“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Il Pickwick

Eimuntas Nekrošius

“Il teatro è la raccolta... e poi l'improvviso svanire”

Pier Paolo Pasolini

“I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui prati di Caprara sono stati indubbiamente i più belli della mia vita”

Annie Ernaux

“Salvare qualcosa del tempo in cui non saremo mai più”

Ripellino: un ricordo, un frammento di chiacchiera

Ad Angelo Maria Ripellino negli ultimi anni di vita (a causa di una malattia) la vista calò, le palpebre gli si fecero deboli, la vista friabile e incerta, sbiancò come sbianca una tenda tenue rischiarata dal sole − il mondo, all'improvviso, gli si fece di carta velina − poi tutto diventò buio: come se − senza muoversi, senza fare alcun passo − egli fosse caduto in un crepaccio, si fosse ritrovato in una grotta, qualcuno lo avesse chiuso in una antica segreta.

Il'ja Grigor'evič Ėrenburg, su Marina Ivanovna Cvetaeva

“La sua vita fu un gomitolo di illuminazioni e di sbagli”

Giorgio Strehler

“Non dimenticare che il teatro può essere fatto male senza che il pubblico se ne accorga, a prima vista. Se ne accorge sempre dentro, nel tempo, nel peso di ciò che gli resta nel cuore o nel cervello, ma non sempre nell'attimo dell'applauso, e noi sappiamo bene che basta poco per ottenere un applauso, un consenso. È una delle grandi possibilità di essere disonesti nel nostro lavoro senza che nessuno lo sappia”.

Fondamenti del Teatro: Martone, Neiwiller e i maestri

Cos'è un maestro, in teatro? Ci sono molte risposte possibili ma una è quella che mi è davvero chiara, dopo tanti anni passati tra il lavoro in palcoscenico e l'osservazione intensa del lavoro di altri artisti: un maestro è colui che inventa un teatro nella sua immaginazione e realizza lavori che di questo teatro sono la proiezione, la soglia possibile, l'ombra.

Antonio Neiwiller

“Non ho mai il senso ultimo di quello che faccio. Vorrei che niente fosse mai finito. C'è sempre qualcosa che ritorna e scompare a cui non saprei dare un nome. Questo stesso enigma, però, mi spinge fino in fondo alle cose”

Roberto Latini

“Aspetta. È ancora presto, sono in prova. Sto scegliendo le parole da scrivere nel testo, i colori della voce, le finte pause      a effetto. Esco fuori, chiudo gli occhi, apro le mani e soffio piano, piano, piano piano, dalla pelle, dalle vele, le mie tele. Resto allora attento ancora nel costume della scena, giro in tondo, in tondo in tondo, per la piazza, se non piove, se ne ho voglia. Qui dal palco posso tutto. Ho buio, luce, buio, luce, suoni e immagini irreali. Lo sai già che non ti sbagli? Che non cadi nella rete? Non ti faccio confusione, non ti sono di disturbo? Dimmi solo se ci credi, se ci credi a quel che senti, se ci credi a quel che vedi”

Dante Castellani

“Possa la vita sfamarti d'amore”

Pagina 7 di 35

Sostieni


Facebook