“La vita costringe l’uomo a molte azioni spontanee”

Stanisław Jerzy Lec

Mercoledì, 03 Aprile 2013 18:14

Modigliani e quegli artisti maledetti

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“Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni”.
Parole di Amedeo Modigliani, genio di pittura e scultura, artista moderno e originale, uomo ribelle e travolgente. Creatore di un’arte unica, una firma indelebile, uno stile distinto e riconducibile ma non per questo meno geniale. Riottoso, polemico, difficile, ha attraversato due secoli, li ha lambiti, appena sfiorati, prima di finire troppo presto. Così da entrare nel mito della pittura, così da divenire icona della scultura, lasciando quel senso di indefinito, per quello che avrebbe ancora potuto e che la vita turbolenta non gli ha concesso.

La "Milano Reale" che continua ad omaggiare i grandi creatori del secolo passato, mostra le sue creazioni e quelle degli artisti contemporanei che subirono consapevoli le sue influenze, si abbeverarono entusiasti alle sue donne, ai suoi colli, ai suoi volti.
Artisti maledetti e maledettamente artisti.
Centoventi opere che provengono dalla collezione del grande mecenate ebreo Netter ricostruiscono la storia dei pittori che vissero gli inizi del ‘900 a Montparnasse. Soutine, ma anche Utrillo, Suzanne Valadon, Kisling… vissero e crearono grazie alla protezione del collezionista francese, discreto, sobrio ma acuto esploratore di talenti. Così la babele artistica si trasformò in arte senza nazione, senza etichetta, senza origine, che solo Parigi conservandone emozione e fascino, avrebbe potuto fare sua.
E sono tutti ebrei, disperati, follemente artisti, avvolti e accolti dalla città francese che rappresentava l’unico topos di salvezza del loro sogno.

Una pura follia che Soutine rappresenta magistralmente ne La pazza. Una tonalità calda, una donna dalle mani grosse arrotolate, inerpicate, inquietante osserva incredula ed ironica, scruta, sfida. E poi la violenza d’espressione de Il Bue, che guarda a Rembrandt e agli spaccati carracceschi si insinua per infrangere, distruggere, devastare.
E lì a Parigi Soutine e Modigliani divennero amici e fu proprio Modigliani ad inserirlo nella cerchia di Netter. Lo raffigurò nel Ritratto di Soutine, liberandolo dalla rozzezza, ripulendolo dal lordume della quotidianità, restituendogli dignità e semplicità, nel suo distacco dal mondo reale.
Perché Modigliani fu il più grande di tutti. Nei ritratti di donne, di amanti o di bambine. Di figure femminili odiate e sofferte. Elvira col colletto bianco, Bambina in abito azzurro e, su tutti, Fanciulla in abito giallo, dove il suo talento fu supremo. Le tonalità calde che mostrano una speciosa serenità, ma che nel cromatismo globale apparentemente uniforme evidenziano sfumature eccelse; quelle mani conserte, quello sguardo profondo che supera il momento dell’impressione e va dritto nell’espressionismo pittorico, introspezione psicologica di un mondo interiore che si materializza ma che riesce a guardare ai modi e alle tonalità della pittura senese di sette secoli prima. Un vero miracolo rappresentativo, in cui lui solo, genius, si immerge imponendoci di seguirlo. Ed ancora una volta l’immersione in un’ epoca, in una cultura, in un momento storico dell’arte ci emoziona.
Con Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti La collezione Netter è come se i nostri sensi rivivessero quelle strade parigine, quei marciapiedi colmi di colori e pittori schiavi di Venere e di Bacco; quel risveglio e quel tormento che inondarono culturalmente la capitale francese agli inizi del ‘900. È come se i nostri sensi ci dessero la voglia di chiudere gli occhi e immaginare; ci imponessero come unico dovere di non smettere di sognare. Perché forse l’arte, la pittura, la scultura, travolti dal clamoroso talento di Modigliani, restano ancora oggi la via migliore per salvare i nostri sogni.

 

Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter
Palazzo Reale
Milano, dal 21 febbraio all’8 settembre 2013

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