“Il risultato fu penoso: silenzio, imbarazzo, stupore. Si sentì volare la parola canovaccio; qualcuno chiese se si trattasse di una tragedia o di una commedia. Quasi tutti furono d'accordo nel giudicare il testo irrappresentabile. Fu così che Čechov − lo sguardo basso, le mani in tasca, a piccoli passi lentissimi − se la filò in albergo, sulla Tverskaia, senza farsi notare”

Cesare Garboli su "Le tre sorelle"

Mercoledì, 06 Settembre 2017 00:00

Una bellezza crudele

Scritto da 

Biancaneve, la vera storia è un esempio di come una fiaba teatrale possa raccontare il rapporto che c'è tra il teatro e la vita. È uno spettacolo destinato ai bambini che si propone dichiaratamente di metterli di fronte alla realtà, senza mentire loro e senza edulcorare il vero (crudele) della storia.

Ragionarne e discuterne a freddo il giorno dopo ci porta a interrogarci anche sulle modalità della fruizione: da una parte c'è tutta la carica emozionale con la quale siamo usciti dalla visione dello spettacolo, dall'altra c'è una percezione più ragionata, costruita nel tempo dell'incontro il giorno dopo e che ci porta a riconsiderare ciò che abbiamo visto in maniera più critica e analitica, soffermandoci sui dettagli della messinscena, sui personaggi e sui significati: il drappo rosso dell'abito matrigno, che copre la tavola quando è posizionata in orizzontale; l'assenza del maschile (escluso il nano-narratore); il velo dal quale esce Biancaneve, in fuga da casa e in cerca di libertà e indipendenza; la tavola che si trasforma in passerella modaiola, l'importanza delle luci, la continua ricerca estetica dell'immagine che stabilisca una relazione con il pubblico. A conti fatti resta però preponderante – anche dopo aver confrontato i nostri punti di vista e aver discusso di quello che ci è piaciuto o meno – il valore che attribuiamo a ciò che riesce ad emozionarci.
Biancaneve, la vera storia offre molti spunti di riflessione dai quali partire, primo fra tutti quello dei sentimenti che racconta: l'amore e l'odio che possono contraddistinguere il rapporto tra madre e figlia; l'accentuato confronto estetico, continuo nell'epoca dei selfie; il conflitto generazionale ma anche la relazione giocosa che si instaura, durante e nel finale, tra Biancaneve e il nano narrattore che è in scena.
In particolar modo, l'invidia e la gelosia che la madre prova per Biancaneve ci appaiono come uno specchio dei tempi nella misura in cui il rapporto tra le due donne – pur essendo madre e figlia – è all'insegna della competizione e la bellezza diventa il motivo di una rivalità, oltre che un modello, uno status da inseguire a tutti i costi. Questo ci porta a interrogarci sul valore (e il disvalore) rappresentato dalla bellezza nella nostra società e a chiederci cosa sia davvero “il bello”, se possa esistere in maniera oggettiva o se non sia piuttosto qualcosa di relativizzabile nel più ampio concetto di armonia estetica.
È comunque una bellezza della quale la madre di Biancaneve ci appare vittima, così come riusciamo a immaginarla anche come la vittima di un amore infelice che possa averla incattivita; ed è una cattiveria che riscontriamo anche in Biancaneve stessa, nel suo mostrarsi trionfante davanti al corpo della madre morente nel finale − Biancaneve si erge, infatti, lì dov'è il cadavere e lo fa accarezzandosi il ventre, come se si proiettasse ella stessa a essere un giorno madre: forse anch'ella cattiva.
La violenza e la crudeltà che sono presenti in questa fiaba così come l'abbiamo vista sono mediate dall'estetica della rappresentazione: alla stregua di quanto avviene nei cartoni animati, “lo zucchero” che addolcisce i contenuti è nel disegno; in questo caso è la forma dello spettacolo ad addolcirne la visione e a conservare la magia della vicenda fiabesca (che ha forse una radice reale, teutonica, settecentesca) che conserva il suo grumo cruento.
Una storia in cui i ricami estetici fungono talora come “fiocchi ornamentali”, ma che viene percepita complessivamente nella sua bellezza, il cui finale è quello che resta impresso. Ed è riflettendo proprio sul finale che Pio − il più giovane tra noi − rimarca quanto abbia imparato più da questa versione che dal film disneyniano visto a scuola: c'è una cattiveria con cui fare i conti e di cui − a teatro, in platea − si è reso maggiormente consapevole.




Pio Losito
Maria Pilato
Nadia Troia
Angela Zicolella




Festival Internazionale Castel dei Mondi
Biancaneve, la vera storia
scene, luci, testo e regia Michelangelo Campanale
con Catia Caramia, Maria Pascale, Luigi Tagliente
costumi Maria Pascale
assistente alla regia Serena Tondo
assistente di produzione Sandra Novellino
tecnici di scena Walter Mirabile, Carlo Quartararo
foto di scena Tea Primiterra
produzione Teatro CREST
paese Italia
lingua italiano
durata 1h
Andria (BAT), Palazzo Ducale, 4 settembre 2017
in scena 4 settembre 2017 (data unica)

Lascia un commento

Sostieni


Facebook