“Col mondo del Potere non ho avuto che rapporti puerili”

Osip Mandel'stam

Gianmarco Thierry Giuliana

L'Amore spiegato a mio figlio

"Papà, ma come hai fatto a convincere la mamma a stare con un fallito come te?"
"È una storia complicata..."
"Non lo sai neanche tu, vero?"
"No! Cioè, sì che lo so! Ma sai l'amore non si può spiegare a parole..."
"Non è che sei tu che non sei bravo con le parole?"
"Lo sapevo, lo sapevo, l'ho sempre detto che un figlio fra lei e me sarebbe stato un mostro!"
"Perché dici così?"

Libri da Nobel che non servono a niente

Scritto dal Nobel per la letteratura Kawabata Yasunari, Bellezza e Tristezza sarà uno di quei libri che mi ricorderò insieme a tanti altri per averli dimenticati. Dalla coscienza di questo oblio nasce questa piccola e personale riflessione sul senso della letteratura. Se infatti  l'importanza della letteratura è data per scontata, vi propongo, per amor suo e solo per qualche minuto, di dubitarne.
I libri di narrativa servono davvero a qualcosa? Sono veramente importanti? Cosa li distingue da un passatempo come un altro?

Un eroe (vero)

Non fu figlio di Venere né di Marte l'eroe che salvò la Grecia ai tempi di Aristotele.
CDOBOS, la cui storia fu poi ingiustamente dimenticata, fu tra i più forti ed i più valorosi guerrieri di tutta la storia dell'umanità. Umano troppo umano, nessuna divinità gli offerse mai un qualche potere né tanto meno tradì i cieli per difenderne le tragiche sventure. Cdobos non nacque eroe, lo divenne.

L'uomo solo

La solitudine non è una condizione del presente, è una visione mistica e tragica del proprio futuro.
La solitudine è quel terrore che si prova ogni sera quando, soli nel proprio letto, si tirano su le coperte e si è entusiasti di scomparire. La solitudine non è mai stare soli, la solitudine è essere soli.
In fin dei conti la solitudine è quella diversità per cui, anche circondati dai migliori amici, non si smette la sera di essere felici di scomparire e si vorrebbe non risvegliarsi mai più. Perché?

Alla ricerca di un nuovo mondo: cronache dal Giappone

Oltrepassato l’ottavo bivio e dopo aver valicato centinaia di Torii del Fushimi Inari Taisha, mi sovvenne un pensier sublime: dove cazzo sono?!
Già, ero perso. Ero solo, in Giappone, senza sapere assolutamente il giapponese, quasi senza soldi, e non avevo la più pallida idea di dove stessi andando e tanto meno di come tornare indietro.
È in questi istanti che viene da rivalutare la colonizzazione e la globalizzazione: cosa non darei per un dannatissimo cartello in inglese! Non solo ero perso, ma ero anche stanco, anzi esausto!
E tuttavia non potevo assolutamente fermarmi, dietro di me una odiosa vecchietta sorridente con non uno ma bensì due bastoni stava come me salendo verso la cima e stava per superarmi.
“Vecchia, non avrai mai questo piacere, non ti porterai via quel poco che mi rimane d’orgoglio!”.

Elogio della pornografia

Se dovessimo tracciare il profilo del finto intellettuale medio-borghese contemporaneo potremmo dire questo: non prova vergogna nel blaterare sull’importanza del teatro greco e prova invece molto pudore nel parlare della pornografia che consuma. Con l’atteggiamento ironico tipico di chi disprezza la massa, egli non ha intenzione di ricredersi in niente, e conquista oscenamente le proprie scopate nei milieu con cento pensieri altrui (capiti male) e mai uno proprio: un misto fra necrofilia e Gangbang.
Se tuttavia esiste ancora oggi un luogo sacro di catarsi, uno spettacolo di massa capace di educare e di portare alla riflessione sui valori profondi della società, questo sta proprio nella pornografia.
Direi di più: essa è l’unica speranza, l’ultima, per chi (e non è certamente il soggetto sopracitato) ancora crede nella rivoluzione.

Grido

Di questi anni passati a sognare,
la morte,
il più doloroso ricordo è il mio gridare,
perduto nel vuoto di quella esistenza a cui avete negato una sorte.

L’insostenibile stupidità della critica letteraria. Supplica ai docenti

“M’illumino
    d’immenso”

La leggi: una perla, bella, geniale, ricca, ti apre la mente e il cuore, pensi e senti, vedi in due righe una cultura e una Storia.
Leggi la critica: un attacco di colite acuta.

“Due ternari, il primo dei quali, sdrucciolo, è composto da quattro sillabe. Quattro parole di cui due monosillabi, che, compenetrandosi con il termine che segue attraverso l’apostrofo, danno luogo a due sole emissioni di voce.”

Non ci sono più i nerd di una volta...

Se un tempo la parola “nerd” aveva un significato assai negativo, sono in tantissimi oggi a dichiararsi orgogliosamente nerd. Ma la questione principale è: lo sono davvero? Cosa distingue un vero nerd da uno sfaccendato benestante sempre munito di portatile e smartphone di nuova generazione che si dedica a videogames, fumetti e fantasy solo per noia?
Innanzitutto bisogna precisare che il contesto storico e sociale nel quale la parola “nerd” è nata è completamente diverso da quello attuale. Noi oggi viviamo nella società dell’elettronica e dell’informatica, e sono in pochissimi a non sapere usare il computer. Risalendo indietro nel futuro insieme a Marty Mcfly e Doc, nel 1985 quando uscì il primo film della saga Ritorno al futuro, era esattamente il contrario. Lo era anche nel 1977, quando uscì il primo Star Wars e il 3d Rendering era probabilmente il sogno erotico di George Lucas mentre lavorava alle scene filmando modellini e vecchie batterie di flash appiccicate a dei bastoni.

Una festa quasi perfetta

Era una serata fantastica, stavo ballando ad occhi chiusi sulle musiche di Guetta e Tiesto, col drink in una mano e la mia droga nell’altra. Ero a casa e solo, con la musica house nel lettore mp3, una lattina di Sprite in una mano e una penna nell’altra.

 

Ballare, scrivere, leggere, guardare film e anime, giocare ai videogiochi, dormire, la doccia bollente, masturbarmi: era così bella la vita ad occhi chiusi, così bella senza il mondo! 

Questa era una delle mie solite serate da sballo, la mia alternativa da astemio solitario al divertimento delle piazze, dei pub, dei locali “in” e delle discoteche.

Avrei fatto l’amore anche io e l’avrei fatto con un materasso che quanto meno sarebbe stato sobrio e privo di malattie sessualmente trasmissibili, e che non avrei mai dovuto convincere ad abortire per colpa del mio portafoglio vuoto.

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