“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Serena Babbo

La filosofia ai tempi della crisi

Circa un anno e mezzo fa, ho fatto un sogno terribile. Ricordo che mi trovavo in un ambiente familiare, era uno strano connubio fra diversi luoghi che solitamente frequentavo: aveva qualcosa di San Marcellino, qualcosa del parco del vulcano Montenuovo, qualcosa del cortile dell’università di Porta di Massa. Nonostante la mia mente avesse creato una sintesi di ambienti reali, al tutto aggiungeva una sorta di atmosfera fiabesca. Ero lì con i miei compagni di studi, e discutevamo dei massimi sistemi e del nulla, come spesso ci capitava di fare. Ma a un certo punto l’atmosfera fiabesca cedeva il passo a luci tetre e sopraggiungeva un senso di angoscia, un’ansia che non mi riuscivo a spiegare. Poi, improvvisamente, mi rendevo conto che c’era Qualcosa che mi stava raggiungendo, e abbandonavo i miei amici alle loro speculazioni e cominciavo a correre. Inizia così il mio terzo anno di università. Mi risveglio dal sogno, e comincio a correre.

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