“Ho forse dormito mentre gli altri stavano soffrendo? Sto forse dormendo in questo momento?”

Samuel Beckett; Aspettando Godot

Sabato, 28 Dicembre 2013 00:00

La salvezza che abbiamo meritato

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Con la fine della modernità i disagi individuali e sociali, così come le malattie, sono sintomi da attribuire alla mancanza di tavole di valori che diano un senso più completo all’esistenza. Le tavole di valori che mancano non sono quelle tradizionali, ma quelle che si vanno estinguendo della cultura moderna, per ora non ancora sostituite.
Grazia Ardissone

Quando cambiano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi.
Thomas Kuhn


Durante gli interminabili cinque minuti di tapis roulant defaticante che segnano l’epilogo di ogni mia sessione di allenamento, tendo ad occupare il tappeto centrale della sala pesi: da qui ho infatti la vista migliore del megaschermo perennemente sintonizzato su Radio Capri Television, finestra videomusicale spalancata sulle storture del mondo contemporaneo.

L’utente di ogni palestra che si rispetti deve mettere in conto, oltre ai sacrifici per lo strenuo inseguimento del fantasma di un fisico perfetto – destinato comunque a cedere alle ingiurie del tempo, lasciando dietro di sé solo un carico maggiore di sconforto – la memorizzazione coatta e semi-inconsapevole di un numero enorme di melodie dance alle quali sono associati videoclip di pacchiana fattura, interpretati da puttanoni di sorta e afroamericani ingioiellati. In genere, il senso manifesto di questi prodotti, i cui protagonisti amano farsi ritrarre mentre partecipano a feste ipertrofiche su yacht o nei pressi di ville dall’impensabile fastosità, può riassumersi in una esuberante esibizione del mito di se stessi e delle ricchezze accumulate in barba ai detrattori e contando solo sulle proprie forze. Il corollario è l’impossibilità necessaria, da parte dello spettatore, di raggiungere un pari livello di benessere economico, sessuale e sociale, a causa della sua connaturata inettitudine a plasmare gli eventi piegandoli a un’insolita e poderosa volontà (posseduta a carrettate, ça va sans dire, dal performer di turno).
Questo tipo di autoaffermazione difficilmente risveglia in me sentimenti diversi dalla tristezza; sono rimasto invece colpito da un prodotto più spregiudicato dal punto di vista etico e delle conclusioni sull’attuale, ossia il video associato alla canzone Burn, dell’inglese Ellie Goulding, la cui noiosa biografia potete leggere qui. Ora, io il video me lo sono riguardato più di una volta e mi sembra che dal punto di vista della manipolazione subcosciente sia parecchio raffinato. Il testo, innanzitutto:

Non dobbiamo preoccuparci di niente
Perché abbiamo il fuoco e stiamo bruciando qualcosa di molto cattivo1
Loro ci vedranno dallo spazio2
Accendiamolo, come se fossimo le stelle della razza umana

Quando le luci si spensero, loro non seppero cosa avevano sentito
Accendiamo il fiammifero,3 facciamo casino, dando amore al mondo
Alzeremo le mani, risplendendo fino al cielo
Perché abbiamo il fuoco

E lo lasceremo bruciare

Non vogliamo andarcene, no, vogliamo solo essere [qui] adesso
E ciò che vediamo sono tutti sulla pista a impazzire nascondendosi dalle luci fuori
La musica è accesa, mi sto svegliando, noi fermiamo le vibrazioni, le aumentiamo
E ora è finita, abbiamo l’amore, nessun segreto adesso, nessun segreto adesso

