“D'un tratto, per qualche motivo imponderabile, mi sentii profondamente addolorato per lui e bramai di poter dire qualcosa di reale, qualcosa con ali e cuore, ma gli uccelli che desideravo si posarono sul mio capo soltanto più tardi quando fui solo e non avevo più bisogno di parole”.

Vladimir Nabokov

Giovedì, 29 Ottobre 2020 00:00

“Urgente appello a tutti gli Italiani”

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La cattiva informazione alimenta quell’ignoranza già troppo largamente diffusa, la stessa da cui è a sua volta alimentata. La malafede, insieme all’incompetenza e all’incapacità di chi avrebbe il compito di informare gli altri, è la sporca anima della generale marcescenza della società.

In questo momento storico distorto e prostrante l’Italia aggiunge alle sue complesse problematiche e alle sfide che condivide con tutto il globo, ora apparentemente insormontabili, la gravissima opera di manipolazione delle notizie attuata da molti, troppi giornalisti e sedicenti tali. Primo dato di fatto. Secondo: la deformazione opportunamente e vigliaccamente condotta delle notizie riguardanti gli scontri che in questi giorni stanno interessando tutto il territorio nazionale, mira in modo esplicito a screditare innanzitutto le molteplici realtà e comunità di cittadini del Sud Italia, infangandone l’immagine attraverso un attacco mediatico grossolano e martellante, che infierisce su tutto il Meridione puntando prima di tutto il dito contro Napoli, potente simbolo storico e morale di questa rilevante parte della penisola, capro espiatorio consueto e di comodo.
In fondo, se si guarda dentro se stessi, se ci si concede giusto un attimo di riflessione, ci si renderà conto che individuare i motivi di questo atteggiamento, il quale costituisce il vero perno del comportamento criminoso dei nostri tempi, non è poi così difficile. Lo è però combattere certi comportamenti, e anche in questo caso non si tratta di una lotta che possa essere intrapresa singolarmente, ma che di certo deve partire, in origine, dalla presa di coscienza del singolo individuo.
La strumentalizzazione dei fatti avvenuti a Napoli lo scorso 23 ottobre, con il pressoché demenziale accanimento sostenuto dal tono accusatorio e dal punto di vista parziale sia per mezzo di limitati focus sulle riprese video che di un vile indottrinamento verbale, è lo specchio di questa pericolosa propaganda portata avanti dai mezzi di comunicazione, che da tempo tende ormai ad assumere toni di inusitata aggressività, ma con una mollezza e una superficialità degne dei più arroganti e dannosi amatori che tentino di vestire i panni di professionisti. L’alterazione delle reali vicende legate alla pacifica protesta di commercianti ed esponenti di categorie messe in ginocchio dalle misure governative, allo scopo di fronteggiare l’emergenza sanitaria, è stata appositamente perseguita attraverso il risalto dato unicamente ai disordini provocati da frange di estrema destra, delinquenti (che siano essi, ovunque ci si trovi, affiliati a cosche mafiose o meno) e ultras illegittimamente infiltratisi nel corteo di manifestanti. Si tratta dello stesso fenomeno avvenuto poi anche durante i conflitti di piazza esplosi successivamente a Roma, Milano e Torino, ma che in questi casi è stato lasciato passare sotto una luce diversa nel racconto dei fatti, tramite un piglio più distaccato e meno insinuante.
Se si avessero ancora dubbi sull’effettiva plausibilità di quest’azione colpevole, e sull’egoistica necessità di perpetrare una simile macchinazione da parte dei mezzi di comunicazione di qualsiasi forma e risma, ai danni di una consistente porzione del Paese e di conseguenza della sua integrità, basterà considerare l’esigenza della parte insana dei governanti delle regioni del Nord e dei loro accoliti, di confezionare una strategia, perché di marketing si tratta, di diffamazione delle aree del Sud per motivi di consenso locale (non è tuttavia intenzione approfondire le contorte particolarità politiche in questa sede).
Si parla di un bisogno puramente propagandistico, volto a rafforzare il continuo tentativo di attirare la maggior parte dei mezzi e del potere verso il lato ancor oggi più privilegiato della nostra Italia, lì dove c’è qualcuno che si arroga il diritto alla più larga fetta di autorità sulla base di una presunta, falsa e autoreferenziale attestazione di maggiore autorevolezza e affidabilità. Ma tale condotta va a svantaggio di chiunque, di tutti i settori e di tutti gli italiani per bene che da Nord a Sud, passando per il Centro, lottano per i propri diritti e per il proprio futuro. Il gruppo di cittadini civili era già parte delle legittime e tranquille proteste avvenute prima dei fatti dello scorso venerdì e durante quel giorno stesso, ed è il medesimo che si sta ancora organizzando e che sta marciando in queste ore su tutto il territorio nazionale. Proprio questa parte è stata pressoché, ma forse dovremmo aggiungere − e comodamente − ignorata dalle istituzioni. Il pretesto per trascurare le vere notizie parrebbe essere stato quindi facilmente fornito da stampa assenziente e incompetente, facendo leva sulla violenza di pochi facinorosi, come sempre purtroppo trionfante sulla ragione dei molti. Al grido di: “Condanniamo la violenza sempre e comunque!” si è così fornita una versione falsa e circoscritta della storia, che tenta di seppellire una verità evidentemente troppo insidiosa.
