“Il grande tormento dei timidi è che, esteriormente, essi passano per degl'inattivi, degl'indifferenti, dei rassegnati, dei privi di bisogni; mentre invece l'interno del timido vibra di una segreta e struggente attività. Ma per accorgersi di questa segreta attività bisognerebbe chinarsi sul timido e ascoltarlo come si ascolta il tic tac di un orologio”

Alberto Savinio

Gioacchino Toni

L’età femminile nella cultura mediale italiana

Basta navigare sul web o sfogliare qualche rivista che dichiara genericamente di occuparsi di “costume” e di “attualità”, ma che nei fatti riconduce i due ambiti praticamente al solo mondo dello spettacolo audiovisivo e quasi nei soli suoi aspetti gossip, per rendersi conto dell’insistenza con cui viene esplicitata l’età delle celebrità femminili.

L’immagine come risposta del desiderio all’assenza

Ancora una volta gli schermi dei media dispongono di una potente immagine di un falling man da mostrare e al tempo stesso celare alla vista, un po’ come si fa durante la visione di un horror dalla poltrona quando ci si porta una mano davanti agli occhi tenendo però le dita ben aperte.

Corpi senza Organi nel cinema di David Cronenberg

Il volume di Martina Puliatti, La rivoluzione interiore. Corpi senza organi nel cinema di David Cronenberg (Aracne Editrice, 2020) non deve essere inteso come una monografia dedicata al regista canadese, quanto piuttosto come uno studio critico relativo alle riflessioni che egli ha prodotto attraverso l’immagine filmica. Riprendendo i convincimenti introdotti da Gilles Deleuze nei suoi saggi dedicati al cinema – Immagine-tempo e Immagine-movimento –, l’autrice affronta le pellicole di Cronenberg non come messa in scena di concetti o argomentazioni filosofiche, ma come riflessioni praticate con altri mezzi, quelli dell’immagine cinematografica appunto.

Il cinema terapeutico di Nanni Moretti

Il recente volume di Roberto Lasagna, Nanni Moretti. Il cinema come cura (Mimesis, 2021), passa in rassegna l’intera produzione cinematografica del regista leggendola come una lunga e continuata autoanalisi che l’autore condivide con lo spettatore dettata da uno stato di crisi esistenziale e generazionale di fronte ad un mondo che sembra procedere imperterrito lungo una direzione tanto  incomprensibile quanto insopportabile.

Kubrick e Caravaggio, sabotatori del reale

Una delle caratteristiche che contraddistingue il linguaggio artistico rispetto a quello quotidiano è indubbiamente il suo statuto polisemico. Giunta alla sua fase contemporanea però, come ha avuto modo di spiegare Umberto Eco, la polisemia si è fatta “aperta” dando luogo a una varietà di significati che non possono più essere arginati, come invece avveniva, ad esempio, in ambito medievale.

Performance come metodologia

Con riferimento all’ambito artistico, inteso nella sua accezione più estesa, si ricorre con una certa disinvoltura al temine “performance” presupponendo forse di indicare con esso qualcosa di relativamente definito, salvo poi rendersi conto della sua sostanziale indeterminatezza; non a caso risulta difficile trovare un corrispettivo in lingua italiana capace di tradurre efficacemente il termine anglosassone.

La grammatica delle arti di Cesare De Seta

Che cos’è l’arte? Cosa distingue l’arte dal bello? Qual è il suo linguaggio e quali sono le sue regole? È con quesiti di tale portata che si confronta Cesare De Seta, docente presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II con alle spalle un’esperienza di insegnamento presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, nella sua recente pubblicazione Grammatica delle arti. Forme e spazio storico dell’espressione artistica (Salerno Editrice, 2021).

Schermi d’odio

Di come l’odio sembri aver trovato nell’arena digitale uno dei suoi habitat privilegiati, soprattutto nelle sue diramazioni social e videoludiche, si occupano due recenti pubblicazioni di Milena Santerini, La mente ostile. Forme dell’odio contemporaneo (Raffaello Cortina Editore 2021), e Matteo Bittanti (a cura di), Game Over. Critica della ragione videoludica (Mimesis, 2020).

Malessere e potenzialità curative dei luoghi

Le sofferenze imposte dalla pandemia da Covid-19 sembrano aver indotto molti ad una riflessione più generale circa lo stato di malessere diffuso che attraversa il mondo contemporaneo, malessere che si manifesta oltre che sotto forma di dolore fisico anche come ansia, depressione e apatia legate al senso di insoddisfazione, insicurezza e timore per il futuro. La percezione di tutto questo malessere, acuito dalla pandemia ma certo non interamente da essa derivato, ha fatto emergere il  desidero di migliorare le condizioni di esistenza.

Metamorfosi. Un’altra arte, un altro mondo

“L’arte è un buon farmaco per contrastare i mali del presente: disattenzione, superficialità, pregiudizi e sintonizzarsi con l’essenziale, l’arte offre infatti la possibilità di tornare in contatto con contenuti profondi e rimossi divenendo prezioso dispositivo del pensiero critico”. È a partire da tale convinzione che Anna D’Elia, critica d’arte e narratrice, si cimenta, nel suo recente volume Vederscorrere. L’arte che salva (Meltemi, 2021), nella lettura della realtà attuale ricorrendo agli occhi degli artisti per sintonizzarsi con il pensiero della metamorfosi, appropriarsi di una diversa dimensione spazio-temporale, costruire nuovi rapporti con l’ambiente, il corpo, l’altro e l’altrove.

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