“Solo tu puoi mandare in scena quel ricordo. Proprio quello”

Nadia Terranova

Giovedì, 11 Aprile 2013 09:08

Erotismo in letteratura 00: Étant donnés ovvero su pornografia, erotismo e crisi finanziarie

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Dal 1946 al 1966 Marcel Duchamp lavorò all’opera Étant donnés: 1. La chute d’eau,
2. Le gaz d’éclairage
(Essendo dati: 1. La cascata d'acqua, 2. L'illuminazione a gas).

Si tratta di una porta in legno con due spioncini. Attraverso di essi può essere spiata
una donna. La donna è distesa nuda su un letto di ramoscelli secchi. Ha le gambe
spalancate. Con la mano sinistra tiene una lampada ad olio illuminata. Dietro di lei
c’è un paesaggio forestale. Non ha volto.

 

 

La pornografia, ci insegna Jean Baudrillard in Della seduzione, è l’iperrealtà del sesso: il sesso visto da vicino, ipertrofizzato dai media, reso osceno. La pornografia, ci spiega Annalisa Verza in Il dominio pornografico, ha una funzione performativa: indurre l’eccitazione. Lo sapeva Boris Vian che, nella conferenza Nécéssité d’un érotisme littéraire (Club Saint-James di Parigi, 14 giugno 1948), delimitava una strategia della scrittura che contemplasse il ‘coinvolgimento fisico’ del lettore.

