“La vita costringe l’uomo a molte azioni spontanee”

Stanisław Jerzy Lec

Mercoledì, 02 Settembre 2020 00:00

Lettera aperta a Marco Travaglio

Scritto da 

Egregio Marco Travaglio,

anche la stima, evidentemente, deve subire il destino di tutte le cose che, prima o poi, finiscono. Crolla come crollano gli amori, i ponti, le deleghe senza rappresentanza. La mia stima nei suoi confronti è crollata la sera del 28 agosto scorso, quando ho letto il suo pezzo intitolato Chiamate la neuro, nel quale lei scrive cose, a mio parere, tremende.

Punto primo: lei accosta la resistenza alla riduzione del numero dei parlamentari alla violenza dei “Briatore Boys”. Di questo accostamento, io non vedo le ragioni; sembra invece buttato lì solo per gettare discredito su un soggetto, associandolo ad altro già screditato. Briatore irride il popolo e si arroga diritti che spetterebbero a tutti o a nessuno; il fronte del “No” non fa violenza né alla Costituzione della Repubblica Italiana, né ai diritti di alcuno.
Punto secondo: lei dice che il Parlamento italiano è “fra i più pletorici al mondo”. Secondo lei, Travaglio, il numero assoluto degli eletti ha una qualche rilevanza, se non rapportato alla popolazione? L’Italia è agli ultimi posti in Europa per numero di parlamentari per abitante (fonte: Servizio Studi del Senato della Repubblica, Nota breve n. 26, settembre 2011, pag. 6, Tab. 2, reperibile qui). La sua battuta sembra una di quelle che si fanno nelle osterie dei paesini del Nord-est dove, verso le sette di sera, chi ha finito il suo lavoro si concede, sudato e stanco, un bicchiere di vino ed è terreno fertile per gli slogan qualunquisti. Nelle osterie, non in un articolo di Travaglio. Non mi sembra vero che la sua penna rediga frasi tanto superficiali o mistificatorie. Bei tempi quelli in cui eravamo dalla stessa parte, schifati da Berlusconi e dalla mafia! Ora lei mi sembra da tutt’altra, in nient’affatto buona compagnia: a presentare il primo disegno di legge per la riduzione del numero dei parlamentari fu, infatti, il 27 febbraio 1928, Benito Mussolini, per mezzo del suo Ministro della Giustizia, Alfredo Rocco. Qualche decennio dopo, la Loggia massonica P2 riportava lo stesso obiettivo nel suo Piano di rinascita, alla voce “Ordinamento del parlamento”. Che ci fa lei, Travaglio, in mezzo a questa gente?
Punto terzo: lei sostiene che “l’eletto è tanto più autorevole e autonomo quanti più elettori rappresenta”. Ah, sì? Ma allora, anziché eleggere seicento parlamentari, perché non ne eleggiamo solo cento, anzi no, una ventina – uno per regione. Oppure, tre: uno per il Nord, uno per il Centro, uno per il Sud. Al limite, eleggiamone solo uno, che rappresenterà “autorevolmente e autonomamente” il popolo italiano tutto. A sedersi a Palazzo Montecitorio, sarà un solo parlamentarone, un monarca assoluto che voterà le leggi senza contraddittorio. Possiamo stare certi che voterà sempre allo stesso modo. Possibilmente, il parlamentarone sarà del Movimento Cinque Stelle, così il Parlamento sarà molto più “moderno ed efficiente”, come dice lei: una telefonata da Beppe Grillo (un non eletto) e il decreto è approvato. Travaglio, lei non si rende conto della portata delle sue affermazioni, né dei danni che quegli sciocchini del M5S, uniti a quei diseredati del PD, stanno per fare. L’eletto, a mio parere, non diventa più autorevole quanti più elettori rappresenta, bensì più potente. E la democrazia non ha bisogno di potenti, è anzi la forma di governo che ha lo scopo di limitare il potere del singolo.
Punto quarto: lei dice che il Parlamento “rischia di diventare un po’ più moderno ed efficiente”. Ci spiega come diventerebbe più efficiente un organo legislativo con un minor numero di componenti? Un gruppo di lavoro che deve assolvere a un compito lo fa in modo più efficiente quando i suoi componenti sono in numero minore? Ma dove s’è visto mai? A costruire le piramidi egizie c’erano solo un architetto e due schiavi? A deliberare sulla Costituzione della Repubblica Italiana c’erano solo De Nicola, Terracini e un dattilografo? Ah, sì, forse ho capito! L’efficienza si otterrà grazie al fatto che i capi-partito faranno molte meno telefonate per convincere deputati e senatori a votare a favore o contro un certo provvedimento. Meno telefonate per riportarli all’ordine, o convincerli a cambiare casacca (che sia invece proprio questo, il vero obiettivo?). Ebbene, qualche riga più sotto, qualcuno più esperto di me le spiegherà la voragine che si aprirebbe sotto il profilo dell’efficienza se vincesse il Sì.
