“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Sabato, 10 Agosto 2013 02:00

Non ci sono più i nerd di una volta...

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Se un tempo la parola “nerd” aveva un significato assai negativo, sono in tantissimi oggi a dichiararsi orgogliosamente nerd. Ma la questione principale è: lo sono davvero? Cosa distingue un vero nerd da uno sfaccendato benestante sempre munito di portatile e smartphone di nuova generazione che si dedica a videogames, fumetti e fantasy solo per noia?
Innanzitutto bisogna precisare che il contesto storico e sociale nel quale la parola “nerd” è nata è completamente diverso da quello attuale. Noi oggi viviamo nella società dell’elettronica e dell’informatica, e sono in pochissimi a non sapere usare il computer. Risalendo indietro nel futuro insieme a Marty Mcfly e Doc, nel 1985 quando uscì il primo film della saga Ritorno al futuro, era esattamente il contrario. Lo era anche nel 1977, quando uscì il primo Star Wars e il 3d Rendering era probabilmente il sogno erotico di George Lucas mentre lavorava alle scene filmando modellini e vecchie batterie di flash appiccicate a dei bastoni.

Il nerd dunque, di cui uno dei tratti fondamentali è appunto la passione per la “tecnologia” in senso lato, è colui che ha avuto il feticcio per l’elettronica prima che questa dominasse il mondo, che preferiva toccare fili elettrici piuttosto che pagine di libri o palloni da calcio, che sceglieva di starsene a casa sognando robot e la macchina orgasmica de Il dormiglione (1973) di Woody Allen anziché andare nei tanti cinema a luci rosse pagando poche lire per vedere più peli e calze nere che carne.
I primi nerd non sono stati semplicemente i primi ad avere un computer, ma sono stati i primi a smontarli o a costruirseli, a passare le giornate a bruciare componenti e a prendere la scossa. I “nerd” sono stati i primi a concepire software, hanno immaginato ciò che all’epoca era impossibile e oggi è realtà. Il “nerd” insomma è nato come qualcuno di strano e di diverso, d’altronde se così non fosse stato la parola non sarebbe mai nata poiché non avrebbe avuto nulla di nuovo da indicare.
Ed esattamente come chi oggi si fa le canne e porta i capelli lunghi non può certo definirsi un “hippy”, non si può chiamare “nerd” chi oggi ha la comunissima passione per la tecnologia.
Altro tratto caratteristico del nerd è la passione per il fantastico, sia esso il fantasy stereotipico (nani, elfi, draghi, ecc.) oppure il fantascientifico. È da questa passione che scaturisce l’interesse per il “gioco di ruolo”, il fumetto e il videogioco.
Il “nerd” infatti vive di fantasia, la realtà non gli importa poi più di tanto, le guerre ci saranno sempre ma Bowser ha rapito la principessa ed è solo grazie al nostro impegno che Mario l’idraulico riuscirà a salvarla.
Nel mondo della fantasia tutto è possibile, il master di Dungeons & Drangons lo sa e ha fra le mani nientemeno che l’infinito: il fantastico è infatti un mondo che non è solo un rifugio ma si rivela ricco di soddisfazioni spesso più grandi di quelle della frustrante quotidianità del pianeta Terra. Maschera più maschera meno, come insegna Pirandello, in queste società c'è davvero poco di ridicolo nel fingersi cavaliere fra amici e giocare assieme come bambini nonostante l’età.
Il nerd così oppone alla serietà della quotidianità la serietà del gioco, ancora una volta si distingue dai “più” con un modo tutto suo e poco comune di provare soddisfazioni e impiegare il tempo.
Il nerd sogna di essere un eroe e lo sogna senza vergogna, non desidera l’eroismo capitalistico dell’imprenditore di successo o del soldato in guerra, lui non sogna di fare operazioni a cuore aperto o il vestito da pompiere per salvare vecchiette da case in fiamme. L’eroe che il nerd sogna di incarnare possiede i superpoteri, vola e fa cose veramente incredibili, con tanto di ridicola calzamaglia: al nerd il reale non basta, per il nerd il sogno (quello vero, e cioè quello assurdo) è la normalità.
Ma procediamo con calma e riflettiamo innanzitutto sulla passione del nerd per i videogiochi. Oggi persino nei cellulari a venti euro possiamo trovare un “videogioco” ma nel paleolitico del nerd, più o meno negli anni ‘70, il videogioco come lo conosciamo oggi non esisteva.
All’epoca l’esperienza di piacere legata al videogioco era direttamente connessa alla passione per la tecnologia e per la “logica”: si trattava di un piacere tutto visivo fondato su un “reale” che controlla il virtuale, il piacere di ammirare un incredibile “potenziale”.
