“Col mondo del Potere non ho avuto che rapporti puerili”

Osip Mandel'stam

Gianmarco Thierry Giuliana

"Prometeo perché?". Ultimo Atto: Colui che pensa prima

“Buon natale amore mio!”
“Buon natale! Però ti lascio!”

 

Incredulo riattacca il telefono e si siede fissando il vuoto: anche questa volta aveva pensato male, troppo prima o troppo dopo, o forse non aveva pensato affatto.
I suoi genitori l’avevano chiamato Prometeo perché pensasse sempre prima di agire e tutto andasse sempre per il meglio, ma a giudicare dalla sua costante solitudine e tristezza evidentemente questo nome gli stava assai storto.

"Prometeo, perché?". Atto Terzo: L'Inizio della Rivoluzione

Sagarmatha, 8844 metri di altitudine, la cima più alta del mondo in Nepal. Un solo uomo, interamente ricoperto di neve, un cappuccio impedisce di vederne il volto, è silenzioso e osserva la volta celeste. È quasi notte ed il  mondo sta per cambiare.
Nella sua mano sinistra impugna una spada orientale, una katana dalla lama fra il rosso e l’arancione. Nella sua mano destra invece impugna una spada medievale dal manico dorato e dalla lama argentata. Yohake Nyusu e Warheit, Nuova alba e Verità, questi i nomi di queste leggendarie armi.
Sulla cima Vinson in Antartide, come sulla cima Ismail Samani in Tadjikistan, come anche sul Monte Fuji in Giappone, come ancora sul Picco di Adamo in Sri Lanka. Ma anche sul Monte Olimpo in Grecia, sul Teide nelle Isole Canarie e sull’Etna in Sicilia. In ogni parte del mondo sulle cime dei vulcani e delle montagne più vicine alla luna si sono raggruppati i fedeli del futuro vestiti con impermeabili neri e cappucci rossi. In gruppi di cinquanta hanno condotto su ognuna di queste cime un enorme cannone di cinquecento chili.

"Prometeo, perché?". Atto Secondo: Commedia

Immerso nello splendore della luce eterna, quieto come mai, immerso nel più tenero calore e nel più divino amore. Eccomi qui, in paradiso. Un angelo si avvicina e mi accarezza, sorridente: qui tutti sorridono e si accarezzano, sempre. Anche io sorrido. Bambini ed angeli cantano e danzano attorno a me. Sono decine, sono centinaia, sono migliaia. Sono decine, sono centinaia, sono migliaia che strozzo, picchio, sgozzo e impicco ai rami del maestoso albero dell’eden come frutti proibiti. Non reagiscono nemmeno, perché la felicità non porta che indifferenza, verso gli altri e persino verso se stessi.

"Prometeo, perché?". Atto Primo: Litania

Cammino per strada, preoccupato, le strade non sono sicure.
Cammino per strada, preoccupato, più che mai insicuro.
Queste strade non sono mie, sono straniero, straniero sempre senza mai potermi affezionare ad alcuna terra ed alcuna gente perché il mio presente mi insegue senza pietà come il tafano di Era cacciava la giovenca ninfa. Il mio futuro lui si trova in una terra che sembra essere sempre più lontana e cupa, e davvero non riesco a desiderarlo. Di un solo luogo sono certo, quello della mia felicità: utopia, il non luogo.
Questo sono io, amico mio Prometeo, un uomo che teme il presente e il futuro, un uomo perfino troppo orgoglioso e stolto per rifugiarsi nell’oblio e nel passato.

Diario di un condannato a morte a favore della pena di morte

Non lo sapeva, non poteva saperlo, ma era fortunato il condannato a morte del libro di Hugo.
Io sono qui, come lui, in questa cella, ma a differenza sua il mio ultimo giorno è ogni giorno.
Ogni giorno la mia perpetua pena, il mio inferno dantesco in Terra, è il mio ultimo giorno.

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