“La memoria è una forma di coraggio”

Jean Vilar

Roberta Andolfo

La purezza della fantascienza e il sogno di “Dune”

Gli immensi spazi del tempo e gli sterminati territori dell’esistenza lambiscono confini che diventano sempre più remoti ogni volta che lo sguardo viene gettato ancora un poco più in là, oltre il precedente limite, scoprendo che la forma dell’esistente è plurima, che si dilata e procede all’infinito.

Lindbergh: l’interiorità e la sua visibile espressione

Storie mai raccontate. Dietro questa traduzione applicata a Peter Lindbergh ci sono storie che tali non sono, ma soltanto colossali eppure intime suggestioni narrative, perché anche la più dettagliata immagine non rivela un’intera storia in modo esaustivo. Nulla può farlo. Ogni storia è inesauribile, in quanto ha preso avvio prima dello scatto, ha proceduto a svilupparsi, a cambiare e ad ammantarsi delle sensazioni distillate dallo spazio e dal tempo che esistono oltre il nostro campo visivo, come un dipinto o un altro manufatto.

Al MANN il mito e l’umanità degli antichi combattenti

Tre sentieri paralleli si snodano fra i meandri della storia seguendo momenti diversi, ma interconnessi, della civiltà umana, accolti e integrati all’interno della già vasta collezione permanente del Museo Archeologico Nazionale.

La complessità che semplifica il mondo

Diverse componenti della nostra esistenza, della realtà che vediamo e che intuiamo, a volte struggendoci, dietro alle cose palpabili, ci fanno paura. Ci hanno sempre spaventato, è vero, ma la misura in cui ci spiazzano e ci terrorizzano adesso, è molto più ampia; essa sfocia in una condizione morbosa, quasi patologica. E non sono le tragedie del mondo, né le miserie del quotidiano, a giocare il ruolo fondamentale nella genesi di questo fenomeno psichico e psicotico, umano sin dalla più tenera escrescenza della sua radice.

“La regina degli scacchi”, Beth Harmon e il gender gap

Beth, la Elizabeth Harmon interpretata da Anya Taylor Joy, è la ragione d’essere di questa trama e del suo svolgimento. La figura della giovane protagonista è essa stessa grumo pulsante di forma simbolica e di calzanti espedienti narrativi. Questa racchiude in sé, in modo esatto e ininterrotto, ogni possibile antefatto o motivazione del suo presente e futuro avvicendamento, come un universo conchiuso e predestinato, dentro e intorno al quale l’esistenza emerge con armoniosa chiarezza dagli oscuri recessi di un pesante cammino.

“Urgente appello a tutti gli Italiani”

La cattiva informazione alimenta quell’ignoranza già troppo largamente diffusa, la stessa da cui è a sua volta alimentata. La malafede, insieme all’incompetenza e all’incapacità di chi avrebbe il compito di informare gli altri, è la sporca anima della generale marcescenza della società.

“The End of the F***ing World” e la sua poetica riuscita

The End of the F***ing World è una creazione narrativa speciale, fra quelle che invitano ad entrare con molta naturalezza nella dimensione di senso di un’opera creativa, la quale non finirebbe mai per esaurire il suo contenuto di riflessioni, emozioni e dubbi esistenziali, persino alla data dell’ennesima visione del prodotto da cui questi siano veicolati.

“The boys”: prima stagione, prime impressioni

Stagliata contro il panorama delle storie di supereroi, mutanti e paladini della giustizia, la serie The Boys, tratta dall’omonimo fumetto, rappresenta un concetto diverso del sovrumano, o meglio della versione modificata dell’umano. L’idea attinge alla dimensione conosciuta e già storicizzata della serie a fumetti afferente al genere, e girovaga tra quei familiari elementi, fatti di versatili disgrazie e funzionali cliché, di un’ironia che tende la mano alla comicità e al demenziale e di un’evoluzione dei personaggi investita di obblighi morali e positività.

L’arte erudita di Andrea Mantegna a Palazzo Madama

Il mondo di Andrea Mantegna non è facile da penetrare, al pari e spesso in maggiore misura rispetto a quello degli altri principali attori sulla scena artistica e culturale del suo tempo. Così come non semplice risulta la presentazione della sua figura di artista, centrale nella rete dei rapporti con potenti mecenati, letterati e colleghi, e ad un tempo indipendente, come elemento del tutto singolare in relazione a questo nutrito insieme di invenzioni, idee comuni e differenti personalità.

Il “nostro” Joker

Joker. Il farsesco personaggio, e la persona in esso contenuta, che in ogni immaginazione si erge a guida sregolata del nostro più sinistro io, tirando fuori con un maieutico e perverso procedimento psicologico, il marcio sedimentatosi in quella fragile bolla interiore di disperazione, solitudine, invisibilità.
Quell’invisibile che la mimesi del clown, vetusto e insieme eterno feticcio dell’umana ironia del vivere, cerca di trasformare ogni volta in arte, con la grazia del fallimento, dell’impacciata timidezza, del tenero candore che si sforza di non divenire sprezzante vittimismo, arrogante risentimento, pregiudizio nei confronti del mondo intero.

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