con Barbara Santoro

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Dopo la bella mostra che FiorGen ha voluto dedicare alla città di Lucca sul tema Lucca, le storie, le mura, nella quale ben quaranta artisti toscani contemporanei hanno arredato – con la propria arte, con il proprio stile – le sale del Palazzo Guinigi, incontrando il favore del numeroso pubblico accorso, nuovamente la gran torre lucchese ospita la bellezza, la creatività, l’inventiva con l’esposizione FiorGen Arte Lucca − II Edizione, offerta pubblica degli autori che, da anni, dedicano la loro attenzione e parte delle proprie creazioni alla ricerca biomedica FiorGen.
Per l’occasione tentiamo un esperimento: farci guidare dalla curatrice della mostra, la dottoressa Barbara Santoro, perché i lettori de Il Pickwick possano traversare, sala per sala, l’intera mostra, guidati dai suoi passi, dalla sua voce d'inchiostro.

“Una forza che nasce su un punto di rottura genera l’impensabile e l’inimmaginabile, e fa dell’uomo un soggetto capace di verità”.
(Alain Badiou, L'Être et l'événément, 1988, trad. it. 1995)

Il minimo comun denominatore del secolo Novecento è stato forse il tentativo di estrarre dalla miniera della Realtà un dato puro come il reale. Un reale che si presentasse da sé, che permettesse il funzionamento del paradigma apocalittico, connotato fondamentale della civiltà occidentale, della storia del mondo, del dramma dell’uomo, di tutta la letteratura. Non sarà questo uno spazio molto utile e si ha premura di non annoiar nessuno. È una bella giornata fuori, il sole è certamente reale. Pertanto si pretende di restringere il destinatario ad un particolare tipo di lettore, ideologicamente determinato come perditempo che si sente profondo, e si consiglia, solo ad esso, di proseguire la lettura.  

“Quel che è peggio, e neanch'io me ne curo, certe volte. E che se io diventassi come gli altri, e non me ne importasse più... che cosa succederebbe?”

William Golding,  Il Signore delle Mosche (1954), traduzione a cura di Filippo Donini, Oscar Mondadori, Milano, 2001.

matita e china  Domenico Di Francia / Keneru
colore  Simone Pretelli

Carol Oates è una delle più grandi scrittrici americane viventi, da sempre impegnata a raccontare le tante contraddizioni del suo Paese attraverso i numerosi e complessi personaggi dei suoi libri. Laurent Cantet è un regista francese sensibile verso tutte le realtà al margine attraverso le quali è possibile prendere contatto con la vita vissuta e sofferta ogni giorno e non con quella descritta da qualcuno. Foxfire è il romanzo della Oates che Cantet porta sullo schermo affidando il racconto della trama a Maddi, la cronista della gang delle Foxfire.

Venerdì, 04 Aprile 2014 00:00

Sull’origine o diario filosofico 4

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Il problema dell’origine è un problema immediato. Mi sta davanti, cioè, senza mediazioni: non c’è niente tra me e ciò che mi è gettato davanti, come dice anche l’etimologia. Problema è infatti ciò che insiste e persiste sullo spazio del mio cammino, ostacolandolo: mi sta di fronte (pro) come se qualcuno ce l’avesse messo d’improvviso (-blema  viene da ballein, mettere, porre, gettare). Buffo che questo problema mi stia sempre davanti all’improvviso, come se dovessi inciamparvi: il carattere di sorpresa si mantiene nel tempo, finché il problema è problema. Non possiamo ancora lasciarlo andare: il cammino è bloccato da una presenza inesorabile. Il problema rimane tale, cioè, fino a quando mi è presente, fino a quando impegna la mia coscienza e la mia attenzione.

Domenica, 30 Marzo 2014 00:00

Pt. 03: Questione di cuore

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Soggetto & Sceneggiatura: Domenico Di Francia / Keneru
Matita & China: Domenico Di Francia / Keneru
Colorazione digitale: Simone Pretelli

Giovedì, 20 Marzo 2014 00:05

La provincia

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La provincia è un accendino rotto, un preservativo bucato.
È il sogno americano davanti al bar, il tipo che lavora otto ore al giorno pagate male però, dice, farà il salto e si prenderà uno yacht.
È una partita a carte mentre qualcuno decide cosa comprerai, chi voterai, come starai.

