"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Venerdì, 09 Giugno 2017 00:00

Delle radici, la fragilità dei sentimenti

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Gaston. Forse si è sempre proceduto per una determinazione degli enigmi. Ciò ha portato a una confezione di cose, sì, le quali sono lontane: come il pittore che, per bellezza, rappresenta; e non come la notte che, per svelare, copre. Chissà se questo è il momento adatto per discutere di natura. Siamo nel 2017, al quinto piano di un palazzo di periferia.

L'esistenza è sempre la nostra vicina di casa: quella vicina di casa che, nuda, anzi in gonna (comunque sempre nuda), avvertiamo come minaccia alla nostra sensualità, avvertiamo come presenza di noi (se c'è lei, ci siamo noi), e che tuttavia non si fa mai vedere; facendosi desiderare, con delle domande. Il ritorno a un'osservazione per allegorie mi pare più adeguato. Più desideroso. Un po' come i bambini, che spiegano tutto con il pensiero dei bambini. Quale comportamento avrebbe un adulto che spiega tutto con il pensiero dei bambini? Per esempio, a una mostra di pittura, in cui è inventata una celebrazione, che celebra un valore inventato, in cui è inventata una celebrazione, egli distruggerebbe l'atmosfera (che la notte svelerebbe). Perché quando il pensiero trasforma le cose, che sono enigmi, in altri enigmi (inviolati), la "struttura" non è più reale. E il mondo crolla. “Il bambino vede il Mondo Illustrato, il Mondo con i suoi colori primari più veri”, nota numero uno.
Masanobu. Ho passato due giorni con un gruppo di anarchici vegetariani, prima di scrivere. Da loro ho tenuto una lezione sull'esperienza estetica, seduto accanto un ulivo. Il tempo permette la lentezza. Se non ci fosse la lentezza, chi vive il tempo sarebbe una veloce decomposizione? Da umido a secco! Da pelle a polvere! Invece nel mondo le cose appaiono, e appaiono distorte. La luna è grande, ma è piccola; la luna è nel pozzo, e vorrei raccoglierla con il secchio. Dici, dici che le cose sono, sono comprese come appaiono. Infatti, durante una passeggiata per le campagne di Caltagirone, prima di raggiungere il letto di un fiume prosciugato del pleistocene, su cui oggi fiorisce il timo selvatico, dei bambini chiedevano perché il loro amico randagio facesse la pipì a tratti. Per farla durare di più, spiegarono loro. E non ebbi il coraggio di inquinarli con la mia posizione, che nulla ha di poetico; prosciugandomi e fiorendo timo selvatico anch'io. “Nell'educare i bambini, molti genitori fanno lo stesso errore che feci io nel frutteto all'inizio. Per esempio, insegnare la musica ai bambini è inutile come potare le piante da frutta”, nota numero due.
Gustav. A un contadino di Cattolica Eraclea ho chiesto quale sia lo stato di salute dell'agricoltura. Mi ha risposto che lavora la terra da quando era bambino. E a quei tempi c'era la mula, non il trattore. Dunque, se l'aratro incontrava le radici degli alberi, la mula si arrestava. E le radici continuavano a vivere. Oggi, arando con il trattore, le radici vengono recise; e la raccolta non è più abbondante come in passato. Ci siamo fatti compagnia, al crepuscolo, bevendo un bicchiere di Zibibbo. Similmente ai bambini bisognerebbe inventare; e traendo spunto dalle parole delle piante, cioè dai loro profumi, comprendere le differenze. Le piante nascondono qualcosa, nelle radici; che rimangono sottoterra per stagioni. “Pensiamo inoltre agli odori. Andrà forse perduto l'odore dei fiori che non penetri casualmente nel nostro naso?”, nota numero tre.
Friedrich. La solitudine crea un teatro, in cui personaggi immaginari recitano i sentimenti di chi sta sognando. Somiglia a una gonna, somiglia, somiglia a un sipario; somiglia e basta. Cosa c'è di vero? Per sapere cosa c'è di vero dovremmo attraversare il palco. Attraversandolo, abbozzare intuizioni sul taccuino. Doppia negazione: se non ci fosse la noia non ammazzeremmo il tempo. Il problema è il tempo. Difatti, dal problema di una dilatazione di tempo viene il cosmo; e pare che lì tutto sia unito, separato, unito e separato nella giusta dose, pronto a spingersi verso l'infinito, pronto a cadere nell'abisso. Ancora manca il perché. E questo non lo risolve chi non può risolverlo; nuovamente in una doppia negazione, con il tempo, con la noia e la confusione di entrambi. “I misteri sono stati perciò rappresentati come un'istituzione volta a portare coloro che vi prendono parte, attraverso la purificazione dell'anima”, nota numero quattro.
Empedocle. Il Santuario Rupestre di Demetra fu scoperto nel 1926. Ancora oggi, tra settembre e ottobre, ascoltiamo i canti delle estasi del rito. (Spesso, dove c'è aria, c'è pensiero). Ho trapiantato una Crassula, durante la luna crescente; le piante grasse indicano un sentimento costante. E Demetra è una donna in costante ricerca della sua bambina; è importante rispetto a ciò che abbiamo annotato sul taccuino all'inizio. Il sentimento forma e il tempo passa; tutto si decompone, da un punto a un altro. Le radici sono mosse a unione da Amore e mosse a divisione da Odio. Nello Sfero ogni cosa è bella (davvero), e non c'è lamento. Strana vicenda l'ultimo frammento: "Baubò". Il nome della mia finta vicina di casa, al quinto piano di un palazzo di periferia: la ricetta indica acqua, orzo e menta; e una gonna. In fondo, amare significa star bene in silenzio. Ma l'amore è disordinato. “E con il bisso si mescola la bacca del sambuco grigioazzurro”, nota numero cinque.

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