Il videogioco stesso non nasceva nelle grandi aziende multimiliardarie ma nei laboratori delle università, dalle mani di studenti appassionati di software. Ed anche una volta affermatosi come prodotto commerciale, principalmente col Famicom giapponese, rimase a lungo un tipo di divertimento che richiedeva un grado assai alto di immaginazione e immedesimazione per un pubblico adulto. La qualità dei giochi in 8 e 16 bit, per quanto certamente rivoluzionaria rispetto al passato, era comunque limitata. Siamo ben lontani dall’esperienza grafica decisamente artistica che possono oggi offrirci i videogiochi.
Chi gioca gode più del giocare in un determinato modo che non del gioco stesso e l’esperienza non è tanto di visualizzazione quanto di “visione”. E così in opposizione alla maggior parte dei giochi di “controllo” e “tecnica” nasce il genere per eccellenza del nerd: il Role Playing Game.
Il gioco di ruolo videoludico innanzitutto non nasce dal gioco “tattico” ma proprio da vari giochi da tavola di avventura fantasy e immedesimazione, primo fra tutti Dungeons & Dragons. Questi tipi di giochi sono anch’essi immancabili caratteristiche dell’identikit del nerd che passa così le domeniche con alcuni amici a “immaginare” in partite lunghissime (tre o quattro ore, e a volte anche di più!) senza nemmeno un vincitore finale. Un tipo di gioco che tra l’altro richiede tantissimi calcoli e certamente non è facile né immediato.
Il nerd, che si tratti di un gioco o di elettronica, non ha paura delle difficoltà e anzi si diverte davanti alla sfida col “complicato”. Per questo la sua figura viene anche associata spesso alla figura del genio, dell’intellettualoide. Il nerd insomma, anche se spesso e volentieri gioca a fare l’idiota, ha un intelletto di tutto rispetto e sicuramente si distingue per la sua intelligenza! Tornando ai giochi, vale davvero la pena dare un’occhiata ai primi RPG della storia (principalmente Ultima e Wizardry nel Pacifico, Final Fantasy e Dragon Quest in Giappone) per avere idea di cosa stiamo parlando, di quale amore per la complessità e capacità di visualizzazione caratterizzino il vero nerd, amore che va ben oltre la passione massificata per Halo, Assassin’s Creed e per le ultime versioni di Final Fantasy.
Oserei dire che oggi il nerd ha poche possibilità di divertirsi alla vecchia maniera con la tendenza del mercato videoludico a fare prodotti sempre più cinematografici, brevissimi di durata (8 ore circa) e relativamente poveri di contenuti non “estetici”. Giochi insomma sempre più facili, intuitivi, immediati, ma senza viscere e con poca identità concettuale (fulcro del piacere ludico del nerd).  La pallida “scappatoia” dei vari livelli di difficoltà ormai presenti in quasi tutti i giochi, per allungare la durata del gioco e variare leggermente l’esperienza, certamente non può mai e poi mai soddisfare un vero nerd (che è in un certo senso molto più uno strutturalista che non un esteta) quanto semmai alcuni maniaci ed egocentrici annoiati disposti a perdere svariate ore della loro vita su una stessa estetica e trama, e una stessa diremmo “piattaforma” concettuale, senza mai sognare nemmeno un po’. Anche il mercato del gioco di ruolo da tavola, non a caso, è in fortissima contrazione: un chiaro segno che i nerd di una volta non ci sono più.
Per quanto riguarda il fantasy invece bisogna fare un discorso a parte. L’appassionato di anime, comics, cosplay, videogiochi e Giappone è un nerd? Ovviamente no, è semmai un "otaku".
L’otaku è l’evoluzione “storica” del nerd; egli ha sostituito la passione con la mania, la scoperta del nuovo con la fissa, questo non tanto per colpa sua ma perché appunto il mutamento del contesto storico ed economico ha fatto sì che ciò che al tempo dei nerd era qualcosa di raro sia oggi qualcosa di diffuso, che gli stessi passatempi per cui il nerd andava “controcorrente” siano oggi la normalità. Basti pensare nel campo letterario a quanta letteratura fantasy sia oggi disponibile e a come sia diffusa, basti pensare al successo di Harry Potter o della trilogia del Signore degli Anelli. Il punto interessante è però che opere come quest’ultima, pubblicata negli anni Cinquanta per essere riesumata dai nerd negli anni Settanta, non rientravano ancora in criteri e gusti commerciali. Erano opere riservate ad appassionati ai quali non bastava più la letteratura fantastica e infantile del tipo Il mago di Oz o Peter Pan e che desideravano un fantasy diverso da quello più storico-letterario di Poe o ancora della Gerusalemme liberata! Ciò che con la “moda Tolkien” osserviamo, infatti, non è la nascita del fantasy quanto semmai la rinascita di un genere di fantasy destinato a spopolare e a diventare gusto comune come non succedeva ai tempi dei primi nerd, i quali mandarono a quel paese i Conte di Montecristo, Vicerè, le Ricerche del Tempo Perduto, i Guerra e Pace tanto inflazionati per dedicarsi a un tipo di lettura completamente diverso che ben accompagnava i loro sogni mentre erano intenti a giocare a D&D con gli amici o a Wizardry su un computer che oggi sembra più che altro un vecchio microonde. Se così i primi otaku, ai tempi in cui gli anime erano meglio del manga e le guide di Dragon Quest uscivano su Shonen Jump, potremmo definirli nerd, allo stesso modo questi nuovi “nerd” sono per lo più degli otaku o meglio dei “quasi geek” (“geek” sta infatti per “strano”, ma come abbiamo detto oramai in tutto questo c’è ben poco di strano).
