"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Venerdì, 29 Novembre 2013 01:00

Riparte lo ZiaLidiaSocialClub. Pre-post (atmosfera, film, dibattito)

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Lo Zia Lidia Social Club è una "fondazione umana, più che umana" nata grazie alla generosità trasformativa di un'ultraottantenne, Zia Lidia, che nel novembre del 2003, senza riserve e pretese, decide di aprire le porte di casa sua ai giovani avellinesi. Quella casa per anni è stata un laboratorio inesauribile di idee, iniziative, progetti. Cinque anni dopo l'inizio ci siamo costituiti associazione socio-"psico"-culturale, associazione che ha tra i suoi intenti la promozione del cinema di qualità come occasione sociale di stimolo al confronto e alla condivisione. In ogni nostra iniziativa, infatti, diamo ampio spazio al dibattito, alla chiacchierata collettiva dopo il film, convinti che condividere visioni, emozioni, riflessioni, costruendo relazioni significative, sia un atto socio-politico ben più risonante del piacere privato di vedere un film in solitudine.

Da quando è venuta meno Zia Lidia, la nostra "utopia in carne", due anni fa, non abbiamo avuto più il nostro luogo e, soprattutto, la forza incredibile che lei sapeva trasmetterci, ci siamo un po' congelati, ma, anche se a fatica, siamo andati sempre avanti. La nostra militanza cinematografica, scombinata e appassionata, ha resistito continuando a proporre film e rassegne nei locali della città. Quest'anno, finalmente, abbiamo un posto fisso, una sala del Teatro Carlo Gesualdo di Avellino. Pochi giorni fa, il 24 Novembre, si è aperta finalmente l'undicesima stagione dello ZLSC con la visione del documentario Corde, alla presenza del regista Marcello Sannino.
Alle 18:30 di domenica scorsa abbiamo superato la soglia del cancello Sala Prove Orchestrali del Teatro Gesualdo, a pochi passi da un nuovo inizio dello ZiaLidiaSocialClub insieme al gruppo di sempre con qualche valore aggiunto. Eravamo emozionati, sì, proprio emozionati, lo si poteva leggere nei movimenti scoordinati, nel nostro modo di affollarci all'ingresso, nei sorrisi che facevano fatica a contenersi. Ce lo volevamo dire a gran voce che eravamo felici di aver lavorato bene insieme, mescolando le nostre idee, lasciandole lievitare in un progetto che s'insapora ogni giorno di nuove intenzioni.
Forse stiamo giocando a Tetragram, non un gioco da tavola, ma un gioco della vita, accennato nel docufilm di Sannino La seconda natura, che si esprime nella magia di alcuni momenti vissuti provando a lasciare insieme disordine, ordine, interazione e organizzazione. Forse, ancora più semplicemente, insieme ai due protagonisti dei docufilm, Ciro Pariso e Gerardo Marotta, abbiamo deciso di resistere, per ri-estistere, con la "tenerezza e l'ascolto pieno" (Dario), di Marcello Sannino, cercando di risvegliare l'attenzione al mondo, l'attenzione agli altri, edificando le nostre passioni nonostante le difficoltà che oggi la vita ci riserva, nonostante le nostre ombre, forse partendo proprio da queste.
La sala era piena, eravamo cento persone, temevamo lo shock termico nelle nostre anime, sbalzando all'improvviso in uno spazio del Teatro Gesualdo, e invece ci siamo sentiti avvolti di nuovo dall'amore, quello che trapelava dalle parole di Michela quando con commozione ha dato inizio alla serata. E non a caso si è rivolta al pubblico esprimendo subito un sentimento, perché noi di sentimenti vogliamo parlare, e ai sentimenti vogliamo lasciare spazio dentro e fuori di noi. Il sentimento della politica, della cultura, delle relazioni, dell'intimità, della comune geografia. Con sentimento vogliamo di nuovo "avvicinarci alle cose" contro quell' anarchia (dei sentimenti) di cui parla Gerardo Marotta, che ci ha tolto ogni speranza di creare uno Stato nuovo, uno stato nuovo di idee, improntato sulla giustizia sociale, sul valore di ogni singola esistenza, lasciando terreno sterile a uno stato borghese che si autoalimenta, si gonfia, e si comprime di miseria umana.
