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Martedì, 06 Luglio 2021 00:00

L’Arte delle Muse

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Si dice che tra i piaceri della vita la musica è seconda solo all’amore. Ne deriva una successione di suoni che tendenzialmente risulta piacevole all’ascolto. Perciò la nostra vita rischia di perdere momenti di intima felicità qualora le manchi un senso musicale.

Un linguaggio universale, questa è la musica. Il prodotto della voce e degli strumenti che creano suoni il cui scopo è di emozionarci, farci stare insieme e perfino diventare più umani.
È da almeno 55.000 anni fa con l’inizio del Paleolitico superiore che fonti ne attestano l’esistenza.
Come sorprenderci, allora, se capita di canticchiare o magari fischiettare mentre siamo alle prese con modi di essere attivi che nulla hanno a che fare con questa forma d’arte? Semplice: la musica è dentro di noi, è parte del nostro essere. E lo dimostra anche il fatto, se mai ve ne fosse bisogno, che in momenti fuori dal comune della nostra quotidiana vita avertiamo nella nostra mente suoni e parole, perlopiù ripetuti, che altro non sono se non sensibilità di onde sonore che parlano. V’è forse un’altra arte, una delle canoniche sette, che ci porti in una siffatta dimensione?
Le altre forme artistiche hanno una loro vita che si presenta a noi solo in fase di concretezza. Insomma, quando le tocchi, le vedi ed hai con esse un rapporto diretto.
Sì, una lettura, un dipinto, una scultura e così via possono affiorare nel nostro sentire, ma in quei casi non è mai assente un pensiero voluto.
Non è poi cosa di poco conto che le nostra interiore musicalità sia straordinariamente multiforme, se così si può dire, al punto di presentarsi in modi, timbri, che poco o nulla hanno in comune.
D’accordo, anche le altre arti si nutrono di diversità al loro interno, tuttavia quale di esse ci offre mondi, sì mondi, che tra loro hanno ben poco, se non nulla, che in qualche modo faccia pensare a un fondamentale modo di esprimersi?
Nel corso dei secoli la musica ha preso vie diverse. Dalla musica classica siamo passati alla musica leggera. Si tratta di un’evoluzione artistica portata ad offrire agli ascoltatori un ampio arco di piacere nell’ascolto. Naturalmente il nuovo non cancella ciò che lo ha preceduto. Semmai si tratta di ampliare l’ambito artistico. Anche in conseguenza del modo di vivere da parte degli umani che col tempo è radicalmente cambiato. Vi è poi una questione di cultura che differenzia gli uni dagli altri. Ognuno si lega a quanto meglio corrisponde alle proprie esigenze artistiche.
Che comunque la musica, quale essa sia, abbia il potere di dare gioia, serenità agli ascoltatori è un dato di fatto.
La dinamica dei tempi che stiamo vivendo è tale da offrire sempre maggiori possibilità di scelta. Non ha senso affermare che una forma artistica sia in assoluto superiore.
Musica per ogni fase storica, dunque.
Resta in ogni caso la necessità di lasciare ad ogni tipo di musicalità il proprio campo. L’arte, in generale, non prevede punti di arrivo definitivi.
E se vogliamo, il percorso tra passato e presente non può, non deve, trascurare alcunché. Si fa arte, la si apprezza perché la nostra esistenza necessita di aperture al mondo sempre nuove.
E la storia in quanto tale deve lasciare una traccia indelebile nell’arte. Ciò che nella musica sono brani o canzoni, così come il loro riferimento alla storia passata e al divenire.
A conclusione di queste brevi note non può apparire improprio, dal punto di vista umano, il pensiero rivolto a Bella ciao. Quando l’apparente semplicità di esprimersi è un dato di rilevanza storica.

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