Il video ci mostra una pista d’atterraggio all’alba di un giorno che si preannuncia molto luminoso. Qui la cantante Ellie Goulding, in possesso, notiamo, di una discreta zeppola e con al collo una specie di catena di anelli di cipolla fritti, se la canta passeggiando e atteggiando il viso in modo da farci intendere che la sa molto lunga. Nel frattempo, orde di ragazzini anonimi e non meglio inquadrati corrono attraverso i campi – alcuni si sono liberati da una specie di furgoncino nel quale erano incatenati – per raggiungere il luogo, che presumiamo sia stato scelto per un appuntamento, o verso il quale sentono una incontrollabile attrazione (io propendo per l’opzione magnetismo). Mentre il giorno avanza e la luminosità aumenta e i ragazzini sono sempre più prossimi, Ellie attende continuando a camminare, sollevando le braccia al cielo, ogni tanto accennando movimenti danzerecci e coronando l’attesa con gesti inutili quali alzarsi un cappuccio sulla testa guardando me che corro sul tapis roulant e cercando di portarmi – con il rispetto dovuto al climax attorno a cui ruotano sia la base tarzanella che la sequenza di immagini, dunque non troppo in fretta – al nocciolo della questione.
Che in pratica è più o meno il rovesciamento del senso dei video del tipo “tutto-questo-per-te-coglione-è-troppo”. I prodotti dei rapper sono, credo senza eccezioni, un’ode all’immobilismo (una volta raggiunto un punto soddisfacente di stabilità che per il rapper in questione equivale alla declinazione più sfrenata del benessere e alla possibilità di sbandierarlo). Ossia tutto è ok, io sono qui, ho i miei soldi, ho il rispetto, ho le fiche e le auto veloci e ti sto dicendo tutto questo da una cazzo di barca enorme, youknowwhatimean, niente potrebbe andare meglio e tu ovviamente non sei invitato. Per la Goulding lo spettatore può essere, invece, parte della festa. Di più, ne è una parte necessaria. Ma c’è un ma.
Tornando al clip, dopo la parte ‘introduttiva’ segue circa un minuto, funzionale al climax finale, di scene vagamente irritanti in cui la Goulding temporeggia e i giovani rampanti arrivano finalmente sul luogo e cominciano a ballare in modo blando dietro di lei. Non è ancora arrivato il momento dell’epifania che tutto ha contribuito a farci attendere, i balli sono gioiosi ma non ‘centrati’ e l’escamotage narrativo della regia per prendere qualche altra manciata di secondi è aprire uno squarcio visivo sulla dimensione interiore della Goulding: le scene luminose sono, infatti, inframmezzate da micro-sequenze dove non c’è luce e la nostra si muove in maniera diversa, diremmo più ‘riflessiva’.4 Poi la dimensione interiore, in concomitanza con un momento della canzone in cui la base è attutita e la voce della Goulding è ancor più trattata e messa in sottofondo – è il momento in cui l’ascoltatore/spettatore comincia davvero ad aspettarsi qualcosa – prende il sopravvento: si è fatta sera, e le scene che si alternano sono ora

1) la solita Goulding che, da sola e, a volte, immersa nel buio o in mezzo a delle palle luminose molto scenografiche sistemate per terra, continua a ballare al rallentatore o a guardarsi intorno stupita e francamente a questo punto ci ha irritato sul serio, e
2) la solita Goulding ballante, con dietro le figure anonime dei suoi seguaci.