Rimane ora un ultimo punto da esaminare: cosa distingue veramente un puro nerd?
Il nerd è “asociale”; non è un caso che il termine nerd abbia avuto a lungo (e abbia ancora oggi in certi casi) una connotazione negativa.
Se il nerd fosse stato solo una persona appassionata di fantasy e di tecnologia, non sarebbe stato poi così stigmatizzato. Invece il nerd non solo aveva passioni “diverse”, ma disprezzava tutte le passioni degli altri. Il nerd non veste alla moda, non va a ballare con gli altri, non ha alcun interesse nello sport. Il nerd preferisce collegare il proprio joystick al suo computer a quell’altro tipo di collegamento carnale che ha mandato avanti la specie umana.
Al nerd la società non piace, al massimo egli ne ammira il progresso scientifico, ma pur senza dover divenire un "hikikomori" (ragazzo che se ne sta chiuso in camera senza alcuna vita e con gravi disturbi psichici) non è di certo un fan dei rapporti umani e delle attività comuni. Il nerd apprezza la solitudine, è capace di stare bene e solo, e non ha bisogno di un cuscino a grandezza reale della sua idol hentai per sfogarsi  sessualmente! La ragazza può anche averla, ma sia l’amore che il sesso vengono comunque dopo la partita a D&D o lo smanettamento sul computer: la fantasia ha sempre la priorità sul reale.
Ciò che va detto è che il nerd sceglie il suo stile di vita; sebbene gli altri lo facciano passare per un semplice “sfigato”, il nerd non vuole la normalità. Il nerd non è un “incapace” dei rapporti sociali, semmai l’incapacità può venire di conseguenza, ma anzitutto il nerd non crede gli altri così preziosi o importanti, è un po’ cinico e come alcuni preferiscono i cani agli uomini lui preferisce addirittura l’affidabilità di una CPU al caos della vita e delle relazioni. Se ogni tanto esce dalla sua solitudine, come durante una partita a un gioco di ruolo con altri, lo fa fingendosi un “altro” e per amore di gioco, non lo fa certo per avere compagnia! Persino il nerd moderno (quello che vediamo già nell’epoca commerciale degli anni ’90), che è passato da Ultima a Baldur's Gate, Diablo, Arcanum, Final Fantasy VII e perché no Pokemon, è un single player nell’anima. Si immerge nel gioco senza nessuna intenzione di superare in bravura gli altri, di affermarsi, per cui tutte le persone che sacrificano la loro vita a World of Warcraft o ad altri giochi online non sono veri nerd.
Il solo termine MASSIVE MULTIPLAYER online role playing (MMORPG) avrebbe fatto scappare a gambe levate il vero nerd. Il nerd non ha finito al 100% i suoi giochi per “platinarli” ed esporre i trofei sul suo account del Playstation network o dell’Xbox! Dopo 120 ore passate a giocare a Final Fantasy VIII, continua a giocarci perché gli piace quell’avventura, senza preoccuparsi di venire riconosciuto come il “migliore” se non da se stesso.
È oggi fenomeno comune che moltissimi ragazzi, desiderosi di una vita sociale che non riescono ad avere, la ricerchino “simulata” nei giochi online che sono fantasy di nome (per fattori commerciali, di gusto) ma senza una vera trama e senza veri personaggi (da cui scaturisce l’immedesimazione), senza poter dare mai a chi ne usufruisce l’esperienza del “sogno” ma spingendoli appunto alla “mania”, all’abitudine e alla dipendenza che è cosa ben diversa dalla passione. Certamente i nerd amano riunirsi fra di loro, ma con moderazione e con una serietà infinitamente maggiore rispetto al ‘fancazzismo’ della maggior parte dei giocatori annoiati sul web.