Punto quinto: lei scrive che si tratta di “una questione puramente matematica”. Io non lo direi neanche per scherzo, neanche fra un rosso leggero e una tartina al formaggio, neanche per distrarre l’attenzione di coloro che non hanno voglia di approfondire l’argomento e che si vuole solo si rechino al seggio per approvare a occhi chiusi questo taglio. Anche se fosse vero che i nostri parlamentari sono “matematicamente” tanti (ma vero non è, come ho dimostrato sopra), tanto meglio! Il nostro è un Paese pletorico, in cui le “distanze” e le “differenze” fra una regione e l’altra, fra una posizione politica e l’altra, sono profonde e necessitano di mediazione. Siedono nella stessa aula gli eredi dei fascisti e quelli dei comunisti, quelli che hanno l’accento siciliano e quelli il cui italiano è affaticato dalle consonanti germaniche. Siamo un popolo complesso, numeroso, multietnico, che ha bisogno di essere rappresentato.
Punto sesto: se il numero dei parlamentari verrà ridotto, il Parlamento, così com'è, non potrà operare, quindi dovrà essere disegnata una nuova legge elettorale. Però, in questo momento, nessuno ha certezze su quale legge sarà in vigore dopo il 21 settembre. Il PD la chiede per il giorno 8, mentre i profeti del M5S – leggeri e inconsistenti come angioletti caduti dal cielo – dicono che potrà essere approvata subito dopo il voto e tutto funzionerà. Sarà una cosa da niente. La sente la mia risata, Travaglio? E quella degli italiani?
Punto settimo: non ci credono nemmeno loro. Alla tribuna referendaria che il 19 agosto doveva contrapporre le ragioni del Sì e del No, i due sostenitori del Sì non si sono nemmeno presentati! Doveva essercene uno del M5S e uno del PD e invece – riporto le parole della presentatrice – “Il PD ha rinunciato allo spazio e il M5S non ha potuto garantire la presenza di un proprio esponente”. La prova è qui. Dunque promuovono una causa (sbagliata) e non hanno neanche il tempo di presentarsi a perorarla (sbagliato). La sente un’altra risata, Travaglio? Attenzione: se comincia a sentire tutte queste risate, è segno che il suo articolo è diventato ridicolo.
Punto ottavo: ci sono tante ragioni che dimostrano che il Sì è un errore. Potrei scrivergliele, rendendo ancora più lunga questa mia nota, ma non vorrei annoiare i lettori e non saprei certamente farlo meglio di quanto l’abbia fatto il senatore Gregorio De Falco (per chi non lo conoscesse, è quello che urlò: “Schettino, vada a bordo di quella nave, cazzo!”), in una breve intervista, comprensibile anche da chi non ha studiato diritto pubblico, e che si può trovare qui.
Punto nono: a costo di dire cose impopolari, sostengo non solo che il numero dei parlamentari non vada ridotto, ma anche che non vada diminuita la loro retribuzione, perché questi uomini scrivono, discutono e approvano le norme che regolano la vita degli italiani. E chi ha un ruolo così importante deve avere uno stipendio adeguato. Il punto è che deve anche guadagnarselo, cioè deve presentarsi alle sedute parlamentari, come fanno i cittadini che, quando non sono al lavoro alle otto di mattina, lo stipendio non lo prendono.
Punto decimo: dando implicitamente del pazzo a chi non la pensa come lei, chiede: “Quando arriva l’ambulanza?” Glielo dico io: l’ambulanza arriverà troppo tardi, quando la democrazia sarà morta e i becchini staranno arrotolandosi le maniche. Ecco, io non sarò fra quelli e, anzi, per facilitare il lavoro dei dottori e ritardare quello dei cacciamorti, il 20 settembre mi sveglierò presto e sarò fra i primi a presentarsi al seggio referendario. E – anche se non si può – porterò con me i bambini, li farò entrare nella cabina e farò loro vedere come si impugna saldamente una matita e come si traccia una “X” sul No. “Molte volte avete detto ‘No’ a vostra madre e a vostro padre, ragazzi. Continuate a dire ‘No’ anche da adulti, agli spericolati grandi disegni e ai presunti grandi uomini”.
Questo dirò ai miei figli, Travaglio.
E questo dico anche a lei.


_______



N.B.: La presente lettera aperta è stata scritta in risposta all’articolo di Marco Travaglio intitolato Chiamate la neuro, apparso su Il Fatto Quotidiano del 28 agosto 2020.

Lascia un commento

Sostieni


Facebook