"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Giovedì, 31 Ottobre 2013 01:00

Cercasi Uomo Ideale

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Il tipo ideale è uno stereotipo scientifico che rappresenta un complesso intrecciarsi di concause e di fattori, […] è una costruzione astratta conseguita mediante l’accentuazione concettuale di determinati elementi della realtà.
(Max Weber)


L’idealità si configura come un concetto vitale ed onnipresente: Ideale come principio etico da perseguire, come progetto utopico da realizzare, come concetto cardine della filosofia Platonica, come condizione di modelli fisici che non corrispondono a circostanze reali.
Siffatta astrazione mentale si è però insediata anche all’interno dei dibattiti più disparati, soprattutto in quelli femminili, rendendo le donne vittime di un’incontrollata ed irrefrenabile esigenza: Immaginare l’Uomo Ideale. Milioni di descrizioni assurde affollano i pomeriggi rosa di tutti i salotti che si rispettino e, dopo ben ventisei anni di prestato ascolto ai desideri più irragionevoli, mi sono sentita in dovere di concedermi questa sfida.

Venirne a capo è stata un’impresa estremamente ardua, un gioco per ragazze che non è affatto un gioco da ragazzi. Non è nella mia indole accontentarmi di qualche intelligente e simpatico bell’uomo con cui andare al cinema. Il mio tipo ideale è il più irragionevole di tutti i tipi ideali che abbia mai ascoltato. Confido nel progresso della scienza per la possibile fusione di qualità immanenti che, per comodità, riscontreremo in individui più o meno noti.
Il mio tipo ideale presenta i valori politico-sociali di Che Guevara, con un’igiene personale decisamente più ricercata. Possiede il sottile umorismo di Woody Allen alternato alla svelta ironia antipatica di Sawyer di Lost, personaggio estremamente furbo, un truffatore in grado di tenermi testa, nonché bello e dannato. Immagino discussioni agguerrite colme di carica sessuale. Alla vivace e familiare napoletanità dell’attore Sergio Assisi, con cui schiamazzare in macchina dirigendoci in pizzeria, si accompagna la buona e pacata serietà di Massimo Oddo, il difensore campione del mondo da me celebrato come (falso?) mito della più alta sportività italiana e della più coscienziosa e diligente condotta matrimoniale. Ma il tipo ideale deve sapersi estraniare dal frastuono moderno rifugiandosi nella trista malinconia poetica di Luigi Tenco, che si rispecchia nella mia angosciosa ed inquieta sensibilità, senza raggiungere estremi livelli di disperazione sfociabili nel suicidio. O, eventualmente, che ci si uccida insieme. Caratteristica indispensabile risulta essere la smodata passione per la musica, nonché la stravaganza di Morgan, quello stare dentro alle cose fino allo sfinimento, senza mangiare, senza dormire, pur di ostinarsi ad imparare un complicatissimo pezzo al piano, in una stanza insonorizzata in cui ascoltare Bach a tutto volume. Che immagine sovreccitante. Per non parlare dello sperimentalismo di Damon Albarn (cantante dei Blur, nonché cantante dei Gorillaz), l’incarnazione del continuo e necessario sforzo dell’uomo di essere eclettico, portando avanti progetti di ogni genere. Non importa che io trovi piacevole tutto ciò che fa, ciò che conta è la necessità di superarsi, lasciando che tutto sia sempre in movimento. Aggiungerei dettagli decorativi come il tono della voce di Dave Gahan, il cantate dei Depeche Mode, o del meno noto Zach Condon, voce della band statunitense Beirut. Consiglio l’ascolto di Elephant gun. Ci sono poi le necessarie qualità generiche più o meno riscontrabili nelle persone che ci circondano, anche se mai compresenti, come una buona capacità di osservazione (e non mi riferisco ai due cm di punte dal parrucchiere), un’ottima memoria, il buon gusto, la giusta razione di curiosità che ci permetta di sviluppare forme di autismo rispetto a certi interessi. Ancor meglio se fosse attratto da tutti i video caricati su youtube che riguardano l’orsetto lavatore. Deve essere un tipo capace di imporsi, in maniera non troppo indigena ma con un fare autoctono, dotato della capacità di dare luogo, se la situazione lo richiede, a dei veri e propri litigi a cui prenderei parte. Non si può andare d’accordo con tutti.
Il mio tipo ideale cerca di debellare la ‘scemità’, diffusissima malattia venerea che sembra diramarsi a vista d’occhio e per la quale sembra non esserci alcun tipo di cura se non la tolleranza e/o l’allontanamento fisico. Che non si creda dunque che io sottovaluti le qualità pratiche di una persona, tutt’altro. Il mio tipo ideale bisogna che sappia affrontare e risolvere problemi reali, deve potersi sporcare di grasso per cambiare una ruota, deve saper cambiare il lavandino della cucina o, ancor più semplicemente, deve saper ammettere di non saperlo fare e contattare al più presto un idraulico, senza improvvisarsi fontaniere per puro orgoglio maschile. Ma la caratteristica principale su cui piantare tutte le altre resta di certo una notevole apertura mentale, pari a quella degli intellettuali di fine secolo che anticipano i tempi.
Deve sapersi allargare la vita, risiedere in più vite, insieme a me. Basta. Ottimo.
Ora affrontiamo il mio sconforto, che non risiede nella banale consapevolezza che sia impossibile trovare un uomo del genere. Il mio sconforto risiede nella percezione che, nonostante sia stata io a crearlo, manchi comunque di qualcosa! Chiara prova del fatto che (saremo sempre minimamente insoddisfatti di chi ci sta vicino?) sono dannatamente insaziabile. Per non parlare della mia buona presunzione che mi rivela grandi verità esistenziali, mormorando come Robin Williams ne L’attimo fuggente: “Aleeeeeessia, il tuo tipo ideaaaaaaale è solo una versione moooolto miglioraaaata di te steeeeeeessa.”
E allora mi auguro che l’idealità torni ad inserirsi dove più si conviene, ovvero nelle grandi ed universali categorie di pensiero, nei fondamenti oggettivi dei comportamenti umani, e che i pomeriggi rosa vengano utilizzati per qualcosa di più utile, come imparare a fare una lavatrice. Io nel frattempo cerco di migliorarmi per diventare il mio tipo ideale.    

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