L’erotismo è altro; è qualcosa di più complesso, in cui c’entrano l’amore, l’emozione, il valore estetico. Georges Bataille, nella sua opera, ha costantemente accentuato la valenza sacrale dell’esperienza erotica: l’atto sessuale umano, a differenza di quello animale, è fusione estemporanea degli esseri e per questo implica lo sconvolgimento dell’ordine non solo individuale ma anche sociale.
La distinzione tra erotismo e pornografia è sottile e, anzi, c’è chi la nega (ad esempio Erica Jong, in Cosa vogliono le donne, ritiene i due termini intercambiabili). Essa può mantenersi opponendo alla “piattezza emotiva della pornografia” – formula usata da Susan Sontag in L’immaginazione pornografica –, la profondità dell’erotismo che aggiunge all’anatomia tridimensionale del corpo ulteriori dimensioni, a partire da quella estetica. È una distinzione apparentemente pretestuosa perché la pornografia, come ci insegna l’esperienza di Sade, lambisce inevitabilmente altre dimensioni, e tuttavia non distinguere complicherebbe il discorso, comporterebbe la necessità di fare ulteriori classificazioni in ambito pornografico (come di fatto già avviene), svuoterebbe quella meravigliosa parola che è erotismo col suo richiamo etimologico all’amore. L’erotismo invita a considerare, oltre il corpo, l’anima e/o la mente.
Don DeLillo, dunque.
Lo scrittore americano nel 2003 pubblica Cosmopolis e in questo romanzo di schegge ci infilza una delle scene dalla maggiore carica erotica che si possano trovare in letteratura.
La trama è apparentemente lineare: un giovane miliardario, Eric Packer, un giorno decide di uscire dal suo castello/attico a tre piani dell’East River per andare a tagliare i capelli nella periferia di New York. Lineare è il viaggio in Limousine, un’automobile che è una lunga linea in movimento sul reticolo di linee stradali. La linearità è però ripetutamente attaccata dalle schegge acuminate di una realtà esterna che si impone con violenza. Il miliardario, in Limousine, vive una dimensione amniotica.
Nel mezzo del viaggio, Eric scorge Jane Melman, avvenente direttrice finanziaria della sua società, che fa jogging sul lato opposto della strada. La fa salire in Limousine. Poco dopo fa salire un medico, per la visita quotidiana. Lei è accaldata e sudata. Parlano di economia:
"Ingram esaminò la prostata in cerca di indizi. La palpò, pungolando furtivamente col dito la superficie della ghiandola attraverso la parete del retto. Eric sentì una fitta di dolore, probabilmente una semplice contrazione dei muscoli lungo il canale anale. Ma faceva male. Era vero dolore. Si propagava lungo il circuito delle cellule nervose. Da quella posizione china, Eric guardava Jane dritto in faccia. Provava piacere, e ne fu sorpreso. In ufficio Jane era una presenza nervosa, scettica, antagonista, fredda, con un talento per le lamentele prolungate. Qui era una madre single su un sedile pieghevole, reduce da una corsa, con le gambe a ics e il corpo gracile, quasi commovente. Una ciocca di capelli umidi, appiattita sulla fronte, mostrava le prime lievi striature di grigio. La bottiglia d’acqua penzolava dalla mano magra.
Lei non distolse lo sguardo. Lo fissò dritto negli occhi. Le clavicole ossute le spuntavano dallo scollo del top. Lui voleva leccarle via il sudore dall’interno del polso. Era tutta polsi e tibie e labbra secche.
[…]
Quando Nevius usava il dito, lo infilava e lo toglieva nel giro di pochi secondi. Ingram stava esplorando in cerca di un’oscura realtà. La realtà era Jane. Teneva la bottiglia in mezzo alle gambe, adesso, con le ginocchia divaricate, e lo guardava. La bocca era aperta a mostrare i denti grandi e distanziati. Qualcosa passò fra loro, in profondità, una comprensione al di là dei significati consueti del termine e che tuttavia includeva tutti quei significati, compassione, affinità, tenerezza, l’intera fisiologia delle manovre neurali, del battito cardiaco e delle secrezioni, un ampio sexus di eccitazione che lo attirava verso di lei, in maniera complicata, con il dito di Ingram su per il culo.
- Così l’intera economia è sconvolta, - disse lei, - perché un uomo ha preso fiato.
Lui sentiva queste cose. Sentiva il dolore. Si propagava lungo le vie nervose. Pervadeva i gangli e il midollo spinale. Lui era lì, dentro il suo corpo, la struttura da cui in teoria voleva staccarsi persino quando la modellava sotto l’effetto calcolato di pesi e bilancieri. Voleva considerarlo superfluo e trasferibile. Era convertibile in guide d’onda di informazioni. Era ciò che guardava sullo schermo ovale quando non guardava Jane.
- La stai stringendo, quella bottiglia.
- È di plastica morbida.
- La stringi. La stritoli.
- È una cosa normale.
- È tensione sessuale.
- È normale nervosismo quotidiano.
- È tensione sessuale disse lui” (pp. 42-4).
La tensione si intensifica, e i due parlano di sesso.
“- […] Lui non deve fare la cosa indicibile che vuole fare. Deve soltanto dirla. Perché entrambi sono al di là di ogni schema di comportamento prestabilito. Deve soltanto pronunciare le parole.
- Pronunciale.
- Voglio fotterti lentamente con quella bottiglia senza togliermi gli occhiali da sole.
I piedi le scivolarono in avanti. Emise un suono, rivelò se stessa, la propria anima in rapido crescendo.
Lui si vide sullo schermo, occhi chiusi, bocca leggermente aperta in un silenzioso urlo scimmiesco.
Sapeva che la spycam funzionava in tempo reale, almeno in teoria. Come poteva vedersi se teneva gli occhi chiusi? Non aveva tempo per approfondire. Sentì il proprio corpo raggiungere l’immagine indipendente.
Poi uomo e donna giunsero al culmine più o meno insieme, senza toccare l’altro né toccarsi” (p. 46).
DeLillo, scrittore cerebrale, riesce a plasmare una scena di erotismo nella quale è solo la mente a trovare godimento. La scena erotica perfetta per la nostra società gelida, anaffettiva, profilattica. Eric Packer è incapace di provare empatia ed esprime i suoi sentimenti verso il prossimo con una terminologia cruda (esemplari i dialoghi con la moglie, la poetessa miliardaria Elise Shifrin,disseminati di richieste esplicite di sesso).
Cosmopolis è una rappresentazione della crisi del capitalismo: il mondo della finanza è in perpetua oscillazione, il regno dei numeri non accetta esitazioni, il sentimento costituisce semplicemente una variabile negativa.
Il viaggio di Packer è soprattutto erotico: è una linea che deve raggiungere un punto finale, perturbata da elementi esterni. Una linea in tensione. In attesa dell’orgasmo. Ma la linea è negata dalla realtà non lineare. È la prostata asimmetrica di Packer la chiave di lettura di quest’opera profetica sui limiti del sistema capitalistico.
Gli organi sessuali di Packer rappresentano l’implosione del sistema:
“- Sono tormentato dall’idea che i miei organi sessuali stiano rientrando dentro il corpo.
- Ma non è vero.
- Che stiano sparendo dentro l’addome.
- Ma non è vero.
- Vero o no, so che sta succedendo.
- Fammi vedere.
- Non devo guardare. Ci sono credenze popolari. Ci sono epidemie. Migliaia di uomini in preda a paura e dolore(p. 165).
Questa implosione trova espressione nella paura e nel dolore che dilagano nella realtà. Il sistema, in sé, è violento. Ci sono due pagine di Slavoj Žižek, in La violenza invisibile, che possono fungere da guida alla lettura del libro di DeLillo:
“Marx descriveva la folle circolazione del capitale, una circolazione che si autoalimenta e il cui percorso solipsistico di partenogenesi raggiunge il proprio apogeo nelle odierne speculazioni metariflessive sui futures. È troppo semplicistico sostenere che lo spettro di questo mostro che si autogenera e prosegue per la sua strada indifferente a qualsiasi problema umano o ambientale sia un’astrazione ideologica, e che dietro a questa astrazione ci siano persone reali ed entità naturali sulle cui capacità produttive e risorse si basa la circolazione del capitale e di cui esso si ciba come un gigantesco parassita. Il problema è che questa 'astrazione' non sta solo nell’errata percezione della realtà sociale che hanno i nostri speculatori finanziari, ma è 'reale' proprio nel senso che determina la struttura dei processi sociali concreti: il destino di interi strati della popolazione, e a volte di intere nazioni, può essere deciso dalla danza speculativa e 'solipsistica' del capitale, che persegue il suo obbiettivo di redditività infischiandosene beatamente di come il suo movimento inciderà sulla realtà sociale. Perciò l’idea di Marx non è tanto quella di ridurre questa seconda dimensione alla prima, ovvero di dimostrare che la folle danza teologica dei beni economici deriva da antagonismi nella 'vita reale'. La sua idea è invece che non è possibile comprendere completamente la prima dimensione (la realtà sociale della produzione materiale e dell’interazione sociale) senza la seconda: è la danza metafisica del capitale che si autosostiene a condurre lo spettacolo, a fornire la chiave per comprendere gli sviluppi e le catastrofi della vita reale. In essa risiede la fondamentale violenza sistemica del capitalismo, molto più inquietante rispetto a ogni violenza socio-ideologica precapitalistica: questa violenza non si può più attribuire a individui specifici e alle loro intenzioni 'malvagie', ma è puramente 'oggettiva', sistemica, anonima. Qui ci imbattiamo nella distinzione lacaniana tra la realtà e la Realtà: la 'realtà' è la realtà sociale delle persone reali coinvolte nelle interazioni e nei processi di produzione, mentre il Reale è l’inesorabile, 'astratta' logica spettrale del capitale che determina ciò che accade nella realtà sociale. È possibile sperimentare questo iato in modo palpabile quando si visita una nazione in cui la vita è in una situazione di caos evidente. Davanti ai nostri occhi il degrado dell’ambiente e l’infelicità umana si presentano in abbondanza. Eppure, i rapporti economici che leggiamo in seguito ci informano che la situazione economica di quel Paese è 'finanziariamente solida': la realtà non conta, ciò che conta è la situazione del capitale…” (pp. 18-9).
Oggi che, col declino economico dell’Occidente, realtà e Realtà sembrano coincidere, la prostata asimmetrica di Eric Packer può essere interpretata come allegoria del Capitale-mostro (del quale già si è parlato altrove: http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/251-amianto-una-storia-operaia-e-una-storia-mostruosa). La causa della crisi finanziaria di Packer, come sostiene l’antagonista Benno Levin nel dialogo finale, risiede nella sua incapacità di cogliere le anomalie, teso com’è alla ricerca della “bellezza dell’equilibrio”:
“- Ecco dov’era la risposta, nel tuo corpo, nella tua prostata” (p. 172).
È questo il punto finale. Tutto ruota sempre intorno al corpo, al mostro.
Sia detto en passant, ci è arrivato anche Walter Siti: Resistere non serve a niente, il romanzo italiano sulla crisi finanziaria, incentrato com’è sul ventre – inevitabili le convergenze semantiche con la prostata – pur giungendo in ritardo di nove anni rispetto a Cosmopolis, ne corrobora le tesi. E Siti di mercificazione del corpo ne scrive da anni.