Per il nerd la fantasia è una cosa seria, e la vita vera non deve mai macchiare la fantasia (è aborrita la pratica di chattare con altri giocatori online per esempio). Il nerd in conclusione sacrifica volentieri la vita in comune con gli altri per le sue passioni e non cerca nella sua fantasia un simulacro di una vita sociale che non riesce ad avere (caratteristica forse più dell’otaku appunto, il cui stesso termine significa “a casa”, il quale è molto più incline ai feticismi e alla sostituzione del vero al virtuale, giungendo fino alla storia d’amore nell’RPG erotico).
In Italia vi è un abisso generazionale che tende ad associare il nerd al giovane, ma è facile sulla metro di Tokyo imbattersi in madri e padri quarantenni impegnati a giocare al loro Nintendo DS o a leggere manga mentre i bambini sono seduti ed annoiati. Tuttavia la passione per la tecnologia, anche in Europa, è oggi oramai diffusissima fra adulti come fra giovani. Tutto questo è un chiaro segno di come una certa “normalità” aleggi su ciò che un tempo era l’anormalità del nerd.
Ma allora non c’è davvero speranza di essere ancora oggi, orgogliosamente, un vero nerd? Di fare parte della “resistenza”? Rassicuratevi, rimane un’ultima speranza per chi dopo questo articolo si sta strappando i capelli spaventato dall’idea di essersi creduto nerd tutta la vita e di non esserlo stato mai: le parola chiave del vero nerd contemporaneo sono infatti “competenza” e “passione”.
Come si riconosce il nerd originale oggi? Il vero nerd oggi è per esempio colui che è disposto a provare nuovi giochi su Steam, fuori dalla grande distribuzione commerciale, o anche titoli di videogames un più rari. Il vero nerd ha sicuramente un emulatore delle prime console e si diverte ancora oggi a giocare ad alcuni vecchi giochi.
Il vero nerd è competente e di conseguenza non si butta sui titoli troppo commerciali ma anzi li critica duramente sul proprio blog e li paragona alle vecchie glorie del passato. Il vero nerd non cerca nel gioco il divertimento ma il genio, e il vero nerd gioca con estrema serietà al gioco non per “vincere” secondo le regole decise dal creatore ma per vivere attraverso il gioco l’esperienza del sogno e della sfida con se stesso.
I giochi a cui gioca possono anche sembrare noiosi, sono di strategia per lo più, ma egli ne gode poiché è il padrone assoluto della struttura, egli è la mano che con l’ordine muove battaglia al caos della fortuna! Anche nel gioco il vero nerd non accetta mai che venga trascurata la sua intelligenza e pretende di essere messo in crisi da una logica possente, non gode certo nel giocare a un gioco che un bambino potrebbe tranquillamente finire!
Esattamente lo stesso discorso vale per i film di fantascienza, che vede sempre con spirito critico e che ricerca egli stesso.
Inoltre è lui stesso a scoprire le novità tecnologiche, i nuovi programmi, le nuove potenzialità, prima che ne parlino i TG, e persino le prime pagine dei vari MSN e Yahoo. La sua passione e competenza fa sì che il vero nerd non solo abbia un computer a cui vuole bene quanto la propria fidanzata, ma un computer che conosce ancora più a fondo nei suoi componenti di quanto il ginecologo di quella fidanzata conosca l’anatomia di quella ragazza.
Il nerd non ha sempre i soldi per avere il meglio, ma fa sempre di tutto (modificando software e hardware) perché le prestazioni della macchina che può permettersi siano le migliori possibili.
Il vero nerd conosce l’informatica, smonta ed esplora i prodotti tecnologici e si diverte nel farlo.
Il vero nerd sceglie il suo passatempo. Il vero nerd non manca d’immaginazione né di capacità visiva.
Il vero nerd non cerca nel suo divertimento un’alternativa ad una vita sociale frustrata, e il suo habitat naturale è per definizione la sua casa, egli non invidia mai il chiasso delle piazze e dei locali.
Il vero nerd dunque non è chi si interessa occasionalmente del nuovo SIV oppure chi gioca sporadicamente ai videogiochi e ogni tanto ama vedere un film di fantascienza. Non è chi ogni tanto, frustrato dalla sua vita sociale che non va come vorrebbe, si chiude nella propria solitudine. Il vero nerd è colui che sceglie spesso e volentieri la solitudine.
Il vero nerd coltiva sempre e con costanza i suoi interessi, con passione e competenza, scegliendo con criterio e spirito critico quali prodotti comprare e quali no, come passare il proprio tempo, e lo fa sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da sapere e imparare, con l’inclinazione naturale all’intelligenza. Il vero nerd è un maestro, appunto “Master”.
I veri nerd per fortuna ancora esistono, sono pochi ma resistono e resisteranno sempre.

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