Lo sbilanciamento della stampa in favore dei territori del Nord ha a che fare con il seppellimento di questa verità attraverso l’uso di stereotipi offensivi e obsoleti, oltre che con la diretta volontà da parte delle mele marce, di certo presenti in qualunque zona, di arricchirsi ulteriormente a scapito di realtà territoriali e categorie che appaiono più sole e vulnerabili. Ma diverse sono le cause della fragilità di queste ultime, alcune delle quali da ricercarsi soprattutto nell’assenza di un adeguato e organico programma di sostegno in loro favore, ma ancora di più, e questo è un punto che va assolutamente sottolineato, nella latitanza di un forte senso di identità nazionale e di una solida opera di premiazione sociale, a tutti i livelli, di comportamenti virtuosi in ambito verbale e fattivo, che ricollochino in primo piano e in modo evidente il valore assoluto della buona educazione e del rispetto nei confronti del diverso, che sia esso straniero o abitante di una differente regione del proprio Stato.
La ferma condanna del linguaggio irrispettoso e dei comportamenti riprovevoli è l’altra necessaria parte di quella che dovrebbe essere un’imprescindibile azione sociale, politica e familiare volta a suscitare, nei territori vessati dagli effetti deleteri di quella losca propaganda, un profondo moto di contestazione. Ed essa andrebbe affrontata con il sostegno di quella vasta e millenaria cultura che è feconda di futuro, è che oggi spaventa invece di inorgoglire, mette a disagio per l’attività complessa di gestione che ne deriva, invece di essere agevolmente tradotta sin da subito in ricchezza morale e spirituale e, poi, in benessere materiale. Ecco perché ora andrebbe usata più una parola come rispetto che come tolleranza, al fine di rendere immediatamente chiaro il dovere di ammirare e capire l’importanza dell’altro nell’esperienza collettiva e privata, di tutti coloro che vivono e operano al di fuori del nostro limitato e fuorviante orticello, una piccola immaginaria porzione di proprietà che purtroppo anche su scala nazionale diviene motivo di becero, disarmante e diffuso provincialismo. Tale scabra situazione martorizza tutto il Paese, martorizza noi e le nostre famiglie, i nostri amici e le persone che ogni giorno incontriamo per strada.
In questa landa desolata e rischiosa che è il nostro presente, il paesaggio appare ancora più disorientante da quando si è attentato per l’ennesima volta all’arte e alla cultura con la recente chiusura di teatri e cinema, facendoci temere di sprofondare in un terribile abisso, in cui l’unica prospettiva che più si avvicini all’umano resta la deriva verso una società fatta di persone ormai divenute soltanto scimmioni altamente tecnologizzati e cretinamente connessi con ogni scampolo di virtuale interlocutore. È questo il segno che è giunto il momento di sostenerci gli uni con gli altri come già si è saputo fare durante le passate tragedie. È arrivata l’ora che i degni cittadini del Centro, del Sud e soprattutto del Nord Italia si schierino apertamente a favore del loro prossimo e dimostrino di non avere a che fare con chi strumentalizza brutalmente ogni minima faccenda per un suo personale tornaconto, esprimendo subito solidarietà nei confronti dei tanti fratelli onesti sparsi sul medesimo territorio che ha dato loro i natali, e che in questo momento fanno sentire la propria voce a Napoli, a Roma, a Torino e in qualsiasi altra parte del nostro Paese.
Adesso non c’è accusa di auto-vittimismo da parte dei meridionali che tenga, e per fortuna, in tal senso, ci sono sempre meno modi di nascondere bugie e colpevolezze. Ecco quindi che il J’accuse...! che un giorno un grande scrittore ci donò, va utilizzato immediatamente da tutti noi contro questa vergognosa e sfruttata disinformazione, per riparare ai troppi danni già subiti e prevenire lo scempio che il nostro futuro potrebbe rappresentare se tutti noi continuassimo su questa linea e se chi gestisce una realtà che è senza dubbio di complicatissima gestione, tenderà a voltarsi dall’altro lato.
Ciò che a nostro avviso bisognerebbe comunicare nel modo più efficace possibile ai chiacchieroni guerrafondai, che per via di intime insicurezze e paure alimentano tensioni e contrasti a livello locale e nazionale, è: se siete persone volgari e misere nello spirito, la restante parte della popolazione, i più giovani innanzitutto, chiede a gran voce che vi facciate da parte, e che la smettiate di rendere putrido tutto ciò che viene toccato dal vostro debole pensiero e dalla vostra mano rancorosa!
Noi tutti, in particolare noi che apparteniamo a quella generazione di giovani che in questo avvilente periodo storico si sente più vecchia di chi l’ha messa al mondo, non vogliamo un futuro orribile, ne vogliamo uno luminoso, per il Paese intero. Lo vorremmo anche per tutti gli altri, o almeno lo desidererebbe ognuno di quelli a cui sia rimasto ancora un briciolo di umanità nel petto. Ma adesso viviamo qui, in questi luoghi che dietro il velo di oscurità continuano ad essere straordinari, perciò è da qui che si dovrà iniziare. E dobbiamo attivarci subito, perché su questo suolo si svolgerà la restante parte della nostra esistenza; non ci sono altri pianeti raggiungibili verso cui poter fuggire e dove avere la possibilità di ricominciare tutto daccapo, e non ce ne saranno per lungo tempo a venire. E poi, nonostante tutto, vale ancora la pena di salvare prima questo, di mondo.

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