“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Mercoledì, 23 Ottobre 2019 00:00

Lupi in città

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Ci sentiremo minacciati o protetti? Ci inseguiranno per sbranarci o per allertarci dei pericoli che incombono sulla nostra specie? O vorranno giudicarci per i disastri e le nequizie da noi messi in atto?

Insomma i cento giganteschi lupi dall’espressione feroce, il branco ostile che invaderà Piazza del Plebiscito da novembre e fino a marzo, ci intriga non poco e ci inquieta ancor più. Reggere per quattro mesi l’enorme installazione concettuale dell’artista cinese Liu Rouwang è una bella sfida a cielo aperto alla quale sarà difficile sottrarsi se non cambiando strada o che magari finirà col conquistarci divenendo per i branchi dei nostrani giovani lupi, “‘e lupi ‘e Piazza Plebiscito”, un’occasione di gioco e dileggio per adulti e bambini in questa città che tutto assorbe.
La notizia dell’installazione ha sortito non pochi interrogativi sull’opportunità d’esporre un’opera apparentemente tanto estranea allo spirito del Natale; ma è davvero così estranea? Nelle intenzioni dell’artista cinese Ruowang, e dell’artista napoletano Milot che con lui ha strettamente collaborato, l’opera intende rappresentare i pericoli, legati all’ecosistema e all’assetto sociale che incombono sul genere umano, nonché un incitamento ad affrontarli e combatterli con coraggio... possiamo allora guardare all’installazione come a un regalo natalizio che in questo tempo di interregno, quando il vecchio mondo sta morendo e il nuovo non è ancora nato, ci allerta ed incita alla lotta necessaria? O si tratta solo dell’occasione di conoscere un artista affermato e riconosciuto? E ancora: è vera arte?
Cosa è arte se non quella che rappresenta la generazione che la esprime rompendo con l’arte che l’ha preceduta e offrendo nuove occasioni di riflessione, identificazione o rifiuto e tutta la gamma di emozioni possibili? L’arte che resiste al tempo in quanto espressione dell’umanità e che può essere letta esteticamente e storicamente negli anni a venire come imprescindibilmente legata al suo tempo e senza tempo. L’arte che dopo la sua visione non ti abbandona e continua il suo lavorio fino a quando non hai trovato le tue risposte.
Sarà così per i lupi feroci di Rouwang?
Un legame, intanto, si è già instaurato col lupo da lui donato al paese di Cervinara, nell’Avellinese, dove l'artista ha “scoperto”, in una chiesa, un dipinto raffigurante un gesuita con abiti di foggia cinese, testimonianza di un incontro antico tra le due culture e di recente Napoli ha ospitato la più rassicurante mostra dell’esercito di terracotta che in qualche modo richiama il branco dei lupi.
E allora attendiamo curiosi l’installazione, in fondo abbiamo già digerito le trecentotrentatré “capuzzelle” di Rebecca Horn, che trasformarono il palcoscenico natalizio della piazza nel Cimitero delle Fontanelle.
Il grande evento per il Natale 2019 è stato organizzato dalla Lorenzelli Arte con la collaborazione dell’artista Milot e promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

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