Alcuni accendono delle specie di luci di posizione ancor più scenografiche per dare consistenza al momento, ma di fatto del tutto inutili visto che ci sono le palle poggiate sul terreno che si vanno illuminando un po’ dovunque.5 Poi ci concentriamo su alcune coppie di giovinastri abbracciati che guardano stupiti verso il cielo.6
Poi le cazzo di luci si spengono di nuovo, questa volta tutte per davvero, lo vediamo dall’alto, l’intera zona si fa buia e per un paio di secondi il pezzo e la Goulding si zittiscono. Ma lo spettatore non ha il tempo di tirare il fiato, perché siamo arrivati sul serio al climax finale, e allora le luci infinite che dall’inizio della canzone hanno più o meno stronzeggiato si accendono allo zenit del loro wattaggio e finalmente la festa esplode, tutti ballano e questa volta sono molto più visibili (anche se in secondo piano e anche se il protagonismo della Goulding è continuamente ribadito dalle onnipresenti micro-scene che pure qui si intromettono e ce la danno nella sua veste solitaria, ma scatenata).7 Alla fine del video, le milioni di palle-luce, che viste dall’alto sono davvero una moltitudine, si impostano a formare un simbolo triangolare con dentro le iniziali della cantante, momento che proporrei di classificare come autoerotico e politico8 al contempo.
Credo che i rimandi siano abbastanza chiari. Il video della Goulding è pieno zeppo di allusioni al mito di Prometeo; se letto in questa chiave, molte delle immagini che altrimenti risulterebbero criptiche o di maniera o del tutto insensate, possono essere collocate in un sistema di connessioni che non gira completamente a vuoto. Dobbiamo riprendere per un attimo in mano il testo. L’atmosfera ‘mitica’ che la Goulding vuole ricreare, nonostante la zeppola costituisca un discreto impedimento alla sospensione dell’incredulità, mi pare evidente: a essere preconizzata è una palingenesi realizzata grazie al “fuoco”, che ci farà risplendere “come se fossimo le stelle della razza umana […] fino al cielo”. Nessun riferimento al furto, a onor del vero, ma nel complesso anche la contrapposizione tra un noi (“le stelle della razza umana”) e un “loro”, mi rimanda all’astio di Zeus per gli uomini.
Sicché a questo giro gli dèi sono esseri che “ci vedranno dallo spazio”, postmodernamente impotenti di fronte all’hic et nunc di Goulding e soci, luminosi, potenti, così giovani da far tremare la Terra sotto i loro passi di danza griffati. Il fuoco qui illumina solo in virtù del fatto che brucia tutto. Loro vedranno dallo spazio, accendiamo il fiammifero, abbiamo il fuoco e lo lasceremo bruciare. Bruciare, bruciare, bruciare. A questo punto i rapper degli altri video selezionati da Radio Capri Television, felici e contenti nel loro incontestabile status di grazia e immobilità, si immobilizzano a loro volta sui barconi o nei giardinoni o nei villoni, tendono i muscoli del volto e cominciano a considerare l’opzione di mettere mano al ferro.
Ellie Goulding vuole riabilitare la razza umana non rubando il fuoco agli dèi e illuminandola, come Prometeo, ma usando quello stesso fuoco, quella stessa luce, per bruciare tutto. Mentre balla in modo scoordinato, per giunta. E rassicurando chi riceve il messaggio: non dobbiamo preoccuparci di nulla. E dicendo a te, proprio a te, nel caso in cui ti giunga il suo richiamo e ti venga voglia di raggiungerla sulla pista insieme agli altri prescelti, che potrai far parte del nuovo avvento. Esatto, sarai parte della festa di distruzione e (forse) rinascita. Ballerai come un pazzo dietro di lei e non dovrai preoccuparti di nulla. In sostanza, un brave new world postcontemporaneo nascerà ad opera di coloro che, forti della verde età e del conseguente assortimento di audacia, scalzeranno i vecchi padri, daranno fuoco al passato, balleranno sulle macerie del mondo che fu. Si spalancano le porte di una nuova modernità,9 ma non elaborata, priva di problematizzazione, svuotata. Il passato non è nemmeno più un pezzo da museo: è scomparso e basta.
La resa visiva del testo non fa che avvalorare continuamente questo senso di rinnovamento nel quale ci inducono a sperare le parole cantate dalla Goulding, mentre la telecamera zooma sulla quantità spropositata di gloss che si è spiaccicata sulle labbra. I giovani assisteranno estasiati all’esplosione delle stelle antiche. Goulding e un gruppo di sparuti adepti resteranno impalati nell’erba, come fiaccole accese, colonne portanti della nuova umanità che balla e non ha nessuna paura, nessuna preoccupazione. Nessun rimpianto.
Lo sentite il richiamo?
Che sono quelle facce?
Non siete eccitati?

 


Note:

1) L’espressione “one hell of a something”, tradotta dai geni dei siti di testi come “un inferno di un qualcosa”, ho deciso di renderla con “qualcosa di molto cattivo”; potrebbe significare, però, anche “un sacco di roba”.
2) “Outer space”, tradotto dai suddetti geni come “fuori”.
3) “Strike the match”, per i traduttori di cui sopra “Colpisci l’avversario”.
4) L’ ‘alone riflessivo’ non è dovuto tanto alla Goulding, di per sé monomovente, quanto al ghiaccio secco sparato tutt’intorno senza badare a spese.
5) E infatti questa micro-sequenza ha probabilmente, nelle intenzioni degli autori, valore metaforico.
6) Ai fini della grande conclusione non è importante l’oggetto: la contemplazione estatica è più che altro strumentale a caricare il seguito di una significatività maggiormente orgasmica.
7) Un’altra micro-scena che ricorre vede invece la Goulding e un manipolo di seguaci fermi impalati nell’enorme prato della zona di atterraggio, con le luci a sottolineare un ancor diverso momento di significazione, che io credo non debba essere preso sottogamba.
8) Il perché di “politico” alla nota successiva.
9) Per quanto, se consideriamo la chiara ascendenza massonica del logo finale con le iniziali della Goulding, anche il concetto di rinnovamento perde in buona parte il mordente cui sembrerebbe aspirare.





 

 

 

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