“Piovve tanto forte che tutti i porci diventarono puliti e tutti gli uomini sporchi”

Georg Christoph Lichtenberg

Venerdì, 08 Maggio 2020 00:00

InFLOencer: lunga vita ai piacioni

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In questo articolo non è stata mai usata l’espressione “L’amore ai tempi del Corona”, andate tranquilli. Marquez nella tomba si è già rivoltato parecchio ultimamente. Qui siamo sul genere “Signorina Cuorinfranti” – che poi era un uomo – quando dal New York Post rispondeva ai malati d’amore. Legittimo o fedifrago, tra congiunti e disgiunti, che stava per nascere o stava alla frutta, l’amore in quarantena si è prodotto in numerose combinazioni, che per brevità sintetizzo in quattro gruppi esemplari.

Il primo è composto da quelli che si amano e vivono insieme. Sembra incredibile, perché per logica i due termini si elidono, ma questa esile minoranza esiste. Quelli che, pur condividendo lo spazio vitale, mantengono accesa la fiaccola amorosa, sono ovviamente la minoranza più piccola al mondo. Una specie di Stato Vaticano, minuscolo, virtuoso e sempre in pace. Sulla loro esistenza non c’è molto da dire tranne “e che palle!”.
Seguono quelli che si amano e vivono lontani, dove la e congiunzione può essere sostituita da perché.
Se si tratta di vero amore, questi non vedono l’ora di tornare ad assembrarsi più innamorati che mai. Perché mancarsi eleva a potenza il desiderio e i buoni propositi. A questi eroi del sentimento possiamo solo dire “siete tutti noi” e anche “non andate a vivere insieme se non volete essere declassati in terza categoria”.
La terza categoria, appunto, è di quelli che sono andati a vivere insieme, non si amano più, ma non hanno il coraggio di lasciarsi. Questi, altro che Stato Vaticano, sono un gruppo paragonabile alla Repubblica del Congo, cioè immensa, dove alcuni parlano francese e altri bantu, quindi non si capiscono, zeppa di conflitti interni, ma siccome sta lontana, possiamo fingere che la cosa non ci riguardi.
Sul coraggio di lasciarsi c’è da dire che nel 99% dei casi arriva quando incontri un’altra persona, in coda a questa serie: farfalle nello stomaco, chat incustodite, “lasciami spiegare”, coraggio di lasciarsi. Ma se sei recluso e non puoi incontrare nessuno tranne il coabitante, dove lo trovi questo coraggio? Intravedo solo due scenari. Il primo vede i due che per ingannare il tempo inceneriscono le tute da Teletubbies, riprendono a fare sesso e, scoprendo che non era poi così male, si danno l’ultima possibilità. Il secondo vede i due vestiti da Teletubbies, sempre più intolleranti e annoiati, che decidono di fare i conti la realtà. Oddio, se siete sposati, i conti li eviterei, perché da questa epidemia usciremo così poveri che per lasciarsi non resterà che aspettare finché morte non vi separi.
L’ultima categoria è la più affollata e raggruppa quelli che vivono felicemente insieme e hanno l’amante. Anche qui la e congiunzione può essere sostituita da perché. Confesso che da poco ho appreso un’illuminante realtà: di questo gruppo hanno fatto o fanno parte quasi tutte le coppie che conosco.
Unioni felici e longeve, in cui è proprio l’amante il piede che rende solido un tavolino altrimenti sbilenco. Il traditore quando torna a casa eccede in cure e regali per candeggiare il senso di colpa e la coppia ne giova. L’amante è un diritto. Ne meritiamo almeno uno a coppia, a patto che nessuno lo scopra o s’innamori.
Spero che questi fantasisti della triangolazione non si siano arresi alla monogamia e abbiano resistito. Il loro matrimonio ne morirebbe e da coniugi perfetti si trasformerebbero in amebe deludenti e inappetibili. Confido che si siano ancora una volta chiusi in bagno a sussurrare parole d’amore con il rubinetto aperto, perché sono loro che ci salveranno.
Saranno questi gagliardi felloni a dispensare effusioni e contatto, quando noi saremo mascherati, sterilizzati e ancora più censori di prima. La carnalità era già in via d’estinzione e nel mondo post-Corona, non ci salverà l’amore, i nostri eroi saranno i piacioni.

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