"Siamo nel ventre, sotto il palco battuto da corpi, fatto di anima, sudore, energia che arriva fin qui" (Michela). Spazi e "corde" diverse in un corpo unico danno vita all'intonazione magica di cinema e teatro. "Casa di Zia lidia ha sempre avuto l'anima di un piccolo teatro per la sorpresa del dibattito, l'immediatezza del confronto" (Michela). L'anima di questo piccolo teatro pulsa di nuovo qui, e si colora di sfumature: politica, filosofia, emozioni, idee, riflessioni, per intrecciare relazioni significative, trovando nelle immagini lo slancio per nuove immaginazioni.
Inizia il film. Il regista Marcello Sannino, nel docufilm Corde sacralizza la vita di un ragazzo del quartiere Ventiglieri di Napoli, Ciro Parisi, poco più che ventenne, semplicemente ponendola al centro di un'attenzione delicata e sincera. Ciro vince ogni giorno nella sua vita difficile, non lasciandosi evirare dal sistema che rovinerebbe proprio quella delicatezza intrisa di passione che nobilita la sua persona, l'intensità dei suoi silenzi, la tenerezza ardimentosa con cui continua a lottare per rivendicare il diritto a una vita normale e piena.
I protagonisti del docufilm non sono attori, provano con le loro forze ad essere attori delle loro vite. Inizialmente l'idea di Marcello era quella di raccontare la vita di perdenti, e nello stesso tempo dice di aver egli stesso sofferto per questa intenzione. L'idea iniziale del regista si è trasformata attraverso la conoscenza del ragazzo. La vicinanza di Marcello sembra aver reso Ciro più consapevole della sua vita e forse non è un caso se Ciro alla fine vince due volte, nella sua quotidianità diventando padre, e sul ring della scena finale.
Nel docufilm La seconda natura abbiamo una testimonianza incisiva e preziosa di un'altra vita, quella del filosofo Gerardo Marotta che Marcello ricostruisce dopo otto anni di attenta osservazione. Di Gerardo Marotta il pubblico sembra apprezzare soprattuto "il modo di stare al mondo" (Dario). Il monito che impone la sua presenza: "Non si può stare al mondo senza portare qualcosa", e la constatazione che "solo la purezza può rivendicare la forza di realizzare i sogni" (Giovanni).
L'urlo civile di Marotta spezza il silenzio di una Campania in dissolvenza: esistenze ridotte a "ombre di partitucci affaristi" (G. Marotta) responsabili del Crimine ambientale e prima ancora del "Crimine culturale e umano" che ha recluso in depositi malmessi le potenzialità rivoluzionarie dell'''umanesimo meridionale". La logica del profitto che mortifica la filosofia a favore di una presunta concretezza di fatto ha determinato il drammatico indebolimento dell'uomo, ormai neanche più funzionario del profitto. "L'infantilismo dei nostri sistemi universitari" – come dice Marcello – ha ridotto le accademie del sapere, della crescita umana, in esamifici produttori di carriere in pergamena, da cui i ragazzi escono disillusi, umanamente regrediti, adulti facilmente ricattabili dalle necessità imminenti della vita.
C'è chi tra il pubblico, dopo la visione di La seconda natura chiede di "poter socializzare la testimonianza di Marotta quanto più possibile, avvalorando la bellezza di intendere la napoletanetà come attesa di liberazione per nuovi cambiamenti, immaginando quei libri chiusi e polverosi come corpi e luoghi in cui ritrovare la nostra identità, un nuovo respiro" (Nello).
E c'è Rosanna che per concludere tesse il filo che lega Ciro Pariso e Gerardo Marotta, due persone apparentemente distanti, entrambi "pecore con il cuore di leone, che non si arrendono di fronte alla negatività ma vanno avanti per la loro strada. Ciro e Gerardo hanno due cose in comune: l'attenzione che dà energia, rendendoli vulcani che stanno per esplodere, e l'intenzione che determina la trasformazione. Attenzione e intenzione, sono da sempre i dui punti di forza dello Zia Lidia Social Club" (Rosanna).
In grado forse di tenere sempre a caldo quel demone, di cui parla Marotta, che accende ancora una volta il ricordo vivido di Zia Lidia, e la foga del mutamento.

 

Zia Lidia Social Club
XI stagione – Prima serata rassegna cinematografica 2013/2014

Proiezioni:
Corde
regia Marcello Sannino

La seconda natura
regia Marcello Sannino

Avellino, Teatro Carlo Gesualdo – Sala Prove Orchestrali, 24 novembre 2013

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