 

Nb. Alcune immagini sono tratte dal film Cosmopolis di David Cronenberg (Canada/ Francia/ Italia/ Portogallo; 2012; Alfama Film/ Kinology/ Prospero Pictures Produzione; 01 Distribution).

 

Erotismo in letteratura
Don DeLillo
Cosmopolis (2003)
traduzione di Silvia Pareschi
Einaudi, Torino, 2006
pp. 180

 

Jean Baudrillard
Della seduzione (1979)
traduzione di Pina Lalli
SE, Milano, 1997
pp. 187

 

Annalisa Verza
Il dominio pornografico. Femminismo e liberalismo alla prova
Liguori, Napoli, 2006
pp. 240

 

Boris Vian
Scritti pornografici (1980)
traduzione di Elena Paul
:duepunti, Palermo, 2007
pp. 88

 

Georges Bataille
L’erotismo (1957)
a cura di Paolo Caruso
traduzione di Adriana dell’Orto
Mondadori, Milano, 1969
pp. 288

 

Erica Jong
Cosa vogliono le donne. Potere, sesso, pane, rose (1998)
traduzione di T. Arcelli Riva
Bompiani, Milano, 2001
pp. 250

 

Susan Sontag
Stili di volontà radicale (1969)
traduzione di Giuseppe Strazzeri
Mondadori, Milano, 1999
pp. 368

 

Slavoj Žižek
La violenza invisibile
traduzione di Carlo Capararo e Andrea Zucchetti
Rizzoli, Milano, 2007
pp. 237

 

Walter Siti
Resistere non serve a niente
Rizzoli, Milano, 2012
pp. 321

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