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Venerdì, 05 Febbraio 2021 00:00

InFLOencer: mai più fragolone

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Qualche sera fa, mentre ero al supermercato mi sono ritrovata davanti un espositore alto circa due metri con su scritto “A Carnevale ogni scherzo vale!”. Detto tra noi, questo slogan non lo condivido e non per la rima cretina che lo sigilla, ma perché gli scherzi il più delle volte non mi fanno ridere. Sarebbe più corretto “A Carnevale ogni scherzo vale, purché sia divertente, sennò desisti!”.

Comunque, sopra a questo “mammatrozzo” in bella mostra c’erano buste di coriandoli, occhiali con baffi incorporati, bombolette spray e altri scherzi fuori moda. In un lampo realizzo che tra dispenser di igienizzante e occhiali appannati da queste orride mascherine, è già Carnevale. Pago, mi metto in macchina e guido immaginando bambini in lacrime, che dopo un tristissimo Natale si devono sciroppare un Carnevale senza burle e feste in maschera.
E i coriandoli? Mi sa che quest’anno picche; potrebbero essere un veicolo di contagio. Questo non mi dispiace. A Napoli quella poltiglia rimane a terra per settimane.
Chissà se anche stavolta avremo i social intasati dalle foto di creature travestite da Maria De Filippi, Papa Francesco e Zio Michele di Avetrana. In tempi normali, il costume dell’anno sarebbe stato quello da Maradona, ma temo che l’infante in sovrappeso travestito da Coronavirus avrà la meglio.
Per tornare a casa faccio Lungomare delle Sirene; d’inverno con gli stabilimenti chiusi è ancora più bello.
E in queste sere di zona arancione, quando davvero non c’è anima viva, divento nostalgica, ma di quella nostalgia bella, che ti fa sentire più buona di tutti e ti fa scrivere le canzoni. In questo tratto di strada penso sempre alla mia infanzia; a mio fratello Roberto con una scatola di Ritz in mano; alla telecamera di mio padre grande quanto una cassa di Ferrarelle e ai nostri travestimenti di Carnevale. E qui che mi viene un magone opprimente, perché mi ritorna alla memoria uno dei più grandi traumi della mia vita: il costume da fragolone. Era il 1993 e quel tiro mancino a mia madre non l’ho ancora perdonato.
Io e Roby frequentavamo una scuola privata, perché nel nostro quartiere se uno dei tuoi non stava in carcere o in sedia a rotelle, alla pubblica non ci potevi andare. Così i genitori, ostaggio di queste presidi senza scrupoli, si lasciavano spennare come dei galletti Vallespluga. Ogni due per tre saltava fuori uno spettacolo di Natale, un saggio o una festa di Carnevale per cui sganciare quattrini.
E forse fu proprio per risparmiare, che mia madre quell’anno invece di comprarmi un costume nuovo, decise di schiaffarmi addosso quello scafandro di gommapiuma, a metà tra un Gabibbo e un Teletubbies, prestato dal classico parente stronzo e inopportuno.
Il costume in causa era una vera e propria fragola gigante, circolare e rossa. Mi copriva dal collo alle caviglie, lasciando fuori solo i piedi, le mani (non le braccia, attenzione!) e la testa, sulla quale stavano fissati gambo e fogliame.
Avrei preferito morire pur di non andare a scuola quel giorno. Le mie amiche di classe, già sulla rampa di lancio della seduzione, si erano travestite perlopiù da odalisca e cameriera sexy; tra i maschi era il punk a farla da padrone. Per inciso, il punk è il travestimento più cretino della storia: jeans strappati per finta e scarabocchiati con l’Uniposca, camicia informe e gilet di ecopelle. Fateci caso, l’ultima volta che ti travesti a Carnevale, ti travesti da punk. Ho una teoria per questo. È come se i genitori non avendo il coraggio di dire a questi bambacioni dei figli che è tempo di farsi la barba e andare a votare, si dessero ancora un Carnevale di tempo, per stringere a sé questo cucciolo di bisonte, a cui nessun costume di Carnevale entra più.
A quel punto raccattano un po’ di rumasuglia in casa e così salta fuori il punk. Il punk è praticamente l’ultima spiaggia. E quell’anno, persino il punk era meglio del mio fragolone. Che vergogna. Da allora ho promesso a me stessa che non permetterò mai più che un bambino venga travestito da frutto, che sia mio figlio, mio nipote o un semplice vicino di casa. I bambini agghindati in modo ridicolo fanno ridere esclusivamente gli adulti e solo se hanno pochi mesi. Quando crescono, camminano, parlano con altri bambini, nella lingua dei bambini, coi gesti dei bambini e la cattiveria dei bambini, le regole sono altre: sono le regole dei bambini. Nel mondo dei bambini si sogna di essere un pilota, una dottoressa, una ballerina, un ninja, ma nessuno, vuole essere un fragolone, nessuno vuole essere ridicolo. Dunque, mi rivolgo a voi cari genitori, quando pensate al costume più originale per i vostri bambini e ai like che vi aspettate, fermatevi. Chiedete a lei o a lui da cosa vorrebbe trasformarsi per un giorno e poi fate una cosa difficilissima: ascoltate! Sono certa che nessuno vi dirà: voglio essere un fragolone.

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