”Restava da chiedersi se davvero le pietre avrebbero resistito, con tutta quell'acqua che scendeva e scendeva in quel quarto giorno esattamente com'era scesa nei tre giorni precedenti e insomma non sembrava proprio che la città avesse intenzione di reagire, soltanto e semplicemente si limitava ad assorbire l'acqua fin quando avesse potuto ma il problema in effetti è proprio questo: fino a che punto si può assorbire l'acqua? Qual è in realtà il nostro limite? In ogni caso accadeva, come se questo problema fosse ancora indistinto e confuso e certamente lontano, perché la rassegnazione si era trasformata in indifferenza“

Nicola Pugliese

Lunedì, 24 Luglio 2017 00:00

Fondamenti del Teatro: Brook e un ricordo di Grotowski

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Grotowski era...
È una frase impossibile da terminare.

C'era l'uomo Grotowski, un amico con il suo senso dello humour, la sua mente incisiva, la sua conoscenza, la sua profondità, la sua discrezione, le sue abilità, il suo calore. Questo essere così caramente amato era, e adesso non è più. Ma il Grotowski che interessava a Grotowski, il solo Grotowski che può essere vicino a noi, è il Grotowski alla ricerca del presente nel presente.
Quel Grotowski non dava nessuna importanza agli elogi, non dedicava alcun istante del suo tempo alle celebrazioni legate ai suoi lavori del passato. In ogni fase della sua esistenza, quando raggiungeva un obiettivo, girava pagina passando alla seguente. Sapeva che le teorie sono effimere, si consumano, che le parole muoiono, che qualsiasi imitazione è soltanto un tentativo di richiamarsi a quanto in un certo momento è colmo di vita e che adesso è soltanto vuoto. Soffriva molto nel vedere chi tentava di imitarlo utilizzando il suo nome. Questi incoscienti, ladri di cadaveri che mummificano le sue vibranti esperienze.
Grotowski fin dall'inizio ha riconosciuto la doppia natura delle forme. Esse dissimulano ma proteggono anche la vita che le abita. È per questo che ha costruito delle barriere, per nascondere e preservare il lavoro che intraprendeva con i suoi compagni nel loro spazio privato, ben protetto. Nel momento in cui eliminò gli spettatori dal suo teatro e rifiutò che si potessero mettere per iscritto descrizioni e valutazioni dei suoi esperimenti, intendeva impedire che semplici descrizioni potessero prendere il posto della luminosa vita delle azioni.
Ma Grotowski, grande lettore della cultura enciclopedica, sapeva quanto sia essenziale per gli esseri umani che la conoscenza sia trasmessa, che la catena di trasmissione esista. La sua ricerca non rispondeva soltanto a un bisogno personale di forzare la crosta terrestre per rivelarne il cuore sotterrato nelle sue profondità. Essa rispondeva anche, nella predilizione per il teatro, al bisogno di guidare gli altri, aiutarli a scoprire con esattezza, nei dettagli e a più riprese, le leggi, le pratiche che rendono possibile un profondo scavo interiore. Così Grotowski ha potuto sviluppare un artigianato che può essere trasmesso direttamente, da persona a persona, un artigianato che studia la relazione tra impulso e azione e che rende possibile la loro unione. E ha vegliato prudentemente affinché le sue ricerche fossero indipendenti da lui stesso, perché un giorno potessero continuare senza di lui.


Per molto tempo, fino alla sua tragica morte precoce, Ryszard Cieślak ha recitato il ruolo dell'allievo divenuto maestro che incarnava tutto il suo lavoro. Ne sono seguiti anche altri, con maggiore o minore talento. Ma l'ultima e forse unica espressione completa di Grotowski era incarnata da Grotowski stesso.
Negli ultimi anni erano rare le persone che, avendolo visto in pubblico, potessero soltanto immaginare la gravità del suo stato di salute. In pubblico la sua energia e la sua vitalità sembravano inesauribili. La recitazione dell'attore nel suo significato più puro. Non si trattava di una coraggiosa imitazione di chi è in salute. Si trattava di una risurrezione. In quell'istante era completamente se stesso. E soltanto lui sapeva fino a che punto la sua preparazione fosse stata impietosa, delle giornate di riposo e di silenzio che erano servite per raccogliere la sua energia e del prezzo che avrebbe pagato nelle giornate di prostrazione che seguivano.
Già da molto tempo aveva visto avvicinarsi la fine. Ed era determinato a vivere il passaggio, qualunque fosse stato il livello raggiunto dall'orrore della sofferenza, secondo dopo secondo, fino all'ultimo. Oggi la forma è sparita. Cosa rimane?
La visione di un eroe, un martire di se stesso, che si inserisce perfettamente nella tradizione polacca. Ma i martiri sono rari. Nel corso della storia gli eroi ci mostrano quanto è possibile per uno è molto improbabile per gli altri. Sarà sempre difficile, quindi, resistere alla tentazione di diventare come Grotowski nel chiuso della propria stanza.


Ma per chi desidera vedere nel teatro un veicolo o, come a volte Grotowski ha detto, un secchiello legato a una corda grazie al quale è possibile issare se stessi a un livello più elevato, a questi egli ha lasciato la sua opera. Essa permette di avvicinare l'atto della recitazione, l'atto di recitare insieme come artigianato. Lo strumento, il corpo, non deve essere preso come un dato di fatto. È complesso, sconosciuto e i suoi meccanismi non si scoprono per caso. Ci sono delle tecniche e tutto il lavoro di Grotowski è consistito nel mostrare che una tecnica è qualcosa di profondamente differente da ciò che la parola lascia intendere.
Grotowski mostra il cammino a chi desidera con passione saperne di più. Non possiamo copiarlo. Deve essere riscoperto, con il suo aiuto segreto.





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Fondamenti del Teatro

Peter Brook
Insieme a Grotowski
prefazione Georges Banu
traduzione Antonella Bonanno, Morgane Corre
Palermo, rueBallu, 2011
pp. 143; pp. 77-80



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