“La gran parte degli editori non crede per niente alla letteratura, non crede negli scrittori, non crede in niente fuorché nel commercio e negli affari”

Da una lettera di Lucio Mastronardi a Guido Davico Bonino

Mercoledì, 25 Settembre 2013 02:00

I luoghi non convenzionali dove abitano i libri perduti

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Nessuno metterà mai in dubbio questa mia affermazione: ogni lettore ha una personale preferenza in fatto di librerie. Ci sono i buongustai che amano quelle piccole e romantiche di un tempo, dotate di un libraio che ti sappia dare mille consigli (e che sembra quasi aver conosciuto personalmente tutti gli scrittori e i poeti di cui parla), chi preferisce gli affollati megastore dove può trovare di tutto di più (un ampio ventaglio di proposte selezionate con cura dai migliori uffici marketing), poi c'è addirittura chi preferisce non sprecare il proprio prezioso tempo e si limita alle fantastiche offerte dei supermercati, sono quelli che il libro lo mettono nel carrello tra un pollo e una confezione di carta igienica (pollo in offerta al 25%, libro al 15%, carta igienica a prezzo intero, perché la vogliono morbida e profumata).

Ma mettiamo da parte queste banalissime considerazioni e veniamo al dunque, dato che voglio parlare di tutt'altro: la mia intenzione in questa sede è quella di esplorare, ricordare, celebrare tutti i luoghi inverosimili, fisici e non, dove giacciono in silenzio i libri perduti.
I luoghi astratti possiamo liquidarli in una sola parola: memoria. Un libro letto tanti anni prima e mai più incontrato, il vago e malinconico ricordo di una lettura radiofonica, una perla ormai fuori catalogo mai acquistata e persa per sempre. La memoria universale dei lettori è un cimitero di copertine piantate come lapidi, con al centro una grande fossa comune dove riposano i libri senza nome. I visitatori di questa necropoli, però, sorridono come avessero una fede incrollabile nell'aldilà, perché mai un lettore perde la speranza di ritrovare un giorno i suoi libri perduti.
Lungi dai cimiteri, invece, i luoghi fisici sono tanti e sono luoghi di festa. Il più tipico è senza dubbio la bancarella di libri usati. Con un trasporto da cercatore d'oro, il lettore passa famelicamente le sue giornate ad annerirvisi le dita come quelle di un contadino, per poi rimirarle con fierezza mentre stringono il loro trofeo, un vecchio capolavoro fuori catalogo scovato tra montagne di Harmony e di best seller del tempo che fu (e come se non bastasse costa solo due euro). Talvolta capita che nei mercatini dell'antiquariato, tra vecchie tazze, francobolli e soprammobili, si nascondano alcuni volumi dalle pagine stropicciate. Il più delle volte si tratta di qualche vecchio romanzo d'appendice o di un'enciclopedia per la corretta educazione delle fanciulle ma, se siamo fortunati, scoveremo una qualche vecchia edizione della quale ignoravamo l'esistenza, che da quel momento custodiremo come il pezzo più pregiato del nostro museo personale.
Uno dei luoghi insoliti più affascinanti è, a mio parere, l'espositore girevole di certe disordinatissime edicole. Provate a ruotarlo. Il tremendo cigolio e la polvere umida che con disgusto vi troverete sui polpastrelli tradiranno l'abbandono in cui versa la voluminosa struttura. Come un totem raffigurante l'antico dio della lettura, dimenticato come certi santi in altre edicole, l'espositore rimembra i fasti della sua antica funzione, conclusasi in un accumulo di giacenze mai rese: l'oroscopo dell'anno 1995, il quaderno di ricette di una certa suora del '93, l'almanacco del Salone di Ginevra con tutte le novità dalle case automobilistiche (tra le quali spicca la Fiat Multipla, che si è guadagnata la copertina). Con un po' di fortuna potrebbe capitarvi di intravedere, in mezzo a tali pingui e variopinti tomi, un dorso poco appariscente e per i più poco invitante: lo riconoscerete subito, sentirete che è lì ad aspettarvi da vent'anni o forse più, vi sarà ceduto per pochi spiccioli dall'edicolante con un'espressione tra l'incredulo e il compiaciuto, quasi avesse vinto cinquanta euro al Gratta e Vinci, ma per voi sarà una gioia indescrivibile, avrete trovato un tesoro.
Senza spostarci tanto da casa nostra, invece, potremmo scoprire soffitte e scantinati che pullulano di libri perduti. I vostri anziani vicini non hanno neppure un libro in casa? È probabile che siano tutti in soffitta, ammassati in vecchie valigie e scatoloni ammuffiti. Ci saranno i libri di scuola dei figli ormai cinquantenni, libri di ricette mai realizzate, elenchi telefonici del decennio scorso nonché, per la nostra gioia, una collana quasi completa di vecchi tascabili, molti dei quali fuori catalogo da un pezzo. Col permesso dei vicini, qualche trofeo lo porteremmo a casa di sicuro.
L'ultimo luogo che voglio citare è un luogo a me molto caro, per il semplice fatto che odio andarci: il mercato settimanale. Al mercato c'è troppa gente, si cammina male, se fa caldo fa troppo caldo, se fa freddo devi stare in piedi all'aperto a congelarti, se piove inutile parlarne. Prima parte: intimo, abbigliamento, per le donne o per chi si accompagna a una donna bisogna aggiungere una lunga sosta per scarpe, borse e cosmetici, poi biancheria, tendaggi, casalinghi. Seconda parte, già più interessante: salumi, formaggi, pane, frutta, verdura, dolciumi, coloniali. Con l'umore di un bambino dal dentista e carichi come somari si riprende il percorso a ritroso per andar via, quando ecco che lo sguardo cade su qualcosa di insolito: tra i tendaggi e le verdure c'è un tizio che vende cianfrusaglie varie, alcune delle quali di forma rettangolare e piuttosto familiare. Potrà sembrare incredibile ma può capitare, di punto in bianco, di imbattersi in una selezione di alcuni volumi della propria casa editrice preferita, infilati tra ristampe di 45 giri, set di pentoline giocattolo, orologi da taschino, albi da colorare e buste sorpresa. Ce n’è abbastanza da farsi venire una sindrome di Stendhal in pieno mercato. Ora una cosa è certa: ne è valsa la pena.

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