Domenica, 16 Marzo 2014 00:00

pt. 02: vita da umani

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Soggetto & Sceneggiatura: Domenico Di Francia / Keneru
Matita & China: Domenico Di Francia / Keneru
Colorazione digitale: Simone Pretelli

"La cultura è una notte incerta dove dormono le rivoluzioni di ieri, invisibili, replicate nelle pratiche; ma le lucciole, e qualche volta dei grandi uccelli notturni l'attraversano, comparse e creazioni che tracciano la possibilità di un altro giorno. Questa notte oceanica mi affascina e mi interroga. È l'umanità vissuta dall'uomo ma non conosciuta da lui. Il sogno dove parla senza saperlo".
Apro questo pezzo con le parole di Michel de Certeau, gesuita e storico francese nato a Chambéry agli inizi del '900, appassionato studioso di psicoanalisi, filosofia, scienze sociali; continuerò raccontando di Gaetano Di Vaio "guaglione 'e mmiez' 'a via", nato a Napoli nel 1969, oggi affermato produttore, anche regista, sceneggiatore, attore e scrittore con uno stile e una personalità straordinaria, "dannatamente sincera".

Avvicinandoci al problema del male, sembrano esistere tre tipi di soluzioni: quelle intellettualistiche, quelle mistiche, quelle sociali. Nelle prime il male è un non sapere, nelle seconde un mancato assecondamento della volontà divina, nelle ultime l’accettazione di un potere nemico.  Sembra che non sia possibile una visione che abbracci insieme esistenza e politica, vita e società, proprio come se una persona, studiando un panorama molto esteso, dovesse guardarlo da diversi punti di osservazione e potesse avere una visione totale solamente operando la somma di visioni parziali, mettendo vicino questi pezzi per dare il senso di completezza che esiste ma sfugge al colpo d’occhio ‘totale’. Tuttavia si può rintracciare un concetto comune in cui il male sarebbe una sorta di incapacità.

Nona tappa allo Zia Lidia Social Club, siamo oltre metà percorso cinematografico condiviso dai soci dello Zia Lidia e si avvicina la primavera. Siamo sempre più abituati a vivere i giorni che passano senza badare più ai segni dei cambi di stagione, in questo periodo storico ogni cosa sembra confondersi: cause e rimedi, mesi, principi e fini, età, dipendenze e presunte autonomie, luci e ombre. Ma chi vive lontano dai vortici economici ormai sempre più fallimentari, nelle periferie, a contatto con la terra può ancora accorgersi dei segni del tempo, dei miracoli che avvengono nei momenti di passaggio, quando convivono i rari e consistenti frutti dell'inverno, i germogli rarefatti dai traumi del gelo, i semi che resistono, e le incerte e sparpagliate tracce della primavera.

Ci sono persone che non credono niente fin dalla nascita. Ciò non toglie che tali persone agiscano, facciano qualcosa della loro vita, si occupino di qualcosa, producano qualcosa. Altre persone invece hanno il vizio di credere: i doveri si concretizzano davanti al loro occhi in ideali da realizzare. Se un bel giorno costoro non credono più – magari piano piano, attraverso una serie successiva, logica o magari anche illogica, di disillusioni – ecco che riscoprono quel “nulla” che per altri è stato sempre, invece, così naturale.
(appunto 84)

Pier Paolo Pasolini, Petrolio, a cura di Silvia De Laude, Oscar Mondadori, Milano, 2005, p. 395.

Domenica, 02 Marzo 2014 00:00

Arte e Ricerca, a Lucca

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Nasce con il duplice intento di mettere in rilievo qualità artistica ed importanza della ricerca scientifica. Nasce avendo lo scopo di generare ammirazione per le opere ed interesse per l’impegno scientifico. Ha come fine lo stupore di chi osserva tele e sculture, consentendo a chi prova questo stesso stupore di non dimenticare mai che la ragione, l’occasione, il presupposto è ricordare quanto sia importante la conoscenza medica, il suo approfondimento necessario, la sua innovazione costante.

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